Economia

I costi di produzione del grano duro e del grano tenero

I costi di produzione del grano duro e del grano tenero

I fattori che determinano i costi di produzione di frumento duro e tenero, da concimi a fitosanitari, sementi, prodotti energetici e acqua, manodopera e costi fissi, sono stati analizzati da Ismea nel dettaglio per vari areali

02 ottobre 2025 | 13:00 | T N

I costi medi di produzione per la raccolta del frumento 2025 sono stati definiti da Ismea.

I dati, relativi al raccolto 2025 e accompagnati da un documento di approfondimento, dettagliano i costi medi di produzione per il grano duro e tenero, analizzati per cluster omogenei e rappresentativi delle aree più interessate dalla coltura. 

Relativamente al grano duro, i costi medi di produzione nell'Italia centro-settentrionale si attestano a circa 302 euro a tonnellata, mentre per l'Italia centro-meridionale e la Sicilia il costo medio risulta pari a 318 euro a tonnellata. 

Nell’ambito degli aiuti accoppiati previsti dal PSP 2023-2027, è previsto un pagamento a ettaro per la coltivazione del frumento duro in: Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. L'importo unitario per il 2024 è pari a 102,86 euro/ha. Relativamente al fondo grano duro, il massimale previsto per il 2025 è pari a 100 euro/ha.

L'incidenza maggiore sui costi di produzione del grano duro è dovuto ai costi fissi aziendali (20%), seguita dai costi per manodopera (17%) e dai concimi (16%).

Per il frumento tenero, invece, il costo medio è di poco superiore ai 230 euro a tonnellata.

Il fondo sovranità alimentare prevede un aiuto a ettaro per la coltivazione di frumento tenero da sementi certificate. L'importo unitario previsto è pari a 300 euro/ha; nel 2024 l’importo effettivo erogato, sulla base dei dati diffusi dall’Agea, è stato di 176,40 euro/ha.

L'incidenza maggiore sui costi di produzione del grano tenero è dovuto ai costi fissi aziendali (20%), seguita dai costi per lavorazioni conto terzi (19%) e dai concimi (13%).

Le tendenze sul grano duro

A fronte delle iniziali aspettative di crescita della produzione nazionale di frumento che hanno indotto anche l’IGC a indicare nelle sue stime una produzione di 4,2 milioni di tonnellate, i dati ISTAT, ancora provvisori, indicano una produzione di 3,8 milioni di tonnellate (+8,5% vs 2024), una superficie di 1,15 milioni di ettari e un incremento delle rese ad ettaro (3,3 t/ha, +11,4%, nella media dell’ultimo decennio).
Le rilevazioni ISMEA confermano tali tendenze, evidenziano incrementi delle rese ad ettaro più consistenti nei principali areali di produzione, in conseguenza di un decorso climatico che non ha determinato criticità come nel 2024, né in termini di eccessiva piovosità, né di persistenti condizioni di siccità.
In particolare, per la Sicilia e la Puglia sono stimate rese comprese, rispettivamente, tra 3,1 e 3,5 t/ha, dopo il crollo del 2024, per la Basilicata le rese dovrebbero raggiungere 4 t/ha, in forte crescita rispetto al 2024, mentre per le Marche le rese ad ettaro dovrebbero crescere in maniera meno evidente sino a 3,6 t/ha.
Il profilo qualitativo è ritenuto di buona qualità, sia in proteine per le quali in molti areali raggiungono anche il 14% s.s., sia in termini di peso ettolitrico che molto spesso oltrepassa 80 kg/hl.

Le tendenze sul frumento tenero

I dati ISTAT, ancora provvisori, indicano una contrazione annua delle superfici (498 mila di ettari,-4,3% vs 2024, dopo il -13% dell’annata precedente) mentre si rileva una lieve crescita dei raccolti di circa (2,6 milioni di tonnellate, +1% vs 2024), in ragione del buon risultato dei rendimenti ad ettaro (5,2 t/ha, +5,4%, nella media dell’ultimo decennio).
Le rilevazioni ISMEA sul territorio evidenziano una situazione in campo diversificata.
Le rese risultano in lieve calo in Emilia Romagna (5,5 t/ha nel 2025 vs 6,0 t/ha nel 2024) mentre aumenterebbero diffusamente in Lombardia (+25% a 6,5 t/ha), Veneto (+12% a 6,0 t/ha) e Piemonte (+20% a 6,5 t/ha). La contrazione produttiva in Emilia Romagna è da imputare alle piogge persistenti cominciate in fase di semina, proseguite anche nel corso dello sviluppo della coltura 

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