Economia

Cala il prezzo delle derrate alimentari a gennaio

Cala il prezzo delle derrate alimentari a gennaio

L'arretramento più consistente per gli oli vegetali e i lattiero caseari mentre stabili sono le quotazioni dei cereali e della carne. Per il decimo mese consecutivo calano i prezzi delle derrate alimentari

09 febbraio 2023 | C. S.

Nel mese di gennaio l’indice di riferimento dei prezzi internazionali dei generi alimentari ha riportato una flessione per il decimo mese consecutivo. Ne ha dato notizia lo scorso venerdì l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari ha raggiunto in gennaio un valore medio di 131,2 punti, che corrisponde a una diminuzione dello 0,8 percento rispetto al mese precedente e del 17,9 percento rispetto al picco raggiunto nel marzo 2022. L'indice rileva le variazioni mensili dei prezzi internazionali dei generi alimentari comunemente oggetto di scambio. A trainare la flessione in gennaio sono stati gli indici dei prezzi degli oli vegetali, dei prodotti lattiero-caseari e dello zucchero, mentre le quotazioni di cereali e carni sono rimaste perlopiù stabili.

In gennaio, l’Indice FAO dei prezzi dei cereali non ha subito sostanziali variazioni rispetto a dicembre (+ 0,1 percento), restando comunque per il 4,8 percento al di sopra del livello registrato l’anno scorso. Se, da un lato, i prezzi internazionali del grano sono calati del 2,5 percento, a fronte di un aumento della produzione oltre le aspettative in Australia e nella Federazione russa, dall’altro lato le quotazioni mondiali di mais hanno fatto segnare un parziale incremento in seguito alla forte domanda di esportazioni dal Brasile e ai timori legati alle condizioni di siccità in Argentina. A tale parziale incremento si affianca, tuttavia, l’impennata dei prezzi internazionali di riso, che da dicembre hanno avuto uno slancio del 6,2 percento, influenzato da minori disponibilità, da un forte incremento della domanda locale in alcuni paesi asiatici esportatori e da fluttuazioni dei tassi di cambio.

Segno meno in gennaio (-2,9 percento) anche per l’Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali. In particolare, le quotazioni mondiali degli oli di palma e di soia hanno avuto una battuta d'arresto a fronte di un calo della domanda internazionale di importazioni, mentre i prezzi degli oli di semi di girasole e colza sono stati intaccati da ampie disponibilità di tali prodotti per l'esportazione.

Rispetto a dicembre, l’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha perso in media l’1,4 percento di valore, con prezzi in discesa per il burro e il latte in polvere, in un contesto di riduzione della domanda da parte dei grandi importatori e di una crescita delle forniture dalla Nuova Zelanda. I prezzi internazionali dei formaggi hanno registrato un lieve rialzo riconducibile a una ripresa dei servizi alimentari e delle vendite al dettaglio nell’Europa occidentale dopo il Capodanno, oltre che alle oscillazioni dei cambi.

Quasi impercettibili le variazioni rilevate a gennaio nell’Indice FAO dei prezzi della carne, in flessione soltanto dello 0,1 percento da dicembre. A pesare sulle quotazioni della carne di pollame, suina e bovina sono state le ampie disponibilità di prodotti per l'esportazione, mentre i prezzi all'esportazione della carne ovina sono stati sospinti verso l’alto da un incremento della domanda di importazione.

In frenata anche l’Indice FAO dei prezzi dello zucchero, che sono diminuiti dell’1,1 percento rispetto a dicembre. L’ottimo andamento del raccolto in Thailandia e le condizioni meteorologiche favorevoli in Brasile hanno attutito l’impatto negativo sulle quotazioni dovuto a prospettive poco incoraggianti per la produzione in India, all’aumento dei prezzi della benzina in Brasile, che a sua volta ingrossa la domanda di etanolo, nonché all’apprezzamento del real brasiliano rispetto al dollaro statunitense.

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