Cultura

L'anima di un olio di oliva è la personalità di chi lo ha prodotto

L'anima di un olio di oliva è la personalità di chi lo ha prodotto

Un olio di oliva bisogna considerarlo come il volto di una fanciulla, come un cielo, un tramonto, un paesaggio, un’opera d’arte, come qualcosa, insomma, che vive e fa parte della nostra vita, non come qualcosa che sta staccato da noi, e definibile rigorosamente in se stesso

20 dicembre 2024 | 13:00 | Giulio Scatolini

… Molti non vogliono mettersi in testa che il colore dell’olio dipende anche dalla luce in cui lo si guarda.

Ora non c’è dubbio che esistano infinite varietà di luci, luci di sole, luci d’ombra, luci di giornate limpide e di giornate piovose, e luci di lampade di ogni qualità e intensità. Non abbiamo mai una luce esattamente identica a un’altra. E, ogni volta, in “quella luce”, il colore di un olio sarà o poco o molto diverso.

Così, e anche di più, per il profumo o per il sapore.

Dipende dal luogo dove ci si trova, dipende dal cibo consumato prima, o anche dalla lunghezza e dalla qualità del nostro digiuno: e dipende dalla costituzione di ciascuno, di come ci si sente in quel momento, dalla giornata, dalla compagnia. Dipende, soprattutto, dai ricordi che ciascuno chiude in se stesso: ricordi di altre luci, di altri colori, altri profumi, altri sapori che ha provato in vita sua, ricordi che giacciono indelebili nel suo sistema nervoso e di cui molte volte non ha nemmeno coscienza.

Dipende, infine, dalle volte precedenti in cui ha gustato lo stesso olio (ma c’è, mai, davvero, uno “stesso olio”?) o un olio simile.

Un olio assaggiato anche parecchi anni prima, in un momento in cui si era particolarmente felici, per esempio innamorati e vicini alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario: per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto!

Ecco perché il mio modo di giudicare un olio è così semplice e sincero: un olio (appena, ripeto, supera un minimo di qualità) bisogna considerarlo come il volto di una fanciulla, come un cielo, un tramonto, un paesaggio, un’opera d’arte, come qualcosa, insomma, che vive e fa parte della nostra vita, non come qualcosa che sta staccato da noi, e definibile rigorosamente in se stesso.

Sono sensazioni, queste, che devono essere comunicate agli altri non isolandole, come su un tavolo anatomico e a forza di termini fissati in precedenza, ma integrandole più diffusamente possibile nel racconto della giornata, dell’ora, del momento: nella descrizione del luogo, della stanza, del pranzo, della compagnia: e nella memoria del nostro individuale e particolare stato d’animo.

Se qualcosa ha un’importanza assoluta, caso mai, se qualcosa rivela e tradisce, per tutti, la qualità intima di un olio, è piuttosto la personalità di chi lo ha prodotto: sempre che si tratti di un
produttore vero, e cioè serio, onesto, esperto, tecnico, tradizionale, soprattutto appassionato dell’arte molitoria: non qualcuno che faccia l’olio soltanto perché ne ricava un vantaggio
economico, ma qualcuno che non potrebbe non farlo perché sa che tale è il suo destino: così come un pittore vero non potrebbe no dipingere e un vero scrittore non potrebbe non scrivere: un artigiano, anzi mi correggo: un artista!!!

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