Mondo Enoico
Vitigni dimenticati, la risposta del territorio al clima che cambia
Uno studio durato sei anni sui Colli Piacentini rivaluta 28 varietà autoctone sottoutilizzate: acidità, tolleranza alle malattie e aromi rari le rendono preziose per la viticoltura biologica del futuro
25 settembre 2026 | 11:00 | R. T.
Le varietà autoctone sono spesso i genotipi meglio adattati ai loro ambienti di origine. In viticoltura questo le rende particolarmente adatte ai sistemi biologici e permette ai produttori di ottenere vini dalla forte identità, legati alle tradizioni locali e al carattere del territorio. C'è però un nodo storico da sciogliere: le denominazioni PDO e PGI (DOC, DOCG e IGT in Italia) sono state definite sulla base delle varietà ritenute più idonee nella seconda metà del Novecento, in condizioni ambientali sostanzialmente diverse da quelle attuali. Il risultato è che i vitigni oggi più diffusi soffrono le avversità del cambiamento climatico — scottature solari, degradazione degli acidi organici, siccità — con rese basse e qualità scarsa, soprattutto in produzione biologica.
La ricerca: sei anni di monitoraggio sui Colli Piacentini
Nel quadro dei progetti ValornVitis e SalViBio, 28 cultivar autoctone sottorappresentate sono state valutate per sei anni (2017-2022) nell'area dei Colli Piacentini. Come riferimento per il confronto sensoriale e chimico sono state utilizzate le due varietà localmente diffuse: Ortrugo (bianca) e Barbera (rossa). Rese, composizione delle uve e caratteristiche enologiche sono state monitorate durante la maturazione per individuare i genotipi meno sensibili alle pressioni climatiche.
Acidità e maturazione: Barbesino, Molinelli e Bucalò
Dall'analisi del rapporto tra solidi solubili totali (TSS) e acidità titolabile (TA) lungo la maturazione emergono indicazioni utili. Le correlazioni sono descritte da una funzione di decadimento esponenziale, con valori di R² coerenti (da 0,97 a 0,99). Tre genotipi — Barbesino, Molinelli e Bucalò — hanno mostrato rapporti molto costanti per tutto il processo rispetto a Ortrugo, con valori di TA sistematicamente superiori a parità di zuccheri. In dettaglio, per TSS tra 5 e 10 °Brix questi tre vitigni presentano un'acidità titolabile superiore a Ortrugo di circa 10-15 g/L; la differenza si riduce a circa 5 g/L tra 20 e 25 °Brix, restando comunque consistente ed evidente. Barbesino, in particolare, si è distinto come la varietà con la più alta acidità titolabile, un carattere chiave per la produzione di vini bianchi e spumanti: potrebbe quindi compensare Ortrugo, soggetta a una degradazione relativamente forte dell'acido malico alle temperature medie elevate.
Rese: chi supera Ortrugo e chi resta in linea
Ortrugo ha prodotto 2,37 kg per ceppo, con una media di 10 grappoli per pianta e un peso medio del grappolo di 233 g. I genotipi con prestazioni produttive superiori sono stati Verdea (3,37 kg/ceppo), Bianchetta di Diolo (3,97 kg/ceppo) e Bervedino (3,54 kg/ceppo). Nessuna differenza di resa è emersa tra Ortrugo, Molinelli, Barbesino, Colombina, Sticucaera bianca e Malvasia rosa. La produttività di Bianchetta di Bacedasco (3,19 kg/ceppo), Marsanne (localmente nota come Sciampagnino, 2,94 kg/ceppo) e Calora (2,94 kg/ceppo) non si è discostata statisticamente né da Bianchetta di Diolo, il genotipo più produttivo, né da Ortrugo.
I profili che convincono: Duraggzza, Ervi, Malvasia Rosa e Lisora
Molinelli si è confermata tra le cultivar meno suscettibili al marciume del grappolo, grazie alla struttura spargola del grappolo e alla buccia spessa. Duraggzza si è distinta tra le varietà rosse per l'elevato contenuto di antociani e lo spessore consistente della buccia, caratteri che aumentano la tolleranza sia alle scottature solari sia al marciume. Ervi è emersa come la cultivar rossa dal profilo enologico complessivamente più equilibrato, per l'elevato accumulo di fenoli e zuccheri. Malvasia Rosa si è segnalata per la combinazione rara di bacche rosate e terpeni aromatici a base di geraniolo. Lisora, caratterizzata da maturazione precoce e buona tolleranza a peronospora e oidio, appare particolarmente adatta ad ambienti più freschi e collinari.
