Mondo Enoico
La vite resiste ad una delle più grandi crisi idriche degli ultimi 200 anni
La vite è ancora a riposo in molte zone d'Italia. Le gemme sono appena appena gonfie, in rarissimi casi aperte, ed in generale si trovano in una fase fenologica in cui sono ancora dormienti, il che implica che i giochi devono ancora farsi. Più ci si sposta verso sud e più la situazione è “avanzata”
29 marzo 2019 | C. S.
In un momento in cui l'Italia sta vivendo una delle più grandi crisi idriche degli ultimi 200 anni ed il consumatore si accorge di tutto ciò andando a fare la spesa quotidianamente al mercato, ed invece gli esperti del settore faticano ancora a decodifcare questi fenomeni tra cambio climatico e rifessioni legate ad andamenti sinusoidali delle stagioni, tutta l'agricoltura, o quasi, è a rischio: dalla frutta agli ortaggi, fno ad arrivare al mais.
O quasi dicevamo perché anche nel mondo agricolo e della natura ci sono campioni che resistono e combattono tenacemente.
E' il caso della vite!
Una delle più antiche piante coltivate dall'uomo ha una particolare resilienza e predisposizione per ovviare a condizioni climatiche diffcili. Come quelle attuali.
“Da mesi non si registrano piogge consistenti al Nord e scarsissime precipitazioni si sono verifcate fno alla Toscana, tanto che nelle falde, ad oggi, le riserve risultano di migliaia di metri cubi inferiori alla norma; la situazione è quindi di allarme vero ed autentico per l'agricoltura, ma in viticoltura i giochi sono ancora solo all'inizio” dichiarano all'unisono Angelo Divittini e Marco Tonni del gruppo Sata, realtà fondata dal prof. Leonardo Valenti e dal dr. Pierluigi Donna, con case history seguite dalle Alpi al Mediterraneo.
“La vite è ancora a riposo in molte zone d'Italia. Pertanto le gemme sono appena appena gonfe, in rarissimi casi aperte, ed in generale si trovano in una fase fenologica in cui sono ancora dormienti, il che implica che i giochi devono ancora farsi. Certo: più ci si sposta verso sud e più la situazione è “avanzata”, ma è altrettanto vero che il contesto d'emergenza idrica è, incredibilmente, più problematico a nord che nel meridione. Nel centro Italia, nelle Marche, a solo titolo di esempio, la situazione è molto diversa dalla fascia Prealpina: le gemme sono già aperte, in alcuni casi sono presenti già i primi abbozzi forali, quindi si tratta di una condizione
già piuttosto progredita e diversa” proseguono i due esperti di potature e coltivazioni della vite a tutte le latitudini.
L'analisi della situazione climatica nazionale da parte di Tonni e Divittini si basa però anche su “spiegazioni scientifche: in quanto coltura arbustiva la vite ha radici profondissime, tanto che affondano, per il suo corretto mantenimento, ad un livello del terreno dove le riserve idriche sono ancora ottimali tendenzialmente ovunque. Ed è utile anche ricordare che, contrariamente ad altre coltivazioni, nella maggior parte dei casi non si ricorre ad irrigare la vite proprio perché la ricerca dell'acqua è la lotta che questa pianta sviluppa in tutti i terreni. Ma non solo: magicamente, la vite, più combatte e più produce frutti meravigliosi! Il tutto senza sottovalutare un ulteriore fatto,ovvero: la carenza di piogge nei mesi di marzo e aprile tendenzialmente riduce il rischio di sviluppo della Peronospora che di solito dilaga a maggio”.
In un contesto come quello attuale diventano ancora di più stringente attualità le rifessioni e le ricerche in ambito vitivinicolo relativamente alla resilienza della vite. In un recente convegno in provincia di Treviso, promosso dal Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia con il Consorzio del Collio in collaborazione con l'Università di Firenze ed altri partner, Angelo Divittini ha fatto il punto della situazione della ricerca scientifca orientata anche per conseguire “viti più tolleranti agli stress biotici e abiotici ottenendo, attraverso tecniche vivaistiche, anche maggiore variabilità genetiche e aumentando così la resilienza delle giovani barbatelle”.
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