Cultura
Piante monumentali, ma anche piante da frutto nei giardini
Perché in Italia si fa una differenziazione di giardini? Il “giardino” è solamente riferito ai fiori, ai colori nel campo e nei vasi, nei “paddy” e in composizioni recise. Non così il “garden” è concepito nel resto del pianeta
18 febbraio 2012 | Enzo Lo Scalzo
Il 15 gennaio di 51 anni fa l’eclissi di sole era totale, visibile da tutta l’Europa, particolarmente inusuale dalla Lombardia. Il ricordo è netto: in attesa del mio amico fotografo, dal terrazzo del piccolo appartamento ero con due compagni di liceo che mi accompagnavano con un paio di Martini prima di recarci alla basilica di San Vittore, a ridosso del Museo della Scienza e della Tecnica.
L’amico fotoreporter si ribalta con la macchina al Parco Ticino, e invocherà la familiarità con mons. Montini, allora Cardinale di Milano, per fare ripetere la cerimonia all’altare e allegare i suoi scatti al dossier... Sì, mi sono sposato simbolicamente due volte. L’effetto dura ancora al 51° anniversario, anche se le stampelle di mia moglie ne impediscono una festa più appropriata... e tali da farsi da parte proprio alla sera di questo anniversario d’eclissi!
L’auspicio simbolico d’un evento eccezionale è testimoniato! A cavallo del mezzogiorno mi permetto il distacco per la Conferenza Stampa “Grandi Giardini Italiani”, come se fosse stata parte della mia “eclissi”. La sala era stracolma, tanti comunicatori e appassionati dei fiori, in piedi!
Tra le presentazioni d’eccellenze paesaggistiche, eventi e di dimore con parco nobiliare, non mancano anche accenni alle piante monumentali, non solo, ma anche a piante da frutto: perché in Italia si fa una differenziazione di giardini? Il “giardino” è solamente riferito ai fiori, ai colori nel campo e nei vasi, nei “paddy” e in composizioni recise. Non così il “garden” è concepito nel resto del pianeta: anche fiori e frutti ne fanno parte, anche piante monumentali come olivi, castagni, querce fino ad aranceti, vigneti, pruni, etc. ne fanno parte e tesoro, d’arte, di scienza, di natura, di colori, di profumi e di sapori. In fondo, al centro dei chiostri spesso c’era il pozzo: acqua di fonte o di pozzo, per le favolose erbe...
Poche settimane fa al Olio Officina Festival a Palazzo Giureconsulti ho incontrato un fotografo pugliese dedicato alla rappresentazione di olivi d’incredibile forza, Jose Carlo Bellantuomo, e “L’urlo dell’Olivo”. Inoltre l’amico Enzo Melchiorre, milanese, ha un museo in Francia dedicato alle proprie opere pittoriche sull’olivo, oliveto e il suo simbolismo, in Bretagna; l’università di Padova, dai primi secoli del mille, testimonia uno dei primi centri di studio d’Europa, cioè del mondo occidentale, il “giardino-orto” che conserva centinaia delle specie più rare della terra su cui la scienza dei tempi si è soffermata a studiarne e comprenderne ciclo di vita ed utilità per l’uomo, al di la della bellezza. Il medioevo monastico ha lasciato trattati e erbari di “officinalis”, sulla scia della scienza greco romana a cui si è aggiunto il grande apporto della cultura araba che faceva proprio delle scienze minore l’oggetto della sue profonde riflessioni. Ha perpetuato le ricerche di Ildegarda da Bingen, che sarebbe da eleggere a testimonial della rinascità per l’amore per Dio e la Natura dopo secoli di ombra... Le sue visioni sono illuminanti!
Detto questo, ho applaudito con spontanea vivacità le riflessioni degli oratori che hanno favorito rapidi appunti e spunti di piacevole effetto.
Catania, nel 2012, sarà protagonista con la Sicilia dell’attenzione dell’associazione Grandi Giardini Italiani: si preparano concerti e giardini, un mazzo d’armonia musicale e colori! Ma anche un evento singolare, “Dove fiorisce la Jacaranda”, nei giardini di Villa Trinità, dove uno dei progetti a cura della signora Clare Littlewood in campi adiacenti ad aranceto e uliveto ha progettato un insieme di paesaggio con vista dall’alto e da terra, che ha denominato “Un colpo d’occhio”.
Il rendering mi ha richiamato le bellezze che dal decennio in corso dal Giappone si stanno diffondendo nel resto del mondo costituite dai “Paddy Rice Fields”, ciascuno con decine di migliaia di piantine di riso in vari colori, trapiantate a mano una per una e cresciute con una programmazione assistita da design computerizzato da marzo-aprile a settembre, per la creazione di teatri paesaggistici naturali anche sconfinati di rara arte e bellezza.
Le piante alimentari sono state citate nelle conferenze con sobrietà ed amore dalla signora Francesca Moretti, che nelle sue tenute in Franciacorta non può dimenticarsi della bellezza delle vigne che le offrono i sentori profumati e celebrati nel Bellavista di Famiglia!
Teatro Naturale è sede aperta per queste riflessioni: espressioni di natura, di terra, di campo, di bosco, di cibo. In Italia si amano i “paraventi”, le “separazioni”... sì ai fiori, ma accoglienza poco spontanea ai frutti. Altrettanto avviene nell’organizzazione e funzione delle attività italiane di servizio e di prodotto: ai “Ristoranti” e loro accezioni si accede con disinvoltura, ma la ristorazione alberghiera - in piena indipendenza anche da associazione di settore – è cosa a parte. Come cani e gatti. In più si aggiunge il circuito dell’agriturismo, che, con altre regole, compete con i due gruppi nella proposta di “accoglienza” e di “piacevole somministrazione” di cibo.
Proprio l’ “accoglienza” è stata oggetto di riflessione stimolante da parte di famiglia di operatori internazionali in iniziative di grande valore per i “giardini italiani”: accoglienza significa sensibilità per la proprietà e per i visitatori all’ambiente, alla natura, al cibo, alla bellezza, alla bontà! Il tutto contribuisce a rendere indimenticabile il paesaggio incontrato, visitato, compreso e vissuto.
Per approfondimenti rimando al volume “L’orto botanico di Catania – Ritratti di personaggi umani e vegetali” di Clare Littlewood, Editore Grandi Giardini Italiani, da leggere, all’ombra di un faggio, come suggerisce il Professor Pietro Pavone, direttore della culla arborea di Catania, e al dossier della conferenza stampa di Grandi Giardini. Un ringraziamento sincero al coordinamento larmonioso della signora Wade (Grandi Giardini Italiani) che ci ha tenuti tutti buoni, interessati e attenti dalle 11.30 alle 14.00!

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