Dal campo al disciplinare: le prospettive per i produttori
Sul fronte applicativo, i produttori locali stanno valutando l'inserimento di Ervi nella denominazione Gutturnio DOC, mentre Barbesino e Malvasia Rosa sono già coltivate più ampiamente. In collaborazione con le associazioni dei viticoltori è in corso il processo di registrazione di Molinelli e Lisora negli elenchi nazionali e regionali delle varietà coltivabili.
Conclusioni: biodiversità come strumento di adattamento
Il lavoro illustra come la diversità intraspecifica della vite possa sostenere l'adattamento della viticoltura e della produzione agricola alle condizioni ambientali in evoluzione. Le varietà sottorappresentate possiedono spesso caratteri adattativi di valore e possono quindi servire sia come strumenti diretti per rafforzare la resilienza delle comunità rurali, sia come serbatoi genetici per futuri programmi di miglioramento varietale.
Potrebbero interessarti
Mondo Enoico
Vitigni più sani con inerbimento e microrganismi indigeni: ecco come ridisegnare la nutrizione della vite
L'inoculazione con comunità microbiche complesse estratte dal suolo viticolo e l'inerbimento controllato migliorano l'assorbimento di nutrienti essenziali e riducono gli elementi potenzialmente tossici. Nessuna sinergia tra le due pratiche, ma effetti indipendenti significativi
23 settembre 2026 | 12:00
Mondo Enoico
L'atlante chimico dell'uva: la FEM mappa per la prima volta il metaboloma di 126 vitigni
Uno studio pubblicato sul Journal of Agriculture and Food Chemistry ricostruisce le parentele tra le varietà di vite non più solo attraverso il DNA, ma sulla base della loro composizione chimica. Aromatici come Moscati e Gewürztraminer formano un gruppo a sé, mentre Teroldego, Lagrein e Marzemino si scoprono "fratelli" chimici
22 settembre 2026 | 11:30
Mondo Enoico
Vitigni resistenti alle malattie: una risposta sostenibile anche nel clima caldo del Mediterraneo
Uno studio condotto in Salento su Merlot Kanthus e Merlot Khorus, due varietà resistenti alle malattie fungine, dimostra che è possibile produrre vini di alta qualità anche in ambienti caldi e siccitosi. I vini delle varietà resistenti sono risultati più graditi al pubblico, più colorati e con acidità più equilibrata rispetto al Merlot tradizionale
21 settembre 2026 | 16:00
Mondo Enoico
Vino dealcolato: perché l'etichetta conta più del gusto
Uno studio italiano condotto su 187 consumatori durante un festival scientifico in Puglia dimostra che, davanti a un Primitivo parzialmente dealcolato, la disponibilità a pagare sale soprattutto grazie alle informazioni sul prodotto, più che all'assaggio. Ecco cosa dice la ricerca e come orientarsi all'acquisto
17 settembre 2026 | 15:00
Mondo Enoico
Champagne 2026, la vendemmia più precoce di sempre punta alla grande qualità
La raccolta è iniziata già il 6 agosto, con quasi due settimane di anticipo sul 2025. Caldo e siccità hanno ridotto le rese, ma le uve sono arrivate in cantina in condizioni sanitarie eccezionali, con maturità, concentrazione e freschezza. Per gli operatori della Champagne ci sono i presupposti per una vendemmia storica
13 settembre 2026 | 12:00
Mondo Enoico
Strategie colturali e metodi fisici per il controllo dei parassiti della vite
Le alternative biotecnologiche agli insetticidi come la confusione sessuale e il controllo biologico con antagonisti naturali rappresentano già strumenti preziosi e consolidati. Tuttavia, la vera svolta potrebbe arrivare da un approccio più olistico
07 settembre 2026 | 15:00