Cultura
Le Olearie Papali: quando le Terme di Diocleziano custodivano olio (e grano)
La storia economica e amministrativa di Roma passa per l’olio, che ancora una volta dimostra di essere fondamentale per l’uomo: per conservarlo, si crearono dei depositi nelle Terme di Diocleziano, ancora esistenti
04 maggio 2026 | 15:00 | Giosetta Ciuffa
PROVIDENTIA OPTIMI PRINCIPIS CLEMENTIS XIII PONT MAX PUTEIS AD CONSERVATIONEM OLEI EFFOSSIS ANNONAM OLEARIAM CONSTITUIT ANNO MDCCLXIIII PONT VII ovvero “La preveggenza dell’ottimo principe Clemente XIII pontefice massimo eresse l’annona olearia nei pozzi scavati per la conservazione dell’olio nell’anno 1764, settimo del pontificato”. Questa è l’iscrizione - sotto cui c’è una testa di leone che regge due rami di olivo e lo stemma di papa Clemente XIII Rezzonico - con la quale si annuncia la presenza, nell’odierna piazza della Repubblica, delle Olearie Papali: magazzini di stoccaggio delle riserve annonarie di olio.
La storia economica della città di Roma passa, ancora una volta, per questo prodotto, uno tra quelli regolati pubblicamente da tempo immemore. L’olio però sta bene con il pane che, abbinamenti gustativi a parte, faceva parte del paniere di prodotti amministrati dal presidente della Grascia e questi magazzini oleari erano una piccola parte di quelli, ben più grandi, per il frumento che invece era materia del prefetto dell’Annona (sulla falsariga di quello istituito da Augusto con sede nella statio annonae, più o meno dove si trova la Bocca della Verità). La Grascia si occupava invece di grassi (da cui il nome), olio, bestiame… competenze che nella seconda metà del 1800 passarono infine ai costituiti ministeri dell’Interno e del Commercio.
Tornando indietro nel tempo, un sistema inizialmente diffuso, poi centralizzato, a cura dell’amministrazione papale si era reso necessario perché Roma non copriva il proprio fabbisogno; serviva inoltre per regolare prezzi, qualità e quantità, evitando carestie e speculazioni. Il frumento veniva acquistato direttamente sul mercato interno o dai territori dello Stato della Chiesa; da fornitori privati; in emergenza anche mediante obbligo di vendita o requisizioni parziali. Interventi di amministrazione annonaria erano quindi già frequenti ma slegati tra loro e non sistemici; sarà papa Sisto V a formalizzare definitivamente la Prefettura dell’Annona pontificia istituzionalizzando quanto di fatto esisteva già.
Prima di lui, anche in vista del Giubileo del 1575, papa Gregorio XIII aveva provveduto a magazzini di stoccaggio e, oltre a quelli nel porto di Ripa Grande (davanti al S. Michele a Ripa) per il grano arrivato al porto di Civitavecchia, si pensò all’area delle Terme di Diocleziano per raccolta, conservazione e smistamento. Costruite a inizio IV secolo d.C., erano enormi e purtroppo oggi rimane assai poco della struttura originale romana, anche se è sempre un complesso tra i più belli di Roma, con il Museo Nazionale Romano, la chiesa di S. Maria degli Angeli e dei Martiri Cristiani, la Certosa. Nell’ambito della politica annonaria pontificia le Terme di Diocleziano divennero quindi il sistema di magazzini pubblici destinati alla conservazione e alla gestione delle scorte cerealicole: del resto già Pio IV aveva iniziato a sfruttare le rovine delle Terme, edificando sull’aula centrale la chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Il primo granaio gregoriano nel 1575 fu realizzato adattando alcune aule termali ancora in piedi, pensando anche ad ampie aperture per favorirne la ventilazione; nel 1577 la magistratura dell’Annona affittò allo stesso scopo dai padri certosini l’aula ottagonale; nel 1609 Paolo V fece costruire, collegandolo, un nuovo granaio adiacente a quello gregoriano; un ulteriore ampliamento ci fu sotto Urbano VIII e infine l’ultimo si ebbe con Clemente XI, che nel 1705 predispose un nuovo granaio ancora. Questo sistema rimase attivo fino al 1800, quando Pio VII abolì le leggi annonarie e introdusse la libertà di commercio del grano; poi ecco che i ministeri acquisirono le competenze annonarie.
E l’olio? Il 10 maggio 1717 papa Clemente XI ordinò di fornire un credito al presidente della Grascia di 20.000 scudi “perché egli provvedesse a fare provvista di ogli che sono così necessari per il quotidiano uso” ma anche per “destinare un luogo ne granari alle Terme Diocleziane in cui con vasi proporzionati si potessero conservare gli ogli”. Vennero scavati dei locali interrati sotto il granaio clementino, dove vennero collocate le “vettine” ma nel 1763, a causa di una lunga siccità, papa Clemente XIII ordinò che sotto il granaio gregoriano venissero realizzati dieci pozzi da olio, ognuno della capacità di 44 mila litri, pompati da un macchinario con un tubo di piombo; aperte inoltre delle “feritore” per arieggiare, ossia bocche di lupo. Una Roma che non esiste più ma che è ancora presente in ciò che rimane, attraverso i secoli e, anzi, ha anche contribuito a salvare l’arte: tra il 1940 e il 1946 infatti ogni angolo del Museo Nazionale Romano era stato protetto dall’eventualità di attacchi aerei nascondendo le opere altrove o nelle cantine, nei pozzi delle Olearie Papali, nei fornici delle aule.
Bibliografia
DA GAI, Enrico. E. Da Gai, Il Centro Annonario Pontificio Alle Terme Di Diocleziano, in Le Terme Di Diocleziano, a cura di R. Friggeri, M. Magnani Cianetti, Milano Electa 2014, pp. 314-331. 2014.
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