Cultura

Uno sguardo sull'arte / 7. Vincent Van Gogh e l'urgenza interiore di esprimersi

Marcella Farinaro ci propone "I mangiatori di patate", un quadro che rappresenta il credo artistico e sociale del pittore. Protagonisti gli stessi contadini che hanno zappato la terra

14 marzo 2009 | Marcella Farinaro



VINCENT VAN GOGH
I mangiatori di patate
Olio su tela
Cm 82x114

Eseguito nel 1885

Van Gogh Museum, Amsterdam
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“Ho voluto far comprendere che questa povera gente che mangia patate, alla luce di una lampada, servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro perciò evoca il lavoro manuale […]. Non vorrei affatto che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole […].”

Da una lettera dell’autore al fratello


Vincent Van Gogh, Autoritratto


Vincent Van Gogh si affaccia sul mondo dell’arte negli anni di crisi dell’impressionismo. Pur guardando con interesse i fatti artistici contemporanei inventa una tecnica tutta personale, la sola adatta a dar corpo alle proprie immagini, egli trasfigura la realtà a favore del proprio io.

Spirito inquieto stenta a trovare la sua strada, prima mercante d’arte in vari luoghi, secondo una tradizione di famiglia, poi predicatore libero nel Borniage, regione belga un tempo ricca di carbone, i cui minatori vivono una vita difficile e miserabile, lavorando duramente, senza alcuna sicurezza fisica e morale. Con essi Van Gogh condivide pericoli e sofferenze, scendendo in miniera e dormendo in una baracca.

Accusato dalle autorità di follia mistica rientra in famiglia, errando da un luogo all’altro, aiutato moralmente e finanziariamente dal fratello Theo decide di dedicarsi interamente alla pittura. Da questo momento alla morte dell’autore passano solamente dieci anni nei quali crea un numero elevatissimo di opere (850).

Questa velocità pittorica è forse una delle chiavi per capire Van Gogh, non si tratta di semplicismo o faciloneria, è piuttosto la necessità di seguire con la mano l’urgenza interiore di esprimersi, in assoluta libertà, obbedendo, al sentimento più che alla ragione. Pur restando aderente al principio della realtà e al soggetto naturalistico come gli impressionisti lui tende a proiettare nella realtà se stesso e quindi a trasformarla, o meglio, a trasfigurarla secondo i propri sentimenti.

Nell’opera presa in considerazione l’autore rappresenta in una misera capanna, dallo spazio angusto e spoglio, cinque persone di età diverse che siedono intorno a un tavolo. E' una famiglia contadina riunita nel momento del pasto serale. La luce, instabile, di una lampada ad olio mette in risalto i volti spigolosi e le mani nodose, mostrando i segni delle fatiche quotidiane. Le figure appaiono isolate, non c’è scambio di sguardi, e la ragazzina di spalle è un fattore di distanziamento che ci esclude dalla scena.

Van Gogh non sottopone i suoi personaggi ad alcuna idealizzazione, ne esalta anzi la rozzezza, usando colori scuri e sporchi.
"I Mangiatori di patate" rappresentavano per Vincent un manifesto del suo credo artistico e sociale, tanto che il quadro fu preparato da numerosissimi studi e schizzi compositivi.



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