Economia
Il prezzo dell’olio di oliva al 10 febbraio: differenziale tra extravergine italiano e spagnolo sotto i 3 euro
Il balzo del prezzo dell’olio extravergine di oliva spagnolo a 4,4 euro/kg e la stabilità dell’extravergine italiano a 7,2 euro/kg fanno tornare il divario ai minimi da tre anni. Anche in Tunisia la quotazione all’ingrosso, controllata dallo Stato, è in forte crescita. Le tensioni sulla produzione infiammano i listini
10 febbraio 2026 | 16:00 | T N
Il ciclone Leonardo in Spagna e quello governativo in Tunisia stanno infiammando i listini dell’olio extravergine di oliva, mentre scendono o restano stabili i valori per olio vergine di oliva e lampante.
La Spagna sta facendo i conti col il ciclone Leonardo che ha colpito l’Andalusia quando la raccolta era al 60%, o poco più. Le aree più colpite sono quelle più vocate alla qualità come Cordoba e Siviglia dove la maggior parte del prodotto era già stato raccolto ma almeno un terzo era ancora sugli alberi. Probabilmente ancora più indietro tutta l’area di Jaen. Dalla metà all’80% di quanto rimasto sugli alberi è caduto a terra e si stima che solo il 30% sarà recuperabile tramite con raccolta da terra, per la produzione di lampante.
Nel complesso la Spagna produrrà circa 1,2 milioni di tonnellate, ovvero quasi 200 mila tonnellate in meno rispetto a quanto previsto all’inizio della campagna olearia.
Le difficoltà nella fase iniziale (tra difetto di secco e etil esteri molto alti) e il passaggio del ciclone Leonardo e del maltempo che ha imperversato già da dicembre, fanno ritenere che nemmeno la metà della produzione complessiva possa essere classificata come extravergine di oliva. Ragionevolmente si ritiene che solo 400 mila tonnellate siano l’extravergine di migliore qualità, con circa 200 mila tonnellate che possano ancora essere classificate come extravergine ma verranno declassate a vergine entro l’estate.
Una situazione produttiva che ha fatto schizzare di 20 centesimi il prezzo dell’olio extravergine di oliva in meno di una settimana, da 4,2 a 4,4 euro/kg secondo PoolRed al 10 febbraio. Una quotazione che si è alzata in presenza di forti scambi in volume, con l’industria olearia che sta facendo scorta di olio.

Non si prevedono viceversa problemi di approvvigionamento né per il vergine di oliva né, soprattutto per il lampante, da cui dinamiche di prezzo opposte per il lampante, sceso a 3,4 euro/kg perdendo il 2% in valore in una settimana, mentre il vergine è stabile a 3,8 euro/kg, un livello già raggiunto intorno al 20 gennaio.
In Italia gli scambi continuano a essere fermi, con poche cisterne commercializzate e la Camera di Commercio di Bari che continua a indicare valori di 6,8-7,4 euro/kg per l’extravergine convenzionale, 8 euro/kg per il biologico e 7,7 euro/kg per Dop e Igp.

Negli ultimi giorni nessuna variazione neanche sul versante di altri mercati con la Sicilia che mantiene prezzi molto elevati, sugli standard del centro nord Italia, mentre Calabria e Puglia continuano a quotare intorno a 7 euro/kg.
Questa situazione ha portato il differenziale di prezzo tra olio extravergine di oliva italiano e spagnolo ai minimi da 3 anni, ovvero 2,8 euro/kg dopo essere stato quasi il doppio per tutto il 2025. E’ opinione comune che un differenziale di questo tipo possa rivitalizzare le vendite a scaffale e, quindi, anche quelle all’ingrosso nel volgere di qualche settimana.
Mentre ci si attende un ulteriore innalzamento delle quotazioni dell’extravergine in Spagna nelle prossime settimane, è probabile che si inizi a intravedere anche qualche movimento sui listini italiani, con quotazioni che potrebbero salire verso gli 8 euro/kg.
Questo perché, nel frattempo, la stretta del governo tunisino sull’export sta dando i suoi frutti. Il prezzo all’ingrosso all’origine dell’olio extravergine tunisino è di circa 12 dinari al chilo (3,5 euro/kg) con una quotazione all’export che si avvicina a 4 euro/kg per l’olio in contingente a dazio zero, vendibile solo dall’ONH (Ufficio Nazionale dell’Olio tunisino) mentre per il biologico si parte da 4,5 euro/kg, per avvicinarsi ai 5 euro/kg. Oggi proprio l’olio tunisino è quello che, per residui di fitofarmaci, rispetta con maggiore tranquillità gli standard americani, venendo molto richiesto dal mercato.
Nel complesso è lecito attendersi una primavera con quotazioni in aumento su tutte le principali piazze olearie internazionali.
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