Cultura

UNO STRANO IMPRINTING

Dalla "stanza di Giampiero Neri, un curioso testo inedito del poeta sul gioco del calcio nel passato, con l'Inter protagonista e il giocatore argentino Oscar Massei al centro dell'attenzione

22 novembre 2003 | Giampiero Neri

Le alterne vicende della fortuna non avevano favorito gli ultimi anni di un mio zio, negoziante in vini, noto per essere più sognatore che uomo d’affari, e inclinato all’arte.
C’era stato, è vero, un mutamento di abitudini, ma i suoi interessi prevalenti, e fra questi il calcio, non avevano subito scosse.
Ex attore dilettante, qualcosa era rimasto dell’antica vocazione. Accompagnava le parole col gesto e spesso mimava gli atteggiamenti più disparati.
Del suo repertorio faceva parte il racconto di un signore che, a un funerale, gli aveva confidato: “Io vivo per l’Inter”.
Da parte mia, avevo sempre apprezzato la parzialità dello zio, la sua mirabile mancanza di sfumature, in omaggio al principio secondo cui “I barbari sono barbari e i nostri amici sono nostri amici”.
Mi era capitato di andarlo a trovare, ancora convalescente dopo una difficile operazione, e infelicemente portavo una cravatta a strisce bianche e nere. L’aveva subito notata. Socchiudendo gli occhi e parlando ancora un po’ a fatica, “come mai” mi aveva detto “porti i colori degli odiati nemici?”.
Ma l’episodio che volevo richiamare qui riguarda l’argentino Oscar Massei, un giocatore su cui l’Inter aveva puntato molto, a suo tempo. Ottimo giocatore e ottimo uomo, Massei aveva peraltro il difetto di essere piuttosto lento.
Con una strana flemma si girava su se stesso, il braccio aderente alla coscia e le dita della mano curiosamente aperte a ventaglio.
Lo zio ne aveva prontamente mimato il gesto, intorno al tavolo dell’ufficio.
L’avevo rifatto anch’io, meravigliandomi fra me di non averlo notato prima, poi l’avevo ripetuto a casa, una, due volte e anche più. Senza volerlo, quasi senza accorgermi, avevo preso l’imprinting.
Nei giorni successivi avevo rinnovato l’imitazione in diverse occasioni, uscendo di casa, scendendo dal tram, in ascensore e, più generalmente, ogni volta che pensavo di non essere osservato.
L’atto si era quindi esteso alle situazioni più dissimili, in un crescendo preoccupante, come un tic nervoso a cui bastava un niente per essere provocato ed era continuato per giorni, mesi interi, forse per anni.
Posso dire di avere sperimentato un imprinting e se qualcuno ha provato la mia stessa esperienza, sa bene come è difficile venirne fuori.
Ancora adesso, quando mi trovo a ricordare il tempo passato e mi capita di pensare a certe immagini o figure di giocatori, mi sembra di rivedere con una certa ansia quel curioso gesto e lo strano imprinting dell’argentino Oscar Massei.


Nota per il lettore. Altri testi di Giampiero Neri sono consultabili nelle apposite "stanze" all'interno. Per facilitare l'ingresso nella pagina, ecco il rimando su cui cliccare: link esterno
Buona lettura



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