L'arca olearia
GERMOPLASMA AUTOCTONO, UNA STRADA PER IL RILANCIO
Gli studi sulla caratterizzazione delle specificità di ciascuna varietà non sono solo utili all’olivicoltore per differenziare la propria produzione ma rappresentano anche un’opportunità per il settore vivaistico. L’esempio della Toscana
03 aprile 2004 | Alberto Grimelli
Una delle prime regioni italiane ad aver varato un programma per l’identificazione prima e la caratterizzazione poi delle varietà autoctone è stata la Toscana. Nel 1993 infatti è stato pubblicato il primo volume a livello nazionale con le schede identificative delle varietà toscane.
Con il Reg. CE 2136/96 si è iniziato nel 1997 a beneficiare di finanziamenti comunitari attraverso i progetti sul miglioramento della qualità dell’olio di oliva, fonte tuttora attiva che ha consentito nei successivi cicli produttivi, la prosecuzione degli studi sul germoplasma svolti grazie all’attiva collaborazione dell’IVALSA con sede al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino.
Le indagini hanno esaminato molti aspetti delle singole varietà : morfologia e fenologia delle piante e dei frutti, caratteri chimici ed organolettici degli oli, capacità rizogena ovvero la capacità di emettere radici, questo ultimo aspetto direttamente collegato alla produzione di piante per talea.
Tutti questi elementi, una volta divulgati, hanno generato una richiesta, da parte dei produttori di piante differenti dalle 5 tradizionali (frantoio, leccino, moraiolo, pendolino, maurino), in particolare per piccole partite che considerate però nella loro complessità possono influire sensibilmente sui volumi totali di vendita.
Con questo stimolo, a partire dall’anno 2000, è stato dato avvio a un processo di caratterizzazione molecolare (DNA) svolto dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena e dalla sua società spin-off COGEP.
Questo attento lavoro scientifico ha consentito di riordinare il germoplasma regionale, l’incrocio dei dati morfologici ed agronomici con i dati della caratterizzazione molecolare ha permesso di identificare, con certezza, 68 cultivar autoctone di olivo oltre alle 5 tradizionali.
Sebbene sia forte l’interesse degli olivicoltori a piantare varietà autoctone che permettano di differenziare la produzione e di creare oli tipici di gran pregio, l’impulso all’acquisto è frenato dall’impossibilità di certificarne autenticità genetica e stato fitosanitario.
In attesa dunque che divenga operativo il servizio nazionale di certificazione, la Toscana ha istituito un proprio sistema di certificazione volontaria delle piante di olivo, il sistema fa attualmente riferimento al CO.RI.PR.O..
La certificazione volontaria del materiale vivaistico consiste essenzialmente in un sistema atto a garantire che le piante prodotte sono geneticamente omogenee e sane.
Per venire incontro alle esigenze del mercato è auspicabile che altre varietà del germoplasma di olivo toscano possano entrare nel sistema di certificazione volontaria, inoltre gli strumenti messi a punto per la caratterizzazione delle piante di olivo in base al loro DNA, possono essere utilmente impiegati in un sistema di certificazione che garantisce l’omogeneità e la certezza varietale del materiale commercializzato.
Come emerso dal convegno del 23 marzo, organizzato a Pescia, comune simbolo del comparto vivaistico toscano, il CO.RI.PR.O., in accordo con la Regione Toscana, intende realizzare un campo di premoltiplicazione del materiale vegetale per la certificazione volontaria a Follonica (presso l’azienda di S. Paolina del CNR), l’Agenzia si è assunta, per questa iniziativa, l’incarico di effettuare le necessarie analisi sui terreni e sul materiale vegetale per stabilirne l’idoneità sanitaria.
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