L'arca olearia
Da terra. Eppure è extra vergine
Può tornare in auge la raccattatura? E’ economicamente conveniente? E’ davvero possibile produrre extra vergini d’oliva? Ecco tutte le risposte
14 novembre 2009 | Alberto Grimelli
Eâ possibile produrre olio extra vergine dâoliva con frutti raccolti da terra.
Si tratterà , molto probabilmente, di un prodotto di scarsa qualità ma che rispetterà tutti i requisiti di legge in vigore per fregiarsi di tale denominazione commerciale. Non crediamo possa accedere alle denominazioni dâorigine e ad altre certificazioni di qualità .
Vi sono naturalmente alcuni requisiti e alcune regole da tener presente per ottenere extra vergine dalle olive raccattate:
- massima pulizia della piazzola di raccolta mediate diserbo e rullatura
- frequenti passaggi di spazzatura
- mai eseguire scopatura in presenza di terreno smosso o bagnato
- conservazione molto breve e celere frangitura delle olive
Lungi da noi voler promuovere tale sistema di raccolta, riteniamo sia da ritenersi accettabile in alcune condizioni, come alberi secolari, vigorosi e molto alti, varietà scalari con drupe molto piccole, oliveti tradizionali con sesti molto larghi in zone con particolari vincoli dove non sia possibile un rinnovo degli impianti.
Potrebbero sembrare casi limite eppure rappresentano percentuali significative dellâolivicoltura tradizionale in alcune province ed aree del sud Italia.
Offirire agli olivicoltori delle alternative significa limitare lâabbandono degli oliveti, salvaguardando così il territorio e il suo assetto idrogeologico.
La raccattatura permette di abbattere i costi di raccolta, rispetto alla brucatura, del 70% e più in funzione delle condizioni del terreno (giacitura, tessitura, inerbimentoâ¦), del sesto dâimpianto e della conformazione dellâoliveto (piante sparse o su filariâ¦), del macchinario utilizzato (solo scopatrice o multifunzioneâ¦) e del cantiere di raccolta utilizzato.
Tanto più il terreno è accidentato, declive e inerbito tanto meno efficiente risulterà la raccattatura a causa di perdite dovute alla mancata raccolta, a zone non esplorate dagli organi scopatori dei mezzi meccanici, a eventuali problemi di eccessiva contaminazione delle olive con terra che favoriranno fermentazioni e scadimento qualitativo.
Sebbene lâorganizzazione del lavoro possa prevedere una spazzatura anche per piazzole risulta certamente decisamente più efficiente e meno onerosa quella su filari.
In commercio, rispetto a un recente passato in cui le scopatici erano mutuale da quelle che spazzavano le strade, la tecnologia ha fatto progressi e esistono macchine multifunzione che oltre a scopare le olive provvedono alla loro cernita e al loro stoccaggio in bins, riducendo il fabbisogno di manodopera.
Il cantiere di raccolta può essere organizzato con diverse modalità :
- iniziale battitura delle piante e successiva raccattatura, per poi passare a frequenti passaggi per raccogliere quanto naturalmente cascolato
- iniziale scuotitura delle piante e successiva raccattatura, per poi passare a frequenti passaggi per raccogliere quanto naturalmente cascolato
- raccolta del solo naturalmente cascolato, con frequenti passaggi
Evidente che dal punto di vista di efficienza complessiva la soluzione di una scuotitura per poi passare alla raccattatura rappresenta la soluzione migliore in quanto consente, in prima battuta, dopo la scuotitura di raccogliere la maggior parte del prodotto, lasciando sul terreno le olive per pochissimo tempo, anche solo poche ore, riducendo i rischi che partite dâolive possano risultare tanto scadenti da non produrre extra vergine.
Dal punto di vista economico la raccattatura da terra ha unâincidenza simile, se non uguale, alla raccolta con scuotitrice dotata di ombrello rovescio, necessitando della stessa quantità di manodopera.
Evidente, quindi, che per impianti moderni e razionali la scelta della raccattatura appare antieconomica potendo produrre extra vergine di qualità a parità di costi.
In impianti tradizionali, aventi le caratteristiche già elencate, la raccattatura consente margini di guadagno di alcune decine di centesimi di euro per chilogrammo dâolio, un profitto che certamente non permette arricchimenti ma che giustifica la cura, ancorché minima, di questi oliveti.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Spettroscopia terahertz per smascherare le frodi nell’olio extravergine: riconosce anche gli oli di qualità inferiore
Le potenzialità della spettroscopia nel dominio del tempo (THz-TDS) per individuare adulterazioni dell'olio extravergine di oliva con oli raffinati e prodotti scaduti. Una prospettiva interessante per sviluppare controlli rapidi e non distruttivi contro le frodi olearie
03 novembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
Estraibilità dell’olio dalle olive: il ruolo dell’acqua, delle emulsioni e delle scelte in frantoio
La resa in olio non dipende soltanto dalla quantità di grassi presenti nelle olive, ma anche dalla facilità con cui possono essere liberati e separati dalla pasta. Umidità del frutto, maturazione, cultivar, frangitura, gramolazione e centrifugazione determinano l’efficienza estrattiva, con effetti diretti sui costi di lavorazione
03 novembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Forze di resistenza al distacco delle olive: perché il frutto si stacca (o non si stacca)
Uno studio condotto su 21 cultivar di olivo dimostra che a determinare la resistenza del frutto non è la cultivar in sé, ma soprattutto la dimensione del frutto e il diametro del peduncolo. La resa per pianta, invece, non incide direttamente
02 novembre 2026 | 15:00
L'arca olearia
L’Unione europea dimentica l'olio di Coratina nella deroga sul limite degli steroli
Il Regolamento europeo 2026/2358 del 21 agosto 2026 prevede le deroghe per il contenuto di steroli totali a 800 mg/kg per Koroneiki e Nocellara del Belice ma dimentica l’accordo al Consiglio Oleicolo Internazionale sulla Coratina
02 novembre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Le riserve di carboidrati non determinano l’alternanza produttiva dell’olivo
Messa in discussione l’ipotesi secondo cui l’alternanza produttiva dipenda dall’esaurimento delle riserve durante le annate di carica: anche con una riduzione del 75-100% dei frutti, l’accumulo di carboidrati aumenta soltanto in misura limitata
01 novembre 2026 | 12:00
L'arca olearia
Occhio di pavone dell'olivo: dalla diagnosi alla difesa integrata
Spilocaea oleaginea, agente dell'occhio di pavone, riduce clorofille e carboidrati delle foglie, ma che azoxistrobina e ossicloruro di rame, applicati con la giusta cadenza, contengono l'infezione e recuperano la funzionalità fotosintetica
31 ottobre 2026 | 12:00