Economia
L’Italia torna protagonista nelle conserve di pomodoro: produzione in crescita e leadership nell’export
Sul fronte dei prezzi, il 2025 ha segnato un rafforzamento dei corrispettivi riconosciuti agli agricoltori. Il mercato del pomodoro da industria, regolato da accordi interprofessionali, ha registrato aumenti per il pomodoro tondo e soprattutto per il pomodoro allungato
04 aprile 2026 | 10:00 | C. S.
Nel 2025 l’Italia rafforza il proprio ruolo nel comparto delle conserve di pomodoro, tornando al secondo posto nella graduatoria mondiale del pomodoro da industria e confermandosi primo esportatore globale di trasformati. Un risultato che arriva in un contesto internazionale più debole, segnato da un netto calo dell’offerta mondiale, ma anche al termine di una campagna agricola non priva di criticità, soprattutto sul fronte climatico e idrico.
Secondo le stime del World Processed Tomato Council (WPTC), la produzione mondiale di pomodoro da industria nel 2025 si attesterà intorno ai 40,4 milioni di tonnellate, in flessione del 12% rispetto alla campagna precedente. A pesare in modo determinante è il crollo della produzione cinese, scesa del 53%. In questo scenario, l’Italia si muove in controtendenza e supera i 5,8 milioni di tonnellate, con un incremento dell’11% rispetto al 2024 e dell’8% rispetto alla media delle ultime tre campagne.
Il dato consente al nostro Paese di risalire al secondo posto mondiale, dietro soltanto agli Stati Uniti e davanti a Cina e Spagna, mentre la Turchia si colloca al quinto posto. Insieme a California e Cina, l’Italia si conferma una delle aree centrali della filiera globale del pomodoro trasformato.
Più superfici, ma rese in calo
La crescita della produzione italiana non è stata trainata da un miglioramento delle rese, bensì dall’aumento delle superfici coltivate. Nel 2025 gli ettari investiti hanno raggiunto quota 78.700, in aumento del 3,7% rispetto al 2024 e del 13% rispetto alla media del triennio precedente. A fronte di questa espansione, però, la resa media nazionale si è fermata a 74,2 tonnellate per ettaro, uno dei livelli più bassi dell’ultimo decennio.
A incidere sono stati soprattutto due fattori: da un lato la crisi idrica nel Mezzogiorno, dall’altro le anomalie climatiche nel Nord Italia, che hanno condizionato l’intera campagna.
Nel bacino del Nord, dove la domanda dell’industria conserviera ha spinto gli investimenti, le superfici sono salite a 45.030 ettari, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. La produzione raccolta e trasformata ha raggiunto 3,12 milioni di tonnellate, in crescita del 30% sul 2024 e del 16% rispetto alla media del triennio 2022-2024.
Le rese, tuttavia, si sono mantenute sotto i valori storici. La media si è attestata a 69,3 tonnellate per ettaro, meglio del dato del 2024 ma ancora inferiore alla media dell’ultimo decennio. A penalizzare il raccolto sono state prima le temperature elevate tra giugno e inizio luglio, che hanno provocato la cascola dei fiori, e poi le piogge intense, che hanno ridotto ulteriormente la produttività. Nonostante ciò, la qualità del prodotto è stata giudicata buona, con un grado Brix elevato, particolarmente apprezzato dall’industria di trasformazione.
Nel Centro-Sud, invece, la campagna ha risentito soprattutto della carenza d’acqua. Gli ettari coltivati si sono attestati a 33.665, in lieve calo rispetto al 2024 ma comunque superiori del 10% alla media dell’ultimo triennio. La produzione raccolta e conferita all’industria è stata pari a 2,72 milioni di tonnellate, in diminuzione del 5% su base annua.
Anche in quest’area la resa media è risultata in flessione, fermandosi a 80,7 tonnellate per ettaro, circa il 4% in meno rispetto al 2024. La situazione più critica si è registrata nel bacino di Foggia, dove la scarsità di risorse idriche ha inciso in modo diretto sui volumi produttivi. Anche qui, però, la qualità finale del prodotto si è mantenuta su buoni livelli.
Prezzi in aumento per la materia prima
Sul fronte dei prezzi, il 2025 ha segnato un rafforzamento dei corrispettivi riconosciuti agli agricoltori. Il mercato del pomodoro da industria, regolato da accordi interprofessionali, ha registrato aumenti per il pomodoro tondo (+3%) e soprattutto per il pomodoro allungato (+22%) rispetto al 2024. Stabile, invece, il prezzo del pomodorino da conserva.
Nel confronto con la media dell’ultimo triennio, tutte le principali tipologie mostrano comunque una crescita. Un andamento favorito anche dalla buona qualità della materia prima, che ha consentito ai produttori di collocarsi su livelli di prezzo mediamente sostenuti.
Italia prima al mondo nell’export
Se la campagna agricola ha mostrato luci e ombre, il vero punto di forza del comparto continua a essere il commercio estero. Anche nella stagione 2024/25, secondo i dati dell’International Trade Center (ITC), l’Italia si conferma primo esportatore mondiale di conserve di pomodoro, davanti a Cina, Spagna e Stati Uniti.
Il comparto continua così a rappresentare uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale, nonché il segmento ortofrutticolo con il miglior saldo della bilancia commerciale italiana. Tra settembre 2024 e agosto 2025, il saldo ha superato i 2,5 miliardi di euro, grazie a esportazioni pari a circa 4,7 milioni di tonnellate espresse in peso equivalente di pomodoro fresco e a un valore complessivo superiore ai 2,8 miliardi di euro.
Numeri che confermano la centralità dell’industria conserviera italiana sui mercati internazionali e la capacità del sistema produttivo nazionale di mantenere quote rilevanti anche in un contesto competitivo sempre più complesso.
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