Economia

Troppe incognite sul futuro delle quotazioni delle commodities agricole

A fronte di una tendenza dei prezzi per le derrate agricole incerto e soggetta a oscillazioni per molti fattori macroeconomici vi è il dato certo di una crescita, molto sostenuta, per fertilizzanti, energia, metalli e minerali. L'analisi del Dg-agri dell'Unione europea

08 dicembre 2012 | T N

E' stata presentata il 30 novembre scorso l'analisi di medio termine dei mercati agricoli a opera di Tassos Haniotis, direttore per le analisi economiche della Direzione generale agricoltura della Commissione europea.

Il rapporto completo verrà pubblicato solo tra alcune settimane ma i primi dati presentati da Haniotis mostrano uno scenario molto incerto per i prossimi anni.

Sono infatti molti i fattori che potrebbero influenzare l'andamento del mercato delle commodities agricole: andamento macroeconomico generale, specie nei Paesi industrializzati, ovvero dall'andamento dei Pil, nonché dal rapporto Euro/Dollaro, oltre alle incognite sul ritmo di crescita dell'export verso taluni mercati emergenti.

A questi fattori, naturalmente, si aggiungono i cambiamenti climatici, capaci di influenzare sensibilmente il livello dei raccolti e incidere così sugli stock disponibili. Secondo Haniotis quello degli stock e più precisamente della loro relazione coi prezzi, è un indice che è stato oggetto di molta attenzione, soprattutto in conseguenza della siccità negli Stati Uniti, ma secondo l'Unione europea, sebbene il tema meriti un attento monitoraggio, la situazione non è così drammatica come è stata pronosticata.

Un'analisi per il futuro non può prescindere da quello che è accaduto negli ultimi anni. I prezzi agricoli sono ormai in costante crescita dal 2000 a oggi ma crescono anche le quotazioni di fertilizzanti, energia, metalli e minerali.

Il fattore che maggiormente si evidenzia negli ultimi cinque anni è però la volatilità dei prezzi, specie delle derrate agricole, con un trend in crescita in termini reali ma con quelli delle materie prime necessarie all'agricoltura che sono cresciute di più.

Andando ad analizzare i singoli comparti si rileva una risposta più lenta dell'Unione europea nel reagire alle dinamiche del mercato per cereali, colture oleaginose e barbabietola da zucchero. Un fenomeno che l'Ue spiega come dipendente dalla scarsa superficie agricole disponibile, con un tasso di crescita delle rese eccessivamente basso a cui si aggiunge la necessità, per gli agricoltori, di concentrarsi su poche colture.

La domanda di cereali per il mercato interno è prevista in diminuzione, così come i prezzi, fino al 2016, anno nel quale potrebbe risalire a causa di un incremento d'uso energetico a fronte di una continua flessione per l'alimentare e il mangimistico. Unica eccezione il riso le cui importazioni dovrebbero continuare ad aumentare vista la crescente domanda interna.

Per il mercato della carne si prevede un periodo di relativa tranquillità, vista la stabilizzazione dei consumi interni e anche dell'export, che potrebbe persino crescere visto la solida domanda mondiale.

Se per la carne vi è una sostanziale stabilità, saranno il latte e i prodotti caseari a trainare il settore zootecnico. La domanda interna è un fattore chiave per la previsione e si prevede che nella Ue rimarrà sostenuta quella per prodotti freschi e ad alto valore aggiunto.

Brutte notizie, infine, sul fronte del reddito. Secondo il rapporto ci sarà infatti una crescita in termini reali del reddito per addetto, ma un considerevole calo nel reddito totale del settore, a causa soprattutto della prevista forte riduzione degli occupati agricoli. Il dislivello dei redditi tra vecchi e nuovi stati membri dell'Unione europea è destinato nel tempo a ridursi ma si manterrà comunque elevato nel medio termine.

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