Mondo Enoico
Vitigni resistenti alle malattie: una risposta sostenibile anche nel clima caldo del Mediterraneo
Uno studio condotto in Salento su Merlot Kanthus e Merlot Khorus, due varietà resistenti alle malattie fungine, dimostra che è possibile produrre vini di alta qualità anche in ambienti caldi e siccitosi. I vini delle varietà resistenti sono risultati più graditi al pubblico, più colorati e con acidità più equilibrata rispetto al Merlot tradizionale
21 settembre 2026 | 16:00 | R. T.
Il settore vitivinicolo mondiale è chiamato a ridurre il proprio impatto ambientale, in particolare l'uso di agrofarmaci e le emissioni di gas serra. La strategia europea "Farm to Fork" prevede una riduzione del 50% dei pesticidi chimici entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050. In questo scenario, la viticoltura italiana è particolarmente sotto pressione: pur occupando una porzione limitata della superficie agricola, la vite assorbe circa il 13% in massa di tutti i fitosanitari sintetici utilizzati in Europa. La soluzione più promettente arriva dal miglioramento genetico: l'incrocio controllato tra Vitis vinifera e specie selvatiche asiatiche e americane ha portato alla selezione di varietà resistenti alle principali malattie fungine, note con l'acronimo tedesco PIWI. Queste varietà richiedono molti meno trattamenti, ma la loro diffusione è ancora limitata da dubbi sulla qualità enologica, soprattutto in ambienti mediterranei caldi e siccitosi.
Lo studio: Merlot Kanthus e Merlot Khorus nel Salento
La ricerca, condotta nel 2022 presso la Cantina Due Palme di Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, ha confrontato due varietà resistenti — Merlot Kanthus e Merlot Khorus — con il loro genitore Merlot N., coltivato tradizionalmente. I tre vigneti, allevati a Guyot con spaziatura di 2,2 metri per 1 metro e innestati su Kober 5BB, sono stati gestiti senza irrigazione e con trattamenti fitosanitari ridotti al minimo secondo i protocolli di lotta integrata. La vendemmia è avvenuta il 22 agosto 2022 e le uve sono state vinificate con lo stesso protocollo in microvinificazioni da 25 kg, con fermentazione di 8 giorni a 18-22 °C e macerazione sulle bucce.
Composizione delle uve e dei vini
Le analisi chimiche hanno evidenziato differenze significative tra le tre varietà. Merlot Kanthus ha mostrato la maggiore concentrazione zuccherina (231 g/L), seguita da Merlot N. (223 g/L) e Merlot Khorus (180 g/L). Quest'ultimo ha presentato anche il pH più basso (3,43 contro 3,67-3,69 degli altri due), un dato particolarmente interessante in un contesto climatico caldo, dove l'acidità tende a calare rapidamente durante la maturazione. Nei vini, il contenuto alcolico ha riflesso quello delle uve: 14,15% per Merlot Kanthus, 13,41% per Merlot N. e 10,88% per Merlot Khorus. L'intensità colorante è risultata significativamente superiore nei vini delle due varietà resistenti (11,93 e 14,51) rispetto al Merlot tradizionale (7,15), a conferma della loro ricchezza in antociani.
Il giudizio dei consumatori e dei degustatori esperti
Due diverse analisi sensoriali sono state condotte: un test affettivo su 61 consumatori non esperti e un test descrittivo quantitativo su 10 giudici esperti, tra sommelier e personale accademico. Nel test affettivo, i vini delle varietà resistenti sono stati giudicati tendenzialmente più piacevoli del Merlot N., con Merlot Kanthus leggermente preferito rispetto a Merlot Khorus. Il test descrittivo ha confermato differenze significative solo per alcuni descrittori: Merlot Kanthus è risultato più ricco di note vegetali fresche, mentre l'acidità è stata percepita più alta in Merlot Khorus e Merlot N. rispetto a Merlot Kanthus. Ancora una volta, l'intensità colorante è stata giudicata superiore nei vini resistenti. Non sono emerse differenze significative per amaro, astringenza, corpo e dolcezza, a dimostrazione di un profilo gustativo complessivamente equilibrato.
Prospettive per la viticoltura mediterranea
I risultati di questo studio, pur riferiti a una singola annata, indicano che le varietà resistenti Merlot Kanthus e Merlot Khorus possono raggiungere standard qualitativi elevati anche in un terroir caldo e secco come quello salentino. La capacità di Merlot Khorus di mantenere un pH più basso rappresenta un vantaggio strategico in un contesto di cambiamento climatico, dove l'aumento delle temperature anticipa la maturazione e riduce l'acidità. La maggiore intensità colorante e il buon gradimento da parte dei consumatori suggeriscono che questi vini possano inserirsi con successo nel mercato, contribuendo a superare le diffidenze verso i vitigni PIWI. Attualmente in Italia solo sette regioni autorizzano la coltivazione di queste varietà, mentre altre, come la Puglia, mantengono un approccio più conservativo. Studi come questo forniscono evidenze concrete a supporto di una revisione delle normative, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economica che la viticoltura moderna è chiamata a perseguire.
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