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Gestione della peronospora della vite in un'annata di forte pressione del fungo

Gestione della peronospora della vite in un'annata di forte pressione del fungo

In due annate di prove la strategia biologica che ha funzionato meglio ha combinato il lievito PT22AV (formulato YSY®), rame proteico ed estratti vegetali, con applicazioni avviate già dalle prime fasi vegetative. Serve prevenzione precoce e miscele a più meccanismi d’azione, non il singolo prodotto

16 ottobre 2026 | 12:00 | R. T.

Chi ha gestito vigneti nel 2023 se lo ricorda bene. Piogge continue da fine marzo a giugno, bagnatura fogliare prolungata, umidità persistente: le condizioni ideali per Plasmopara viticola, l’agente della peronospora della vite. In Italia, e in particolare nelle regioni centro-meridionali, si è assistito a una delle stagioni più critiche degli ultimi anni, con perdite di produzione anche gravi.

La sperimentazione condotta in Campania su viti di Fiano ha fotografato proprio questo scenario: nel 2023 il testimone non trattato ha raggiunto il 100% di incidenza sui grappoli e un indice di McKinney del 62%, contro valori molto più contenuti nel 2022 (52,9% di incidenza e 15,5% di McKinney). Due annate agli antipodi, quindi, utilissime per capire quali strategie tengono anche quando la malattia “spinge” davvero.

La prova: quattro strategie bio a confronto

Lo studio ha messo a confronto quattro strategie biologiche (BIO1, BIO2, BIO3 e COMB), un programma chimico convenzionale (CHEM) e un testimone non trattato. Tutte le tesi bio si basavano su formulati a basso impatto: rame proteico (Protamin Cu 62), elicitori da alghe (Fylloton), estratti vegetali (SKM 100) e il bioformulato YSY®, a base del lievito benefico Papiliotrema terrestris ceppo PT22AV.

La differenza sostanziale stava nella presenza o meno del lievito e nella miscela impiegata:

  • BIO1: rame proteico + Fylloton

  • BIO2: YSY® + rame proteico + Fylloton

  • BIO3: rame proteico + SKM 100

  • COMB: YSY® + Airone Plus (rame) + SKM 100

Prima di scendere in campo, i ricercatori hanno verificato la compatibilità del lievito con gli altri prodotti in miscela. Risultato incoraggiante: PT22AV ha mantenuto una crescita superiore all’82% rispetto al controllo anche alle dosi di campo, e nessun prodotto lo ha inibito completamente, nemmeno a 1,5 volte la dose etichetta. Un dato tutt’altro che scontato, perché la compatibilità in botte è spesso il vero collo di bottiglia delle strategie biologiche integrate.

I risultati che contano

Nel 2022, annata meno favorevole alla malattia, le tesi BIO2 e COMB hanno ridotto l’indice di McKinney sui grappoli rispettivamente del 68% e del 63% rispetto al non trattato. BIO1 e BIO3 si sono fermate a livelli di protezione nettamente inferiori.

Il vero banco di prova è stato però il 2023. Con una pressione di malattia eccezionale, BIO2 e COMB hanno mantenuto le performance migliori: -74% e -72% di McKinney sui grappoli rispetto al testimone. Il programma chimico convenzionale ha confermato la massima efficacia, ma le strategie integrate con il lievito si sono avvicinate in modo significativo, soprattutto considerando che si tratta di prodotti a basso rischio.

Il dato più interessante è il cosiddetto “fattore di sinergia”: confrontando BIO2 con BIO1, la sola aggiunta del lievito ha migliorato l’efficacia di circa 1,59 volte. In altre parole, PT22AV non è un semplice “riempitivo” del programma, ma un componente che contribuisce in modo sostanziale alla soppressione della malattia, verosimilmente grazie alla sua azione diretta sul patogeno e all’induzione delle difese della pianta.

