Cultura
Feuerbach, l’insalata mista, l’erotismo e il sesso
Frutta e verdura meritano devozione e ammirazione, tanto che da sempre hanno ispirato artisti, letterati e persino scienziati. Ogni frutto della natura è un piccolo capolavoro in miniatura, unico per foggia, dimensione e colore
14 maggio 2011 | Paola Cerana
E se Feuerbach avesse ragione? Se davvero noi fossimo quel che mangiamo?
Il tema non è così peregrino come potrebbe sembrare, almeno per quanto mi riguarda. In primo luogo, perché sono vegetariana, mangio poco e non sono golosa. Poi perché, a differenza di quello che le mie preferenze alimentari potrebbero far pensare, sono molto interessata, anzi innamorata, dell’arte culinaria e amante dei piaceri della tavola!

Sono convinta, infatti, che si possa gustare un universo infinito di sapori, profumi e aromi anche dentro i prodotti che nostra Madre Terra generosamente ci offre tutti i giorni. Per di più, penso che nell’assaporare certe sensazioni primordiali, la morigeratezza sia una virtù, e non un difetto. Una virtù che, insieme alla curiosità, alla lentezza e alla fantasia (e, magari, alla giusta compagnia), amplifica ed esalta le emozioni, anziché mortificarle.
Frutta e verdura meritano, pertanto, devozione e ammirazione, tanto che da sempre hanno ispirato artisti, letterati e persino scienziati.
Innanzitutto, sono ‘creature’ vive, sensuali, dalle forme bellissime e docili al tocco. Ogni frutto della Natura è un piccolo capolavoro in miniatura, unico per foggia, dimensione e colore. Pensateci: non c’è una pesca, un fico, una carota o un pomodoro identico all’altro. E quasi tutti, se non addirittura tutti, dialogano con le molteplici e complesse sfumature dell’appetito umano, stuzzicando non solo l’acquolina in senso stretto ma evocando anche - in maniera spesso inequivocabile - l’erotismo e il sesso.
Non a caso, in tempi lontani, la statua di Priapo, figlio procace di Afrodite, si ergeva fiera negli orti e nei giardini, quale custode della fertilità e dell’agricoltura. Addirittura, molto spesso, il simbolo si riduceva (o ampliava, a seconda dei casi e dei gusti) nell’essenziale, ovvero in un energico fallo dritto, che imperava con orgoglio sulle colture.
Il valore ispirante e simbolico del regno vegetale è dunque immenso: dalla mitologia, alle tradizioni religiose, dall’arte, alla poesia e alla letteratura, fino al linguaggio quotidiano. Dai tempi più antichi ci arriva, per esempio, il mito del Pomo della discordia di Paride, il frutto del bene e del male dell’Eden, il fico certamente mangiato da Adamo ed Eva (dedotto dalla foglia dello stesso frutto con cui si coprirono le proprie nudità). E poi, ancora, si sa che la fragola nella mitologia nordica rappresenta la dea dell’amore Frigga e, nel simbolismo cristiano, la Vergine Maria.
Nell’arte pittorica, sarebbe sufficiente un nome: Caravaggio, con le sue splendide nature morte. E che dire poi dell’arte fiamminga e degli antropomorfismi dell’Arcimboldo? Anche l’arte letteraria pullula di esempi, basterebbe leggere “Afrodita” di Isabel Allende per farsi una cultura saporita e piccante. Il sesso orale nella letteratura erotica veniva, infatti, spesso definito ‘frutto proibito’, anche se oggi questo raffinato pudore fa sorridere.
Persino nel Cantico dei Cantici, che è un capolavoro di sensualità, si elogiava il sodalizio tra i frutti della Terra e i piaceri del sesso e dell’amore: “Con dolci d’uva e con mele, sostenetemi e resuscitatemi. Muoio d’amore”, dice Sulamit a Salomone. E ancora: “Favi colanti le tue labbra, oh sposa, miele e latte nella tua bocca, come un Libano di aromi, delle tue vesti l’odore”, canta Salomone all’amata, pregustando in questo caso miele tiepido e mandorle tritate sul corpo disteso e languido della donna.
Non c’è dubbio, quindi: frutta e verdura da sempre stimolano l’immaginazione. Entrambe invogliano alla condivisione, ispirano la creatività e inducono al gioco, goloso, e amoroso! Non per niente, moltissimi vegetali e frutti sono considerati ancora oggi cibi afrodisiaci, vuoi per la loro forma allusiva, vuoi per la morbidezza o la durezza, la ‘polposità’, la dolcezza, la succosità, insomma tutte qualità esplicite dell’atto amoroso.
Anche nei giochi culinari, come in quelli erotici, si prediligono infatti le fogge falliche e tonde (come le zucchine e le pesche), le consistenze polpose e umide (come i mango e i pomodori), i colori delicatamente sensuali che evocano le parti turgide e tumide del corpo (melagrane e fichi, per esempio), o i toni più intensi e accesi che rimandano a più torbide oscurità (come le olive nere, le melanzane o le prugne) e gli aromi persistenti (come il frutto della passione, che tanto amo, o l’aglio, perché no!).
