Economia
Il prezzo dell’olio di oliva al 31 marzo: le strane operazioni che fanno scendere la quotazione dell’extravergine italiano
Il differenziale di prezzo tra vergine ed extravergine di oliva italiano è quasi annullato, mentre continuano le vendite di cisterne sospette, a meno di 6 euro/kg. Intanto la quotazione di extravergine spagnolo si stabilizza e in netta ripresa risulta quella di lampante. E’ l’anno delle frodi?
31 marzo 2026 | 15:20 | T N
Nel silenzio generale si sta consumando una delle annate più strane di sempre sul fronte prezzi nel mercato degli oli di oliva.
Le disponibilità di extravergine sono ai minimi storici eppure i prezzi scendono.
Per la legge della domanda e dell’offerta le quotazioni dovrebbero rimanere stabili o essere in ascesa, invece sono stabili o in diminuzione.
La quotazione media dell’olio extravergine di oliva italiano, in una sola settimana, seconda la Camera di Commercio di Bari ha perso circa 50 centesimi, essendosi posizionata nella forbice 6,4-7 euro/kg. Da notare, in particolare, che il prezzo dell’olio vergine di oliva, 6,4 euro/kg, coincide col prezzo minimo dell’extravergine. Un unicum nel mercato italiano.

Cosa è successo? Semplicemente sono stati registrati diversi contratti per la vendita di olio extravergine di oliva italiano sotto i 6 euro/kg, fatto che ha portato all’abbassamento delle quotazioni. Guarda caso molti di questi contratti proprio in coincidenza del massimo flusso di olio tunisino sul suolo italiano, sia direttamente sia, soprattutto, attraverso triangolazioni con la Spagna.
Al momento risultano stabili le quotazioni dell’olio extravergine di oliva Dop/Igp a 7,7 euro/kg e anche biologico a 8 euro/kg, ma è possibile una loro discesa.
Nel frattempo in Spagna le raffinerie stanno lavorando a pieno regime e la prova è l’aumento del prezzo dell’olio lampante di oliva a 3,2 euro/kg, dopo essere sceso vicino alla soglia dei 3 euro/kg. Molto dell’olio lampante che entra in raffineria esce come olio raffinato, per divenire poi olio lampante. Una quota, però, viene solo deodorato per entrare nelle miscele con extravergine.
E’ anche questa la ragione per cui il prezzo dell’olio extravergine di oliva in Spagna (pochissimo quello vero e con prezzi spesso vicini ai 5 euro/kg) resta basso a 4,22 euro/kg secondo Poolred al 31 marzo. Appena viene accennato un rialzo, ecco comparire un po’ di deodorato che aiuta a calmierare i prezzi.

E’ così che il differenziale dei prezzi tra le varie categorie commerciali si stabilizza intorno ai 50 centesimi. Extravergine 4,22 euro/kg, vergine 3,7 euro/kg e lampante 3,2 euro/kg. Non dovrebbe essere così visto che le percentuali di produzione tra extravergine, vergine e lampante in Spagna sono tutt’altro che equilibrate. Ma, come sanno tutti gli operatori ormai, vengono equilibrate grazie alle raffinerie.
Scagli la prima pietra chi è senza peccato. Il mercato è impazzito perché le connivenze sono ovunque. In Spagna le cooperative, tra remolido e vergine miscelato con extravergine, sono il primo anello della catena. Poi le raffinerie, in complicità con gli imbottigliatori, per il deodorato. Poi i mediatori, in complicità con gli imbottigliatori, per le triangolazioni dell’olio dalla Tunisia.
Anche in Italia, purtroppo, se le aziende di trasformazione fossero specchiate e oneste, non esisterebbe per gli imbottigliatori la possibilità di fare trucchi sull’origine, al netto che ormai molti imbottigliatori si sono realizzati il proprio frantoio (perché far con altri quando si può far da sé?).
Tutti colpevoli, nessun colpevole. In realtà un colpevole più colpevole degli altri è la Grande Distribuzione, come tutti gli anelli finali della catena. I buyer della GDO, quando comprano oli a 4,3 euro/litro imbottigliati e franco arrivo, pensano davvero di star comprando extravergine? Fosse così dovrebbero essere licenziati tutti per inettitudine. Se non è così, vuol dire che sanno di essere complici di una frode. Spesso proprio il motore visto che innescano aste al ribasso per avere il volantino più conveniente.
Se è solo la convenienza, intesa come il prezzo più basso, a guidare il settore, facciamo a meno di classificazioni commerciali. Quello che esce dalle olive è olio e si può vendere. Almeno si eviterà l’ipocrisia di vedere a scaffale extravergine che non ne ha neanche la parvenza.
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