L'arca olearia

La temperatura di gramolazione: approfondiamo l’argomento

27 gradi non può essere un parametro assoluto di qualità. Scientificamente è più corretto definire un range di temperature entro il quale operare. Ecco perché

07 febbraio 2009 | Alberto Grimelli

Prediamo spunto da una lettera il cui autore Alvaro Pavan si è soffermato sui dati presentati nel nostro articolo “Estratto a freddo? 27 gradi centigradi? Un falso mito” (link esterno). Pavan ci dice: “Il punto d'equilibrio tra estrazione fenolica/stabilità ossidativa mi sembra situarsi tra i 28-30 gradi. Andando oltre si estrae un po' di più, ma si alzano i perossidi e si perdono i composti volatili. Si perde, mi sembra di capire, il meglio dell'olio, i suoi profumi più fini e distinti. Oltre i 40 gradi si va nel cotto, cioè il peggio di cui chiedere ad un olio. Che i 27 gradi non siano una scienza assoluta mi sta bene, ma, a ben guardare, non è poi così distante dalla realtà. All'olio, a differenza del vino, in fondo non si chiede d'invecchiare.”

Pavan ha solo parzialmente ragione in quanto, sulla base della ricca bibliografica in proposito, il range di temperatura ottimale a cui gramolare è compreso tra i 25 e i 30 gradi.
E’ corretto gramolare a temperature elevate? No.
27 gradi è un indiscusso ed indiscutibile valore di riferimento per ottenere un olio di alta qualità? No.

Necessaria una distinzione quindi tra i parametri legati alla normativa e quelli ascrivibili o riconducibili al concetto di alta qualità.
Nel primo caso il dato 27 gradi è una necessità. Avremmo preferito che fosse indicato un range di temperature e non un valore secco, ma la necessità di compromessi rende a Bruxelles tale strada impraticabile.
Nel secondo caso, il concetto dell’alta qualità, 27 gradi centigradi è un falso mito che garantisce unicamente, come abbiamo ribadito in altre occasioni, solo una particolare sensibilità del produttore e del frantoiano.

“Oggi diventa fondamentale che la qualità – ci dice Maurizio Servili, docente dell’Università di Perugia.- diventi un concetto misurabile, basato su dati scientifici. Per ottenere tutto ciò non è certo sufficiente un singolo parametro ma la costruzione di una certificazione di filiera basata su un disciplinare di produzione.”

Prendendo in considerazione il parametro temperatura è impossibile, quindi, fissare limiti precisi. 27 gradi potrebbe essere una temperatura anche troppo elevata per determinate cultivar, in certe annate e in stadio di maturazione avanzato.
Allo stesso modo, per esempio per quanto riguarda l’acidità, se per esigenze normative è necessario fissare dei valori soglia, non è possibile determinare, con uguale categoricità, paletti inviolabili. E’ noto che un valore al di sopra di 0,3 è probabilmente indice di qualche problema gestionale ma sarebbe assurdo celebrare un olio con 0,29 e bocciare inesorabilmente un extra vergine con 0,31.

Ribadiamo quindi il principio che la temperatura di gramolazione al pari di altri fattori va regolata in funzione della partita d’olive entrante, delle specificità della campagna olearia e del periodo della campagna olearia.
Lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha inoltre ridotto di molto l’importanza del fattore temperatura a favore del tempo e della presenza o meno di ossigeno, come ci conferma Maurizio Servili.

“Dopo la nascita dei decanter a due fasi, probabilmente il più importante sviluppo tecnologico è stato la nascita delle gramole chiuse, gramole che non consentono scambio d’ossigeno con l’esterno o sotto azoto. Prima di tutto occorre sottolineare che le prove effettuate dimostrano che non vi è significativa differenza, a livello di qualità di olio prodotto, tra una gramola piena e chiusa e una sotto azoto, laddove il gas inerte venga utilizzato con giudizio ed esperienza. In entrambi i casi l’ossigeno a disposizione degli enzimi è sufficiente per la produzione di una buona carica aromatica ma è tanto ridotto da limitare fortemente i processi ossidativi.”