La lezione n. 1: anticipare i trattamenti

C’è un altro elemento che emerge con forza dalla prova: il momento di applicazione. Nel 2022 i trattamenti sono partiti dopo la comparsa dei primi sintomi, quando i germogli erano già a 15-25 cm (BBCH 19-53). Nel 2023, proprio sulla base dell’esperienza precedente, si è scelto di partire in via preventiva, subito dopo il germogliamento, a germogli di 5-15 cm (BBCH 11-13).

Il messaggio per i tecnici è chiaro: con la peronospora non si rincorre, si anticipa. Le applicazioni devono precedere l’insediamento del patogeno e la penetrazione stomatica, perché una volta che l’infezione è in corso, anche i prodotti migliori perdono gran parte della loro efficacia. Questo vale ancora di più per i mezzi biologici, che devono colonizzare la fillosfera e competere con il patogeno: arrivare tardi significa partire già sconfitti.

La lezione n. 2: miscele, non prodotti singoli

Nessuno dei formulati testati, da solo, ha eguagliato il programma chimico nel 2023. Ma la combinazione di più meccanismi d’azione complementari ha permesso di avvicinarsi molto, mantenendo un profilo di sostenibilità decisamente migliore.

La ricetta che ha funzionato combina tre elementi:

  1. L’attività antimicrobica del rame, in forma proteica, più biodisponibile e con minori input di metallo rispetto ai formulati tradizionali;

  2. L’azione multiforme del lievito PT22AV, che agisce sia direttamente sul patogeno sia stimolando le difese della pianta;

  3. L’attività elicitoria degli estratti algali e vegetali, che attivano le risposte di resistenza dell’ospite.

A questo si aggiunge un vantaggio non secondario: i microrganismi benefici hanno meccanismi d’azione multipli, quindi presentano un rischio di selezione di ceppi resistenti molto più basso rispetto ai fungicidi sintetici a sito d’azione specifico.

Consigli operativi per la prossima stagione

Alla luce dei risultati, alcune indicazioni pratiche per chi pianifica la difesa antiperonosporica:

  • Partire presto. Avviare i trattamenti già dalle prime fasi vegetative, subito dopo il germogliamento, senza attendere i primi sintomi. Il monitoraggio delle condizioni meteo e del rischio infettivo resta lo strumento base per decidere il momento esatto.

  • Integrare, non sostituire. Le strategie biologiche danno il meglio all’interno di programmi integrati, in combinazione con rame a basso dosaggio e formulati elicitori. L’obiettivo non è eliminare il chimico, ma ridurne progressivamente il ricorso.

  • Verificare sempre la compatibilità in botte. Prima di miscelare il lievito con altri prodotti, è opportuno controllare che non vi siano incompatibilità, soprattutto a dosi superiori a quella etichetta.

  • Puntare su miscele a più meccanismi d’azione. Alternare e combinare prodotti con modalità d’azione diverse riduce il rischio di resistenza e aumenta la robustezza del programma, soprattutto nelle annate difficili.

  • Attenzione alle dosi di rame. Le formulazioni proteiche permettono di ridurre gli input di metallo mantenendo efficacia, un aspetto sempre più rilevante alla luce dei limiti normativi europei (4 kg/ha/anno come media settennale).

Uno sguardo oltre la peronospora

C’è un ultimo dettaglio che merita attenzione: il lievito PT22AV ha mostrato in altri studi attività anche contro Botrytis cinerea nelle fasi finali della maturazione. In un programma di difesa integrata, questo si traduce in un beneficio collaterale tutt’altro che trascurabile, con una sola soluzione in grado di coprire più fronti fitosanitari.

La conclusione degli autori è chiara: il futuro della difesa della vite non passa dal singolo prodotto miracoloso, ma da un approccio “a strategia”, in cui la protezione nasce dall’integrazione di strumenti diversi capaci di interferire con funzioni biologiche diverse del patosistema. Le annate estreme, come il 2023, non sono un’eccezione destinata a ripetersi raramente: sono il nuovo banco di prova su cui misurare la solidità dei nostri programmi di difesa.

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