Cultura

VOGLIA DI FILOSOFIA. IL POPOLO DEL PENSIERO AVANZA

La rassegna di Modena è fra gli eventi nazionali più rilevanti sul piano culturale. In migliaia assiepati ad ascoltare lezioni sull'umanità. Chi è l'uomo? Partendo dal concetto di animale sociale, di matrice aristotelica, si giunge ad approfondire il mito del buon selvaggio

23 settembre 2006 | Ada Fichera

Ci sono eventi la cui narrazione, anche se ben fatta (e lo speriamo!), non riesce comunque a rendere giustizia o a restituire al fruitore una completa e fedele ricostruzione.
Una di queste manifestazioni è sicuramente il “Festival Filosofia” di Modena, giunto ormai alla sua sesta edizione.

Svoltosi quest’anno, dal 14 al 17 settembre scorsi, il Festival si è collocato, ancora una volta, fra gli eventi nazionali più rilevanti sul piano culturale.
Migliaia di persone (le prime stime parlano di più di cento mila partecipanti) hanno ascoltato le lezioni e le riflessioni di noti filosofi, che stavolta hanno dissertato sull’umanità.

Lezione magistrale di Etienne Balibar

Focalizzando l’attenzione su alcuni numeri, possiamo dirvi che: 180 sono stati complessivamente gli appuntamenti nei tre giorni del Festival divisi fra Modena (sede centrale dell’evento), Carpi e Sassuolo, 25 le lezioni magistrali, 38 i protagonisti, 2 i dibattiti, 31 le mostre e installazioni allestite in occasione del Festival, ed ancora 11 i punti informativi, 36 i ristoranti dove si sono potuti gustare i menu filosofici inventati dal filosofo Tullio Gregory…
Ma più che “dare i numeri” passiamo subito a raccontarvi, per quanto possibile, la “tre giorni” del Festival.

La prima sensazione nel giorno d’apertura dell’evento è quella che, visto il grande interesse e l’alta qualità della manifestazione, gli spazi non siano mai sufficienti e quindi necessita affidarsi alla tecnologia.
Ecco allora che le lezioni magistrali, fisicamente svoltesi in maggioranza al Teatro Comunale, sono trasmesse in video-conferenza su maxi-schermo contemporaneamente alla Chiesa di San Carlo e al cinema Splendor. Tuttavia c’è sempre la coda all’ingresso e, una volta entrati, non importa se nessuna delle centinaia di sedie è libera, pur di seguire le conferenze si sta anche seduti per terra.

Il centro storico della città si tramuta in quella “agorà” della Grecia antica dove la filosofia può giungere a tutti e in cui avviene lo scambio delle idee. Modena, per pochi giorni, diventa anche il cuore pulsante di quell’Italia che si dedica e si interessa alla filosofia e, più ampiamente, alla cultura.

Si respira costantemente un’aria di cultura diffusa e di un Festival che, ogni anno, si amplia; di una macchina frenetica (la media è di almeno 5 lezioni al giorno) che si espande ed in cui tutti i presenti, ognuno nel suo ruolo, sono perfettamente inquadrati e trascinati in modo inarrestabile fino alla sua conclusiva sosta.

Un Festival Filosofia 2006 che ha dovuto fare i conti con l’unico presente indesiderato: la pioggia. Una pioggia intensissima che si è abbattuta su Modena e dintorni per tutta la durata dell’evento e che non ha conosciuto sosta se non quella brevissima di venerdì pomeriggio.

Ma il “popolo del pensiero” non si è fatto certo fermare dal battente diluvio. "Più forti anche del maltempo" scrive, all’indomani dell’inizio, la “Gazzetta di Modena”, ed essendo stati testimoni, vi diciamo subito che è proprio vero.
L’intero Festival si è dunque dovuto svolgere in luoghi coperti, abbandonando le previste e belle piazze modenesi; tuttavia l’organizzazione festivaliera ha previsto, con precauzione, tutto ed ecco che, con le logistiche difficoltà, non ha problemi a trasferire ogni appuntamento al chiuso.

Si lavora a pieno ritmo e si comincia con la lectio di Eva Cantarella che analizza la figura omerica di Penelope e la sua emblematica figura di tessitrice del quotidiano vivere al femminile nella Grecia Antica; ogni sua riflessione passa ovviamente attraverso le trame del telaio giuridico costruito nel percorso dalla studiosa.

Si prosegue con una lezione di Alfonso Iacono, il quale, partendo dal concetto di animale sociale di matrice aristotelica, opera un approfondimento del mito del selvaggio attraverso un identikit psicologico del noto Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

Sale poi “in cattedra” Etienne Balibar che richiama l’attenzione dell’uditorio con il suo “ritorno della razza” e, dopo di lui, Tzvetan Todorov che “illumina” in modo eccellente gli intervenuti riguardo all’Umanesimo di ieri e di domani.

Il Festival prosegue con una bellissima ed interessante lezione di Francisco Jarauta che riscopre “l’umano” “viaggiando” attraverso le opere di Picasso.

E poi ancora la lectio magistralis di Edoardo Boncinelli sull’affinità tra uomo e animale, quella di Bruno Latour sull’umanità “dei non-umani”; Remo Bodei e Stefano Rodotà invece hanno dibattuto sui diritti in conflitto…

Concludendo, dal Festival Filosofia emerge ancora una volta un dato rilevante: non è sempre vero che in Italia gli eventi culturali non suscitino interesse, se sono di qualità e sono ben strutturati e presentati, attirano moltissime persone di tutte le età.

Volendo fare un appunto al Festival infine potremmo imputare l’assenza di puntualità all’inizio dei vari incontri, tuttavia giustificata dalle difficoltà conseguenti al maltempo, ed infine (e questo ci lascia più amareggiati) imputiamo all’evento il non aver ricordato, nemmeno per pochi secondi, Oriana Fallaci, scomparsa proprio in coincidenza dell’inizio della manifestazione. La Fallaci può piacere o non piacere, ma al di là delle sue idee, dei suoi colori politici, delle sue talvolta eccessive prese di posizione, tuttavia resta un personaggio importante della cultura a noi contemporanea e il non averla ricordata completamente all’interno di un Festival culturale ci è sembrato scandaloso e anche come un voler fare prevalere la politica sulla cultura e sulle persone. Questo al Festival non lo perdoniamo. E qui forse non ci resta che ricordare un aforisma di Immanuel Kant proprio sull’umanità: «L’uomo è un animale che deve perfezionare se stesso». (Immanuel Kant, “Lezioni di antropologia”)

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