Insomma, non ci si annoia davvero ad essere vegetariani! Ogni giorno, ogni stagione offre i suoi piaceri, a volte persino con qualche sorpresa. Ho letto recentemente, infatti, che uno dei frutti più amati, più comuni e guarda caso anche più comunemente associati al piacere sessuale – la banana – è oggetto di un curioso progetto. C’è, infatti, chi sta studiando come produrre banane meno curve e possibilmente dritte.
Il motivo sarebbe l’esigenza di rendere più agevole e conveniente il loro trasporto, ospitandone una quantità maggiore nelle cassette. Sarà! A me pare un peccato violentare la naturale foggia di banana, sorridente e perfetta anche quando è imperfetta, con le sue piccole ammaccature e i suoi vezzosi nei. Non solo la trovo più bella e originale ma anche più ergonomica e divertente. Mi domando se la stessa sorte potrebbero subire in futuro anche i pomodori, le melanzane o le pere! Ispirerebbero certamente i pittori cubisti ma, probabilmente, non i poeti e forse nemmeno gli amanti!
Noi, per concludere, non solo godiamo dell’universo infinito di sapori, profumi e aromi dei doni che la nostra Terra ci regala ma approfittiamo anche della sua memoria per arricchire la nostra anima di emozioni artistiche e per colorare il nostro linguaggio quotidiano. Pensate a quante espressioni spesso rubiamo al mondo vegetale per far capire ciò che proviamo o a cosa alludiamo in un particolare momento: il frutto del peccato, la mela bacata, vuoto come zucca, rosso come un peperone, le pigne in testa, la bocca a ciliegia, il seno a pera, il naso a patata, gli occhi a mandorla, la pelle di pesca…
Dunque, se quello che diceva Feuerbach, è vero, gli amanti della carne non si stupiscano se dentro di sé ogni tanto sentiranno la paura del coniglio, la rassegnazione del pollo o la tenerezza del vitello mangiati a pranzo. Nel mio caso, invece, potrò sentire solo l’allegria del ravanello, l’esuberanza della fragola, la passione del mango o, alla peggio, la confusione dell’insalata mista mangiata la sera precedente.
 
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Accedi o RegistratiPaola Cerana
15 maggio 2011 ore 08:52Enzo, ti ringrazio. Come sempre, sei molto generoso nei miei confronti, attribuendomi virtù forse eccessive. Le tue parole spontanee e colorate sono comunque per me uno stimolo per cercare di fare sempre meglio ...
Gentilissimo Signor Tonino Nobile, sì, ha ragione! Come scrivo all'inizio di questo giocoso pezzo, io son morigerata e lenta nel gustare le delizie della tavola. Insomma, somiglio a un bradipo, e spesso mi ritrovo a contemplare la prima fogliolina di lattuga nel piatto quando gli altri commensali han già quasi terminato.
Un saluto 'moderatamente goloso' da parte mia a entrambe e a tutti i lettori di TN!
Paola
tonino nobile
14 maggio 2011 ore 22:26Gent.ma Sig.ra Paola, commentando brevemente il Suo Feuerbach segnalo che non solo siamo "quello" ma anche "come" mangiamo, come diceva il Buddha.
Saluti
Tonino Nobile
Vincenzo Lo Scalzo
14 maggio 2011 ore 13:55A Paola ho espresso ancora una volta l'affettuosa curiosità con lui la leggo quasi ogni settimana in Teatro Naturale, a cui apporta spontaneità di riflessioni personali e genuinità di comunicazione personale. Oggi si tratta di un flash divertente, "la banana dritta per occupare meno spazio in cassetta!". I belgi avranno certamente proposto uno studio a Bruxelles, in una giornata di vento e pioggia, incapaci di usarla come manico d'ombrello più che come ispirazione fallica...?
A me piacerebbe aperta, a nido, con i quattro arti spalancati aperti all'accoglienza, naturalmente rappresentata in 3D...
La sua fantasia s'intreccia con la sapiente elaborazione di immagini reali e virtuali: sì, dovrebbe essere inventata per rivitalizzare...la vita
stessa...dal grembo della terra alla tavola...ma anche dal mare alla rena...
Con le illustrazioni mancano solo i profumi; oggi è un sabato alla moda belga, senza colori, con un senso di scirocco che richiama tutte le forme della natura che la stagione ci offre con generosità: è anche giornata di mercato per "golosi" vegetariani.
Perchè anche tu sei golosa, e non ti dispiace. Ammettilo, e divertiti come sai! Buona giornata, a cui guizzanti forme di vita si aggiungono nella tua dieta marina, senza timore, con tutta la concentrazione di pensiero che meritano, e senza timore di sicurezza, ma amore per il piacere del gusto e l'assaporamento di momenti di stupita meditazione...
Un amico, goloso!
E.LS
Vincenzo Lo Scalzo
15 maggio 2011 ore 15:43Dallo scirocco al maestrale, dopo un'annaffiata a doccia morbida.
Ho scoperto una nuova delizia vegetariana: le Oyster leaves, foglie di una pianta marina del Nord Atlantico, capace di generare sapori che a occhi chiusi sono di perla marina, con la consistenza vegetale fresca, capace di generare un piacere del gusti morbido e persistente, leggermente salato: prova... si adatta alla meditazione in solitario!
Grazie del tuo pensiero affettuoso, e .. ripetiti! Il tuo archivio è ricco, ma quello che nasce nelle pieghe dei tuoi momenti di relax sa generare piacere della lettura.
Buona domenica
E