L'arca olearia
Ecco un extra vergine d’oliva che lascia l’amaro in bocca
L’Unaprol lancia una nuova società: IOO%, ovvero Italian Olive Oil, che promuoverà il made in Italy. Un’iniziativa lodevole se non fosse che…
11 aprile 2009 | Alberto Grimelli, Luigi Caricato
Unaprol, forte dellâesperienza del programma europeo sulla tracciabilità (400 filiere tracciate), ha lanciato in occasione del Sol di Verona un nuovo progetto: IOO% Italian Olive Oil.
Un nuovo marchio che verrà gestito da unâomonima società consortile costituita da Unaprol, Aifo, assaggiatori, imprese di confezionamento, cooperative, associazioni olivicole e GDO.
La società â si legge in un comunicato â promuoverà in Italia e allâestero la produzione di alta qualità che risponderà ad uno specifico disciplinare, comunicherà al consumatore mondiale che esiste un marchio che tutela lâorigine e lâalta qualità del prodotto acquistato, gestirà il marchio IOO%, realizzerà campagne di informazione sul consumo di extra vergine dâoliva dâalta qualità in Italia e allâestero.
Durante il convegno inoltre il direttore Unaprol Ranieri filo della Torre ha lanciato una piccola bomba affermando che la società è il primo passo per avviare una nuova battaglia a Bruxelles per dare origine a una nuova categoria commerciale, che vada oltre lâextra vergine dâoliva.
Fin qui la notizia.
Ora alcuni doverosi commenti.
Della qualità del disciplinare di produzione non dubitiamo visto che è stato costruito riunendo alcuni dei massimi esperti italiani, docenti universitari e non, di olivicoltura ed elaiotecnica.
Qualche perplessità abbiamo sulla necessità di creare unâaltra società , visto che, alla corte Unaprol, dovrebbe ancora esisterne almeno una denominata Oliveti dâItalia. Si tratta di una delle Moc, create con qualche miliardo di lire alcuni anni fa, che dovevano servire da piattaforma commerciale per lâolio dâoliva italiano. Un progetto ambizioso che sostanzialmente fallì, o meglio annegò, in un mare dâolio e di denari pubblici.
Due disciplinari per due unioni di produttori
Nelle stesse ore in cui Unaprol presentava la nuova società e il nuovo marchio, che basa la sua ragion dâessere su un disciplinare di produzione, il Cno lanciava sullo stesso palcoscenico del Sol il proprio disciplinare di produzione dâAlta Qualità .
In attesa di leggere e mettere a confronto i due disciplinari, così da potervi ragguagliare sulle differenze, ci chiediamo se fosse proprio necessario avere due âdiversiâ disciplinari di produzione dâalta qualità per due unioni di produttori.
Perplessità e incongruenze
Massimo Gargano, presidente Unaprol, è sicuramente un buon oratore, ottimo nei comizi, sa accendere gli animi, difetta però di coerenza, come quasi tutti i politici.
Allâinizio del suo intervento ha infatti chiosato contro lâalta qualità , dicendo espressamente che è ora di finirla di parlare di alta qualità e che parlare di olio di qualità è una strategia perdente, perché lâalta qualità si può fare un poâ dappertutto. Continuando a parlare di alta qualità favoriamo i concorrenti spagnoli, ha aggiunto.
Applausi dagli spalti, perplessità tra i giornalisti. Già , perché nel comunicato stampa diramato lâespressione âalta qualità â è riportata diverse volte e, si legge, âè il nuovo marchio (ndr IOO% Italiano Olive Oil) dellâolio extra vergine dâoliva di alta qualità legato al territorioâ¦â.
La domanda viene spontanea: lâavrà letto Gargano il comunicato stampa?
Gaffe a parte, lascia ancor più interdetti lâaffermazione per cui il progetto IOO% è nato solo perché è finalmente stata varata lâorigine obbligatoria in etichetta. Che ci azzecca? Gargano spiega: ora che è stato introdotto tale elemento di chiarezza per il consumatore, sono state create âle condizioni per rendere riconoscibile al consumatore mondiale lâalta qualità dellâolio extra vergine di oliva italiano e per dare valore al valore del prodotto targato Made in Italy.â
Quindi, interpretando le parole di Gargano, tutto il Made in Italy è dâalta qualità , quindi dall'1 luglio, in tutte le bottiglie che porteranno la dicitura Made in Italy o prodotto in Italia, si troverà olio dâalta qualità . A questo punto a che serve il IOO%?
Sarà meglio fare chiarezza.
Il marchio IOO% non fornisce alcuna garanzia aggiuntiva sullâorigine rispetto a un olio indicante Made in Italy. Lâunica differenza, come ci ha confermato il direttore Unaprol Ranieri Filo della Torre, sta quindi nel rispetto del disciplinare di produzione.
Infine⦠il lupo perde il pelo ma non il vizio
Vi ricordate come andò a finire la proposta/provocazione lanciata da Teatro Naturale nel 2005 contro lâuso delle ampolle dâolio nei ristoranti? Una rinfrescatina alla memoria non fa male, leggete qui: link esterno LâUnaprol allora attivò i propri contatti politici e si arrivo a una leggina oggi fondamentalmente disattesa in tutta Italia. Allora alla guida di Unaprol câera tal Nicola Ruggiero.
Oggi troviamo strane somiglianze tra alcune idee contenute nel documento unico programmatico che scaturì dal Tavolo del Risorgimento dellâOlio Italiano, progetto che ci siamo veduti costretti ad accantonare (link esterno) e il piano Unaprol. In particolare troviamo analogie sulla possibilità di arrivare a differenziare lâolio che noi chiamammo âartigianaleâ, ovvero scaturito dalla passione di olivicoltori e frantoani, e quello âindustrialeâ, ovvero assemblato da industriali e imbottigliatori. Profonda distanza invece sulle modalità per giungere al traguardo. Noi intendevamo arrivare a una soluzione condivisa anche da industriali e imbottigliatori, che non si erano dimostrati preconcettualmente contrari alla possibilità ; lâUnaprol ha scelto di andare da sola. Oggi alla guida di Unaprol câè Massimo Gargano.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
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