Economia
Addio alle piccole aziende agricole italiane
Il rinnovamento dell'agricoltura italiana non c'è stato: diminuiscono i giovani capo azienda rispetto al 2010. Crollano il numero di aziende agricole ma non la superficie utilizzata dall'agricoltura nazionale
28 giugno 2022 | T N
L’Istat ha diffuso i primi risultati del 7° Censimento generale dell’agricoltura1, svolto tra gennaio e luglio 2021, con riferimento all’annata agraria 2019-20202, dopo il posticipo imposto dal perdurare della pandemia.
Si tratta dell’ultimo censimento a cadenza decennale che chiude così la lunga storia dei censimenti generali, sostituiti dai censimenti permanenti e campionari.
A ottobre 2020 risultano attive in Italia 1.133.023 aziende agricole. Nell’arco dei 38 anni intercorsi dal 1982 – anno di riferimento del 3° Censimento dell’agricoltura, i cui dati sono comparabili con quelli del 2020 – sono scomparse quasi due aziende agricole su tre. Nel dettaglio, il numero indice del numero di aziende agricole (con base 1982=100), pari a 36,2, indica una flessione del 63,8%. La riduzione è stata più accentuata negli ultimi vent’anni: il numero di aziende agricole si è infatti più che dimezzato rispetto al 2000, quando era pari a quasi 2,4 milioni.
In 38 anni, come conseguenza della diminuzione più veloce del numero di aziende agricole rispetto alle superfici, la dimensione media delle aziende agricole è più che raddoppiata sia in termini di superficie agricola utilizzabile (SAU), passata da 5,1 a 11,1 ettari medi per azienda, che di superficie agricola totale (SAT), da 7,1 a 14,5 ettari medi per azienda.
Se si limita il confronto agli ultimi due Censimenti generali, riferiti al 2010 e al 2020, il numero di aziende è sceso poco oltre il 30% (-487mila), a cui si è associato un calo meno drastico della SAU, (-2,5%) e della SAT (-3,6%).
Nel 2020 solo poco più di 2 aziende agricole su 10 hanno meno di un ettaro di SAU contro circa 3 su 10 del 2010 e più di 4 su 10 nel 2000. Al contempo, l’incidenza del numero di aziende agricole con almeno 10 ettari di SAU e meno di 100 è più che raddoppiata tra il 2000 e il 2020 (da 8,9% a 20,2%), mentre quella delle aziende agricole con almeno 100 ettari è rimasta sostanzialmente invariata
(da 1,5% a 1,6%).
Nel corso del decennio sono sensibilmente diminuite le aziende agricole che coltivano terreni esclusivamente di proprietà.
Il tipo di utilizzo dei terreni agricoli non muta sostanzialmente in dieci anni. Oltre la metà della Superficie Agricola Utilizzata continua a essere coltivata a seminativi (57,4%). Seguono i prati permanenti e pascoli (25,0%), le legnose agrarie (17,4%) e gli orti familiari (0,1%). In termini di ettari di superficie solo i seminativi risultano leggermente in aumento rispetto al 2010 (+2,9%).
La figura del capo azienda coincide spesso con quella del conduttore, cioè il responsabile giuridico ed economico dell’azienda. Ciò si verifica soprattutto nelle aziende familiari che, come già osservato, sono le più rappresentative dell’agricoltura italiana. Per questo motivo è ancora limitata la presenza di capi azienda nelle fasce di età più giovanili: nel 2020, i capi azienda fino a 44 anni sono il 13%, dal 17,6% del 2010.
In generale, la formazione dei capi azienda è ancora molto legata all’esperienza in campo: quasi il 59% ha un titolo di istruzione scolastica fino alla terza media o nessun titolo e solo il 10% è laureato. È però da rilevare una decisa evoluzione del livello di istruzione rispetto al 2010, quando poco più del 6% era laureato e oltre il 70% possedeva un titolo di studio fino alla terza media o nessun titolo. Inoltre, un capo azienda su tre ha partecipato ad almeno un corso di formazione agricola.
Nel 2020 cresce la quota di aziende che hanno diversificato l’offerta, dedicandosi ad altre attività remunerative, connesse a quelle agricole. Si tratta di poco più di 65mila aziende, che rappresentano il 5,7% delle aziende agricole del 2020 (4,7% nel 2010).
Tra le attività connesse, le più diffuse sono l’agriturismo, praticato dal 37,8% delle aziende con attività connesse; le attività agricole e non agricole per conto terzi, che interessano il 18,0%, e la produzione di energia rinnovabile (16,8%). Mentre agriturismo e produzione di energia rinnovabile evidenziano una decisa dinamica di crescita rispetto al decennio scorso (+16% per il primo e +198% per le seconde), le attività di contoterzismo attivo hanno subito un decremento di quasi il 49%.
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