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Virus della vite e potenziale enologico: sfatato il mito del miglioramento qualitativo

Virus della vite e potenziale enologico: sfatato il mito del miglioramento qualitativo

Analizzato l'impatto delle infezioni virali multiple (GPGV, GFLV, GLRaV-1 e GLRaV-3) sul Pinot grigio. Le coinfezioni virali compromettono gravemente la resa e il profilo metabolico del mosto, con ripercussioni significative anche sulle performance fermentative e sulle caratteristiche organolettiche del vino

06 ottobre 2026 | 15:00 | R. T.

I virus della vite rappresentano da sempre una sfida critica per i distretti viticoli, minacciando non solo la produttività e la longevità delle piante, ma anche la qualità delle uve e, di conseguenza, del vino. Uno studio recente, firmato da Valeria Gualandri e Raffaele Guzzon del Centro di Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach (Dipartimento Trasformazione Alimentare), ha indagato a fondo l'impatto delle infezioni virali multiple su una cultivar di particolare interesse per il territorio alpino: il Pinot grigio.

La ricerca, presentata in occasione del WAC 2026, si è concentrata su un vigneto situato ad Adige, nel Nord Italia, dove sono state identificate quattro diverse associazioni virali: GPGV, GFLV, GLRaV-1 e GLRaV-3. Le analisi molecolari, condotte tramite ELISA e RT-PCR, hanno evidenziato una diffusa presenza di coinfezioni, probabilmente originatesi da materiale vivaistico infetto e dalla diffusione di vettori.

Differenze abissali tra piante asintomatiche e infette

Il confronto tra piante asintomatiche e piante infette ha rivelato discrepanze severe. Il dato più eclatante riguarda la riduzione media del peso del grappolo, che nelle piante infette ha subito un calo fino all'80%. Ma non è solo una questione di quantità: le analisi chimiche hanno confermato un profondo cambiamento metabolico, caratterizzato da un aumento dell'acidità totale e da una depressione dei livelli zuccherini.

La combinazione virale GPGV/GFLV/GLRaV-3 si è dimostrata la più dannosa, mentre la coinfezione GPGV/GFLV/GLRaV-1 ha mostrato un comportamento più simile al controllo asintomatico. Questo suggerisce che non tutte le associazioni virali hanno lo stesso impatto, ma che alcune sono in grado di compromettere in modo significativo la maturazione e la composizione dell'uva.

Fermentazione e profilo aromatico sotto la lente

La sperimentazione non si è fermata al vigneto. I ricercatori hanno condotto fermentazioni alcoliche sperimentali su scala di laboratorio (5 litri), monitorando l'evoluzione della CO2 e analizzando i parametri enologici con FT-IR e enzimatica, oltre al profilo dei composti volatili tramite GC-MS/MS.

I risultati hanno evidenziato differenze significative nella velocità massima di fermentazione (Vmax) e nella resa di conversione degli zuccheri in alcol per specifiche combinazioni virali. I campioni più compromessi hanno prodotto vini con contenuto alcolico inferiore e acidità elevata, confermando che determinate coinfezioni pregiudicano l'idoneità enologica delle uve.

L'analisi GC-MS/MS ha inoltre verificato profili volatili distinti tra campioni infetti e asintomatici, guidati da alterazioni nei precursori chiave come zuccheri e composti azotati (YAN). La heatmap dei composti aromatici volatili ha mostrato come le diverse combinazioni di infezioni virali alterino quantitativamente il profilo aromatico rispetto ai campioni asintomatici, con variazioni legate alla composizione del mosto.

Conclusioni: nessun miglioramento qualitativo, solo danni

Lo studio smonta definitivamente il mito secondo cui le infezioni virali potrebbero portare a un miglioramento qualitativo delle uve. Al contrario, i virus non solo compromettono la fitness e la longevità delle piante, ma inducono profonde alterazioni nei grappoli, che si traducono in una scarsa idoneità enologica.

Mentre strategie mirate di ripristino del mosto possono mitigare alcuni di questi effetti negativi, i ricercatori sottolineano con forza che il controllo sanitario rigoroso del materiale vivaistico rimane la prima e più efficace linea di difesa. La lotta ai virus della vite passa, inevitabilmente, dalla prevenzione in vivaio.

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