Cultura

Da TikTok a Treccani: 5 neologismi che identificano la cultura pop dell'olio di oliva

Da TikTok a Treccani: 5 neologismi che identificano la cultura pop dell'olio di oliva

Il 2024 si chiude con i neologismi derivanti dal “TikTok slang”, i vocaboli nati dalla community della piattaforma di video sharing cinese, inseriti in Treccani. Creator, Delulu, Demure, POV e Slayare. Come si potrebbero declinare nel settore dell’olio extravergine d'oliva?

20 dicembre 2024 | 15:00 | Giosetta Ciuffa

I social sono ormai parte della nostra vita e, se non ancora di quella personale, sicuramente di quella professionale essendo uno strumento indispensabile per farsi conoscere e far conoscere il proprio brand… o per affossarlo, grazie anche alla viralità delle condivisioni. Senza arrivare a questi estremi, senz’altro i social plasmano la comunicazione, arrivando a modificare il modo con cui parliamo. Il 2024 si chiude quindi anche con i neologismi derivanti dal “TikTok slang”, i vocaboli nati dalla community della piattaforma di video sharing cinese, inseriti in Treccani. Creator, Delulu, Demure, POV e Slayare sono le espressioni divenute ormai parte integrante del lessico quotidiano (solo per alcuni, però), ma come si potrebbero declinare nel settore dell’olio extravergine? Vediamolo!

Creator: chi, per mestiere o per passione, crea e pubblica contenuti originali e innovativi, principalmente video, da destinare alle piattaforme digitali. Ma chi è più creator dei nostri olivicoltori, produttori e frantoiani che, con immensi sacrifici, da un frutto donatoci da Madre Natura creano un alimento nutriente e salutare? Non c’è forse un contenuto “originale e innovativo” anche nelle bottiglie di olio?

Delulu: chi si abbandona a fantasie irrealizzabili e destinate a essere infrante, vagheggiando relazioni sentimentali con personaggi famosi come creator e influencer. Deriva da “delusional” che in inglese significa “illuso” e viene utilizzato quando si crede in fantasie irrealizzabili e si viene delusi. Ma a innamorarsi dell’olio di qualità non si viene mai delusi: il vero extravergine italiano non tradisce mai e ricambia con i benefici donati da polifenoli e vitamine.

Demure: di persona, elegante e riservato, sobrio e discreto nel modo di presentarsi e comportarsi; attraverso piattaforme di condivisione come TikTok, viene detto in senso antifrastico, per ridicolizzare atteggiamenti di affettata compostezza e ipocrita decoro. Cosa c’è di più discreto, eppure dirompente, dell’extravergine di qualità, con i raffinati sentori olfattivi al naso, con le sfumature eleganti al gusto, e la complessità che rimanda a un’esplosione di sapori e aromi? L’olio di qualità sa sempre come comportarsi (tranne se mal conservato…) e con esso non si sfigura mai!

POV: acronimo inglese (Point Of View) a indicare una ripresa nella quale il creator mostra in soggettiva un Punto di Vista specifico per favorire l’immedesimazione da parte di chi guarda. In senso lato, il punto di vista dell’olio evo è solo uno: esprimere le proprie caratteristiche organolettiche nel migliore dei modi, essere consumato non troppo in là rispetto alla data di scadenza consigliata, condire gli alimenti e integrare la nostra cucina, contribuire alla salute dei consumatori. E, al ristorante, vuole (…deve) stare in una bottiglia con tappo antirabbocco e non in un’oliera.

Slayare: fare un ottimo lavoro, realizzare una performance molto soddisfacente; usato in modo impressivo in una dimensione colloquiale. In questo sicuramente l’extra vergine di qualità riesce nel proprio intento, e quando si ottiene un prodotto di qualità, senza necessariamente arrivare a un olio da concorso, viste le tante difficoltà e le innumerevoli variabili che rischiano di far saltare una campagna olearia, i produttori e frantoiani hanno già “slayato”.

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