Economia

ORA ANCHE I DATI ISTAT LO CONFERMANO: PER L’AGRICOLTURA E' CRISI

Il prodotto lordo vendibile agricolo è in diminuzione per il trimestre consecutivo. Dopo un 2004 d’ottimismo, il 2005 manifesta tutti gli storici limiti del mondo rurale. Esistono molti problemi strutturali che decenni di Pac non hanno risolto, semmai aggravato

19 novembre 2005 | Ernesto Vania

Il dato Istat è semplice e crudo, l’agricoltura italiana è in piena recessione.
Per il terzo trimestre consecutivo il Pil agricolo presenta il segno negativo.
Quali le ragioni di questo disastroso risultato? Vari e molto diversi.
Il sistema agricolo, così come è stato concepito, è estremamente dipendente, fortemente legato agli aiuti della politica agricola comunitaria. Chi vede il mondo rurale come un settore assistito non ha tutti i torti, tolti, o diminuiti fortemente i contributi, l’agricoltura è in piena crisi. Non ha la forza di proseguire con le proprie gambe, e non è una mera questione finanziaria.
Il settore primario del vecchio continente non ha saputo creare le condizioni per un suo affrancamento dagli aiuti di stato. Soldi sicuri, la Politica agricola comunitaria era, per molti contadini, un capisaldo immutabile. La politica, per lungo tempo, ha creato e contribuito a conservare questa falsa credenza.
Così, quando nel volgere di pochi anni, il sistema di aiuti è crollato, l’agricoltura ne è stata travolta. Incapace, per gravi problemi strutturali, di competere alla pari con i competitors internazionali, non preparato ad affrontare un nuovo modo di fare gli imprenditori, occupandosi, oltre che di produzione, anche di marketing, promozione e commercializzazione.
Agli agricoltori sono stati forniti strumenti potenzialmente interessanti (Dop, Igp, biologico…) ma non sono stati in grado di sfruttarne le potenzialità. Marchi e denominazioni collettivi sono infatti in grado di fornire redditività e valore aggiunto ma soltanto attraverso accordi di filiera, patti di sindacato che permettano di scongiurare manovre speculative.
E’ emergenza, come tale va vista e affrontata. La crisi economica complessiva non fa che aggravare lo scenario. Non dimentichiamoci tuttavia dei problemi strutturali del mondo rurale, ivi compresa la professionalizzazione degli imprenditori, la loro proiezione verso nuovi orizzonti, prepararli ad affrontare il mercato.

Eccovi altre opinioni.

“Occorre rimuovere – sostiene il Presidente della Coldiretti, Bedoni - una serie di diffidenze e di indisponibilità a discutere insieme tra agricoltura, industria, distribuzione e consumatori, che spesso sono apparse strumentali, come quelle relative ai provvedimenti sulla tutela dell'origine dei prodotti agricoli che noi non abbiamo mai pensato di attuare senza le flessibilità e modulazioni che un sistema complesso comunque richiede. Occorrono però due condizioni: la prima è che le altre componenti della filiera si decidano a mettere mano ad un progetto di ristrutturazione della filiera sostenuto da misure di politica economica che vanno trattate sul Tavolo agroalimentare; la seconda condizione è che vi siano le condizioni politiche perché il Tavolo agroalimentare sia attivato con questi obiettivi e con la continuità e sistematicità che un progetto di questa natura richiede. Se queste condizioni non si realizzeranno saremo costretti a fronteggiare una generale ricaduta in una frammentazione delle richieste e delle rivendicazioni corporative che, in presenza di una grave crisi di mercato, rischia di farci tornare indietro di qualche decennio.”

“Se di una conferma si aveva bisogno, questa è venuta puntuale. La ripresa economica non c’è – afferma il Presidente della Cia, Politi - e per l’agricoltura è piena crisi strutturale. I dati sul Prodotto interno lordo relativi al terzo trimestre dell’anno lo dimostrano in modo palese. La diminuzione del valore aggiunto del settore primario è un ulteriore campanello d’allarme che evidenzia le grandi difficoltà e le incertezze degli agricoltori italiani. Il minor apporto dell’agricoltura al Pil significa che i produttori perdono costantemente reddito. Ormai ci troviamo di fronte ad uno scenario che negli mesi resta praticamente immutato: costi produttivi (in particolare per il carburante) e oneri previdenziali in sensibile crescita, mentre i prezzi sui campi sono in repentina discesa e i consumi alimentari restano al palo. Un quadro drammatico che mostra tutti i problemi delle aziende agricole che vedono allontanarsi inesorabilmente sviluppo e competitività. Per rilanciare sviluppo e competitività del sistema agricolo italiano serve una politica realmente mirata che decine di migliaia di agricoltori hanno reclamato a gran voce durante la manifestazione di piazza a Bologna. Per questa ragione -conclude Politi- abbiamo criticato la finanziaria approvata al Senato che non contiene le misure necessarie per ridare slancio alle aziende agricole. Nella manovra per il 2006 non ci sono, infatti, i necessari provvedimenti per ridurre i costi produttivi e soprattutto quelli previdenziali.”

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