Cultura
A Londra la bistecca è sempre stata Sublime, anche quando condita con olio rancido e lampante
Fino al 1886 fu attiva a Londra un clubd'elite che aveva, tra le regole, che “le splendide bistecche da manzo dovranno essere obbligatoriamente condite con olio di oliva purissimo invecchiato almeno da due anni…"
27 maggio 2026 | 13:00 | Giulio Scatolini
A Londra, dove come si sa, c’è una forte tradizione ad associarsi in club, spesso caratterizzati anche di essere questi accessibili, solo agli uomini. In tale contesto fu costituita appunto, nel 1735, un club di gentiluomini dell’alta società, che fu chiamata “La Sublime Società della Bistecca”.
Essa rimase attiva fino al 1866. Si componeva di ventiquattro membri, designati per elezione, che si riunivano ogni sabato sera, da novembre a giugno, con lo specifico intento di mangiare carne. Il regolamento della società stabiliva che la bistecca sarebbe stato “l’unico tipo di carne servito in occasione di queste cene”.
Sebbene fosse nata su iniziativa di gente di teatro ed altri artisti, come detto, verso la fine del XVIII secolo, la Sublime Società della Bistecca divenne un club alla moda, frequentato da nobili e in ogni caso da classi alte. Infatti dei 153 membri eletti dopo il 1770, quarantaquattro erano nobili, ventidue erano membri del parlamento e dodici facevano parte di alti gradi dell’esercito. Tuttavia continuarono a frequentarla anche pittori, mercanti e agenti teatrali.
La Sublime Società era quindi un club i cui membri, di diverse condizioni sociali, si riunivano per mangiare. Si trattava di una “fraterna società”, i cui soci sostenevano la loro eguaglianza e di certo non c’è motivo per dubitarne della loro buona fede. Di certo le azioni di tutti i membri tendevano a diffondere uno spirito egualitario. Ciascuno di essi indossava un uniforme i cui bottoni portavano scritto ”Carne e Libertà” e si chiamavano reciprocamente “fratelli”.
I compiti da svolgere, in queste particolari serate, erano affidati, a rotazione, ora all’uno ora all’alto, e l’incarico principale era quello di costituire lo zimbello della serata e subire il bersaglio delle battute e degli scherzi degli altri soci.
Il comportamento scherzoso era infatti l’elemento omologante ed egualitario. Inoltre “consuetudini” e “regole” erano stabilite così in abbondanza e, in modo volutamente complesso, che era quasi certo che il soggetto commettesse un’infrazione. Il trasgressore poi doveva subire un rituale di umiliazione e di irrisione scherzosa pubblica.
Tutti questi meccanismi: appellativi pseudo-familiari, adozione di una uniforme, rovesciamento di condizioni sociali e comportamento scherzoso, sono ormai ritenuti dei sistemi finalizzati al fine di annullamento delle differenziazioni sociali destinate tuttavia a creare uno spirito di appartenenza al gruppo. Come scriveva in un resoconto “il fratello” Walter Arnold, “l’amichevole rapporto di parità che legava i membri della Sublime Società della Bistecca, sempre mitigato dalle buone maniere. Ne costituiva uno dei fascini principali”.
Questo spirito egualitario è espresso perfettamente nel menù della Sublime Società, che le dava il nome.
Due sono gli elementi da sottolineare. Prima di tutto insistendo esclusivamente sulle bistecche, carne notoriamente molto costosa, come unico cibo, consumato in abbondanza pantagruelica (le cene dovevano durare minimo tre ore in modo da ordinare bistecche in continuazione e di mangiarne sei o più per regola. In un incontro-tipo i ventiquattro soci e i loro ospiti consumavano circa tre girelli di manzo.
In secondo luogo, sottolineando le bistecche come cibo comune a tutti i membri, cercavano di definirsi come uguali socialmente. Non solo mangiavano tutti insieme, ma tutti avevano diritto allo stesso piatto.
Tuttavia appare assai contraddittorio e divertente l’uso dell’appellativo egualitario “fratello” combinato ai titoli nobiliari, in scritti della Sublime dove si parla del “Fratello, il duca di York”, “Fratello, il duca di Leinster”, o addirittura del “Fratello, Sua Altezza Reale il Principe di Galles, in seguito George IV”. In poche parole la Sublime Società della Bistecca cercava di trarre profitto sia dal suo spirito egualitario dalla distinzione sociale di alcuni soci, senza mai riconoscere o risolvere l’intera contraddizione.
Era anche evidente che, al di la delle apparenze, i soci si ritenessero un élite. Lo conferma lo stesso Walter Arnold quando scrive che l’ammissione al Società era una distinzione “ambita da molti, ma necessariamente conferita a pochi”. C’era poi una specie di “simbolismo architettonico alimentare” che aiutava a stabilire le distanze fra questa élite e gli inferiori. Ciò era rappresentato dall’elemento centrale della sala, dove si consumavano i pasti: una gigantesca graticola di ferro, a forma di griglia, che separava la cucina, dove gli inservienti cuocevano le bistecche, dalla sala da pranzo, dove i membri della Sublime, le consumavano.
Infine per ultimo, ma non per importanza, era stabilito che “le splendide bistecche da manzo dovranno essere obbligatoriamente condite con olio di oliva purissimo invecchiato almeno da due anni….. In tal modo il suo sapore, non essendo fortissimo non coprirà, il Sublime sapore della Bistecca”
Ora mi chiedo io: “che tipo di olio di oliva poteva essere un olio in vita da due anni? Un olio certamente assai rancido se non lampante”.
Propongo allora che la Sublime Società della Bistecca, chiusa nel 1866, sia rifondata modificando l’articolo in cui sia ben stabilito che “le Sublimi Bistecche debbano essere condite con olio extravergine d’oliva non più vecchio di un anno e aventi un contenuto in polifenoli non inferiore a 550 p.p.m., per abbinare in modo migliore il manzo all’olio. Ogni trasgressore venga punito con beffe canti conviviali di carattere burlesco e, al contrario, lodi a chi ben riconosce il dolce amaro del Moraiolo e della Coratina”.
Resto in attesa di proposte di appartenenza che, come ci indica il regolamento “padre”, non potrà essere mai di un numero superiore a 24 soci.
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