Economia

Dal 7 agosto scattano i dazi per il vino negli Usa: continuare a negoziare

Dal 7 agosto scattano i dazi per il vino negli Usa: continuare a negoziare

E' il Veneto, con circa 600 milioni di euro e una quota al 21% sul totale delle esportazioni di vino made in Italy, la regione che spedisce più vini negli Stati Uniti. Il danno stimato per l’intero comparto made in Italy è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi

02 agosto 2025 | 09:00 | C. S.

Saranno effettivi dal prossimo 7 agosto i dazi al 15% per i vini europei importati negli Usa. A stabilirlo, l’Executive Order Further Modifying the Reciprocal Tarriff Rates pubblicato dalla Casa Bianca, che non prevede un’esenzione sul vino. “Chiediamo al Governo italiano e, assieme al Ceev, alla Commissione Europea che il negoziato Ue-Usa sul vino prosegua nelle prossime settimane e che il nostro prodotto venga inserito nella lista dei prodotti agricoli europei a tariffa zero o a dazio ridotto – ha detto il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi -. In questi giorni hanno ufficialmente espresso questa stessa richiesta non solo la US Wine Trade Alliance ma anche la National Restaurant Association statunitense”.

Secondo un'analisi dell'Osservatorio del vino di Unione italiana vini (Uiv), è il Veneto, con circa 600 milioni di euro e una quota al 21% sul totale delle esportazioni di vino made in Italy, la regione che spedisce più vini negli Stati Uniti. Ma Pinot grigio delle Venezie, Prosecco e Amarone rappresentano solo una parte delle denominazioni regionali che si dovranno confrontare con l'incubo dei dazi. Con il Brunello di Montalcino, il Chianti e gli altri rossi a denominazione d’origine, la Toscana è l'altra grande regione esportatrice da sempre fortemente Usa-oriented, con una share statunitense rispetto all'export complessivo che arriva al 32%, pari a circa 380 milioni di euro. Significativa anche la quota del terzo protagonista del podio per valore, il Piemonte, che deve al mercato americano il 21% del suo fatturato estero, grazie ai rossi ma soprattutto al Moscato d'Asti, che con una concentrazione al 60% rispetto alle spedizioni globali fa degli Usa la vera casa dell'aromatico dolce piemontese. In termini di esposizione al mercato a stelle e strisce, è però il Trentino-Alto Adige quello con la quota maggiore fra le regioni top exporters: 36,2%, dovuta ovviamente al Pinot grigio, sia trentino che Delle Venezie. 

 “La storia del legame commerciale tra Italia e Stati Uniti è evoluta nel tempo attraverso i protagonisti del panorama enologico nazionale – ha proseguito Frescobaldi –. Dal Lambrusco, al Brunello di Montalcino, dal Verdicchio al Chianti, fino al Pinot grigio e al Prosecco, il vino italiano si è fatto strada grazie a tutti gli ambasciatori dell’eccellenza enoica regionale, rendendo gli Stati Uniti il primo cliente estero dell’intero vigneto Italia, con una quota di mercato media pari al 24%”. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv, con dazi al 15% anche sul vino il danno stimato per l’intero comparto made in Italy è di circa 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi. 

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