- Se non c’è ossidazione aumenta col tempo la solubilità dei polifenoli in olio.
“Rispetto al passato questa è un’altra importante novità. Gli studi condotti fino agli anni 1990, con gramole aperte, dimostravano tutte che, all’aumentare del tempo di gramolazione, diminuisce più che proporzionalmente il contenuto in fenoli in olio. Con le gramole a ridotto scambio di ossigeno è vero il contrario. Mentre, infatti, sulle gramole aperte l’ossidazione, tanto sulla frazione fenolica quanto su quella aromatica, era più alta del crescere della solubilità di questi componenti in olio col tempo, eliminando i fenomeni ossidativi si assiste a un progressivo aumento della carica fenolica e aromatica col passare del tempo.”

- Come influisce il fattore temperatura in questo nuovo contesto?
“Con le gramole chiuse la temperatura incide meno della possibilità di controllo dell’ossidazione della pasta e del tempo di gramolatura. Resta comunque un importante parametro. E’ bene infatti ricordare che all’aumento della temperatura corrisponde una diminuzione del carico aromatico. Con l’incremento della temperatura si modificano i rapporti tra aldeidi – alcoli - esteri. Vi via che la temperatura sale oltre i 20 gradi si ha la disattivazione di alcuni enzimi, oltre i 30 gradi inizia la degradazione di esteri e alcoli, oltre i 35 gradi gli esteri, responsabili delle sensazioni floreali ed erbacee, si perdono. Vale la pena aumentare oltre misura la temperatura di gramolazione per “estrarre” più polifenoi considerando che, con gramole chiuse, 300-400 mg di polifenoli sono facilmente raggiungibili?”

- In conclusione
“Le gramole chiuse, attraverso la regolazione di tempo e presenza di ossigeno ci consentono un controllo superiore della semplice temperatura sul contenuto polifenolico e carica aromatica. Si tratta, in più, di un controllo selettivo, particolarmente utile nel caso il frantoiano, come abitualmente accade, si trovi a lavorare con cultivar diverse, a differenti stadi di maturazione.”

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

La raccolta meccanica all'alba riduce i danni da ammaccatura nelle olive

Anticipare la raccolta meccanica alle prime ore del mattino, quando la temperatura ambientale è più bassa, riduce significativamente i danni esterni e interni del frutto. Le olive raccolte all'alba producono meno CO₂ ed etilene, presentano minore incidenza e severità delle ammaccature, area e volume del danno inferiori e un imbrunimento interno più contenuto

04 ottobre 2026 | 11:00

L'arca olearia

Quanto guadagnano davvero i frantoi cooperativi? Il benchmarking e l'approccio industria 4.0

Le cooperative olearie affrontano una crescente volatilità dei costi e vincoli di competitività sempre più stringenti, mentre sono chiamate a rafforzare le performance di sostenibilità attraverso un uso più efficiente delle risorse

04 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Ecco un nuovo metodo per individuare i danni da mosca dell’olivo da una goccia d'olio

Una sola goccia di olio e pochi minuti di analisi potrebbero essere sufficienti per quantificare il β-carotene e ottenere indicazioni sullo stato sanitario delle olive prima della molitura. Ecco un possibile strumento rapido per valutare anche l’impatto della mosca dell’olivo sulla qualità dell’extravergine

03 ottobre 2026 | 11:00

L'arca olearia

Ecco la finestra critica che decide la resa in olio delle olive

Un deficit idrico controllato durante la sintesi lipidica può far risparmiare acqua senza compromettere la qualità commerciale dell'olio. La soglia da non superare è un potenziale idrico di -3,3 MPa. Il periodo di pioggia tra la fine dell'irrigazione e la raccolta può attenuare le differenze

02 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Ecco quanto può aumentare davvero la resa in frantoio con il giusto mix di enzimi

Incrementi della resa fino al 41% utilizzando pectinasi, cellulasi e emicellulasi durante la gramolazione.  L’impiego di enzimi nella pasta di olive non è una pratica ammessa per ottenere e commercializzare olio vergine o extravergine di oliva nell’Ue

02 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Quanto dura davvero un olio extra vergine d'oliva? Dal mito alla realtà del termine minimo di conservazione

Seguito per 16 mesi il percorso di vita di sei oli extra vergini monovarietali italiani, filtrati e conservati in condizioni controllate. Ecco il fattore che mostra la correlazione più stretta con la durata commerciale e la conseguenza pratica per chi produce e confeziona olio

02 ottobre 2026 | 14:00