Economia
Le sfide per l'agroalimentare italiano tra dazi di Trump e l'accordo Mercosur
L'Europa è la prima potenza esportatrice mondiale, con un volume che per i prodotti agroalimentari nel 2024 supererà i 200 miliardi di euro. All’interno di questo scenario l'Italia si distingue con una crescita considerevole: 70 miliardi di export nel 2024
18 dicembre 2024 | 13:00 | C. S.
L’elezione di Trump come prossimo presidente degli Stati Uniti, con la paventata minaccia di introdurre nuovi dazi sulle importazioni di prodotti stranieri, e l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur(il Mercato Comune del Sud America) delineano nuovi scenari per il settore agroalimentare comunitario, sollevando non pochi timori anche fra gli operatori italiani.
Ne abbiamo parlato con Paolo De Castro, Presidente del Comitato Scientifico di Nomisma ed ex europarlamentare.
“Il tema dei dazi preoccupa tutta l’economia UE, non solo il comparto agroalimentare. Annunciato in campagna elettorale, dobbiamo necessariamente attendere l’insediamento di Trump, il prossimo gennaio, per vedere se e come verranno applicati. Oggi, intanto, lo spauracchio ha generato una accelerazione dell’import USA di alcuni prodotti agroalimentari: le imprese statunitensi stanno raccogliendo una scorta preventiva, temendo l’introduzione dei dazi e i rischi derivanti da un dollaro forte. Ma questa strategia, il prossimo anno, potrebbe ripercuotersi negativamente sul mercato, determinando una flessione delle importazioni se i magazzini dovessero essere pieni e i consumi in stallo”.
Oggi gli Stati Uniti hanno una bilancia commerciale enormemente in deficit con l'Europa, pari a circa 100 miliardi di euro, di cui oltre 20 miliardi per prodotti agroalimentari. Nel momento in cui si dovesse concretizzare l’introduzione di nuovi dazi da parte degli USA, per bilanciare gli scambi commerciali l’Europa potrebbe proporre di aumentare le importazioni di proteine vegetali o acquistare più gas e prodotti petroliferi. In sostanza, far crescere l’import dagli Stati Uniti di prodotti di cui siamo deficitari.
Nel frattempo, è bene ricordare che Trump, già nel precedente mandato, introdusse dazi pesanti sui prodotti europei sul primo esportatore, ad esempio la Francia per il vino, l’Italia per i formaggi e i liquori, e così via. Successivamente i dazi vennero eliminati da Biden, ma nel frattempo le ricadute su alcuni prodotti italiani furono enormi. Ad esempio, il settore dei formaggi subì un calo del 10% complessivo di esportazioni.
L'Europa è la prima potenza esportatrice mondiale, con un volume che per i prodotti agroalimentari nel 2024 supererà i 200 miliardi di euro. All’interno di questo scenario l'Italia si distingue con una crescita considerevole: 70 miliardi di export nel 2024, quando erano 63 miliardi nel 2023, considerando tutta la filiera.
L'accordo di libero scambio con il Mercosur, la minaccia e la prospettiva
Un altro fronte caldo di questo fine d’anno è rappresentato dalle negoziazioni sugli accordi di scambio con il Mercosur. “Se è fondamentale avere un mercato libero e aperto, la Comunità Europea deve assicurarsi che le regole applicate in altri Paesi siano analoghe a quelle osservate dai nostri produttori.Negli ultimi anni abbiamo aumentato significativamente gli obblighi per i nostri produttori, introducendo norme di standard di produzione e di qualità che dovrebbero essere fatte rispettare anche a chi vuole competere nel mercato europeo” – illustra De Castro.
Un esempio concreto: i produttori italiani di carne avicola sono tenuti a rispettare vincoli stringenti nell'uso di antibiotici negli allevamenti di polli e tacchini, ma questo li espone alla concorrenza di prodotti provenienti dall’Argentina e dal Brasile, dove non sono in vigore regole analoghe. Lo stesso vale per diversi prodotti ortofrutticoli, che approdano nel mercato europeo a prezzi inferiori perché non rispettano i nostri vincoli, ad esempio sui preparati fitosanitari, facendo concorrenza sleale ai nostri agricoltori.
“Nella negoziazione di questi accordi è auspicabile che la nuova Commissione faccia fronte comune e sia ferma nel far rispettare i nostri standard a tutela sia dei nostri produttori, sia dei consumatori” – commenta De Castro.
Prodotti a Indicazione Geografica, reciprocità e rispetto delle regole
Fra i temi interessati dagli accordi, merita un capitolo a parte quello sulle indicazioni geografiche. “Se carne avicola, ortofrutta, riso e zucchero colpiscono per i volumi, esistono tante altre filiere in cui la negoziazione dovrà andare nel dettaglio in modo da fornire la garanzia di avere un pacchetto di prodotti IG tutelati anche nei Paesi con cui l’UE definirà un’intesa”.
Ad esempio, oggi il Brasile è uno dei più grandi produttori di parmigiano fake che viene esportato in moltissimi Paesi, tra cui gli Stati Uniti, ma non sembra avere nessuna intenzione a rispettare le regole europee sulla tutela dei prodotti a indicazione geografica.
“Certamente non c’è alcuna volontà di limitare gli scambi e un accordo dovrà essere raggiunto anche con i Paesi latino-americani, ma è fondamentale che i nostri negoziatori riescano a mettere al centro il tema della reciprocità e del rispetto delle regole, a tutela delle nostre eccellenze. In sintesi, è indispensabile che i prodotti agroalimentari sudamericani, quando entrano in Europa, debbano avere gli stessi standard dei nostri, altrimenti è chiaro che costeranno molto meno. E potrebbero anche non tutelare adeguatamente i nostri consumatori” - osserva De Castro.
Sempre più protezionismo sui mercati agroalimentari internazionali
Lo sviluppo del settore sullo scacchiere internazionale non si esaurisce, però, con la posizione in divenire degli Stati Uniti e gli accordi di scambio con il Mercosur. Anche altri Paesi, infatti, adottano o stanno per adottare politiche che potrebbero avere ricadute dirette sui prodotti italiani. “Penso all'India, che ha introdotto una barriera sull'uso del caglio animale, vietando tutti i formaggi prodotti con questo enzima. E dato che i nostri formaggi sono fatti quasi tutti con il caglio animale, non possiamo più esportarli nel Paese. Poi c’è la Cina, che parla da tempo di introdurre ritorsioni per i dazi imposti dalla UE sulle importazioni di auto elettriche, che facilmente potrebbero ricadere sul comparto agroalimentare”
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