Economia

L'agricoltura del Sud traina la ripresa del primario italiano

L'agricoltura nel Mezzogiorno è orientata in prevalenza alle produzioni vegetali, molto meno alla zootecnia ma è la diversificazione a svilupparsi sempre di più, fino a valere quasi un miliardo di euro, con ancora forti possibilità di sviluppo visto che al Sud gli agriturismi sono solo il 20% del totale nazionale

23 febbraio 2017 | C. S.

Per la prima volta dopo molti anni, nel 2015 il Mezzogiorno è cresciuto più del resto del Paese: il Pil del Sud registra una crescita dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro-Nord.

Protagonista della ripresa dell'economia meridionale è l'agricoltura: la sua crescita (+7,3%) e' molto maggiore di quella dello stesso settore del Centro-Nord (+1,6%) e, nell'area, estremamente migliore di quella dell'industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%). E' quanto emerge dal Rapporto. Nel 2015 il valore aggiunto agricolo in Italia ha superato i 33 miliardi. Tra il 2014 e il 2015 l'incremento in termini reali al Sud e' stato del 7,3% contro l'1,6% del Centro Nord. Le regioni meridionali che hanno avuto gli andamenti migliori nel 2015 sono state Calabria, grazie soprattutto all'olio d'oliva, e Campania, con aumenti del valore della produzione superiori al 40%. Sempre nel 2015 le esportazioni italiane sono state pari a 36,8 miliardi (+7,3%). Nel 2015 sono cresciuti del 15,5% i prodotti agricoli meridionali (Centro Nord +9,6%) e del 7,6% quelli alimentari del Sud (Centro Nord +6,3%). In Europa il principale Paese importatore di prodotti alimentari meridionali è la Gran Bretagna.

I dati del 2016 dell'export agroalimentare, recentemente resi noti dall'Istat, rappresentano un nuovo record: 38,4 miliardi (+3,9%). Nel 2015 il valore degli investimenti fissi lordi in agricoltura al Sud si è attestato su 2 miliardi e 217 milioni (+9,6% rispetto al 2014).

Nel 2015 l'occupazione agricola al Sud era pari a circa 500 mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18 mila persone). L'aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi, ma al Sud sono più i primi nel Centro Nord i secondi. I posti di lavoro continuano a crescere anche nel 2016 (+5,8% nel primo trimestre, + 6,5% nel secondo). L'aumento riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%).

Nella prima metà del 2016 l'occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell'11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud. Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). Anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in forte crescita: quasi 20 mila imprese il saldo positivo al Sud dei primi mesi del 2016. Il maggior contributo è venuto dalla Basilicata, dalla Calabria e dal Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna. “Ma nonostante questi andamenti incoraggianti - spiegano Ismea e Svimez - l'inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, a cui si sta tentando di rispondere con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell'imprenditoria giovanile.

L'attrazione che l'agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l'elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale.

La diversificazione del settore agricolo si sta sviluppando sempre più nel corso degli ultimi anni: energie rinnovabili, agriturismo, agricoltura sociale sistemazione di parchi e giardini.

Nel Sud queste attività connesse alle aziende agricole valgono 958 milioni e concorrono per il 5% al valore aggiunto del settore primario. In questi ambiti, però, il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto al Centro Nord: emblematico il caso degli agriturismi, che nelle aree meridionali sono meno del 20% del totale nazionale.

Nel Sud le Indicazioni Geografiche Protette sono 41, le Denominazioni di Origine Protetta 65. Oltre il 70% dei riconoscimenti riguarda 4 Regioni, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. La categoria più numerosa è quella degli ortofrutticoli, 47, seguita dagli oli, 26, e dai formaggi, 14.

Tra i primi 5 prodotti che in Italia determinano da soli oltre il 60% del fatturato all'origine, ve ne e' uno solo meridionale, la mozzarella di bufala. Per quanto riguarda i vini, sono Puglia e Sicilia i due bacini meridionali più rilevanti. Tra le prime 10 DOP solo 2 sono meridionali, Montepulciano d'Abruzzo e Sicilia.

L'agricoltura nel Mezzogiorno è orientata in prevalenza alle produzioni vegetali, molto meno alla zootecnia. Il Sud detiene, infatti, quasi la metà (46%) del valore della produzione vegetale produzione dell'area, la zootecnia il 16,4% e le attività di supporto il 15,2%. I comparti più significativi sono le coltivazioni erbacee, il 48% delle quali è nel Mezzogiorno, la filiera del grano duro, le coltivazioni legnose, la filiera degli agrumi, quella dell'olio d'oliva e quella del vino. Il Sud fornisce la quasi totalità della produzione nazionale di agrumi (99,9%) e una quota rilevante della produzione olivicola e orticola, ma anche vitivinicola e cerealicola. Il 2015 è stato un anno positivo per le produzioni di legumi del Mezzogiorno, cresciute del 4,9% rispetto al 2014, e per i cereali (+4,1%). Per aumentare la competitività del settore agrumicolo bisogna modernizzare le aziende, rinnovare le varietà coltivate, investire nella commercializzazione e nel marketing.

Nel settore vitivinicolo, mediamente il ricavo dei vigneti del Sud è inferiore a quello delle regioni settentrionali e particolarmente penalizzata è la Sicilia. Gli addetti meridionali all'agroalimentare sono il 16% del totale italiano, e le unità locali meno del 25%. Al Sud l'agroalimentare è forte soprattutto in Campania, ma anche, pur se in misura inferiore, in Abruzzo, Puglia (olio) e Sicilia (agrumi e vino).

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