L'arca olearia

Gli oli di oliva danno i numeri, per capire tendenze e flussi di mercato

Il monitoraggio effettuato da Federolio ci fa entrare nel vivo degli andamenti mercantili, offrendo un quadro dettagliato delle diverse referenze disponibili sugli scaffali e nel circuito dello sfuso

13 settembre 2008 | T N



Ecco un testo davvero utile, anzi utilissimo, oltre che fondamentale. Una pubblicazione di quelle di cui non si può fare a meno, visto che, come sostengono nell’introduzione gli stessi curatori del quarto, consecutivo, monitoraggio degli andamenti del mercato oleario è – di fatto – “l’unico che riesce a entrare nelle ‘pieghe’ più specifiche degli andamenti mercantili del settore”.

Intendiamoci, di simili dati ve ne sono in giro, ma non certamente tali da indagare in maniera così dettagliata, misurando l’andamento delle varie referenze, dallo spremuto a freddo alla bassa acidità, dagli extra vergini convenzionali a quelli legati all’origine e a quelli di origine in senso più stretto, a marchio Dop, eccetera.

Dati fondamentali dunque per capire come muoversi, purtroppo (e per fortuna) espressione di un’iniziativa finanziata dal Reg. Ce 2080/2005. Sì, perché il volume pubblicato da Federolio con il titolo Quarto programma di monitoraggio dell’offerta disponibile, dei flussi e dei canali di commercializzazione dell’olio d’oliva in Italia (2007), non è altra che un’attività supportata economicamente da finanziamento pubblico. Purtroppo, perché sembra che non si riesca in questo paese a far qualcosa senza aiuti; per fortuna, perché in fondo se non ci fossero tali utili aiuti non si andrebbe da nessuna parte. Ma intanto Federolio lamenta (giustamente) che il radicale taglio del finanziamento ha causato serie limitazioni. Insomma, è proprio difficile lavorare nel mondo dell’olio, tutto è così faticoso. Ma i numeri, in compenso, lasciano ben sperare.
Il periodo preso in considerazione va dal primo aprile 2007 al 31 marzo 2008.


I NUMERI DELL’OLIO
Intanto una precisazione: le aziende che hanno aderito al programma di monitoraggio sono state 71 (il 51% del totale), rispetto alle 139 di quelle associate Federolio, con una dislocazione territoriale che vede una maggiore concentrazione, come sede operativa, nei luoghi più vocati: Toscana (il 18,3% delle aziende), Puglia (14,1%) Liguria (14,1%) e via a seguire

A prevalere tra le aziende campione sono state quelle di piccole dimensioni, quelle che commercializzano annualmente fino a 2000 tonnellate (70,4%), mentre, a seguire, le aziende di medie dimensioni (fino a 7000 ton. - il 18,3%) e le grandi imprese (oltre le 7000 ton. – l’11,3%). ma entriamo nello specifico.

Gli acquisiti
Gli acquisti di sfuso si sono attestate, nel periodo considerato, sulle 253,5 mila ton., con una crescita rispetto al periodo precedente del 13,4%. e un’alta concentrazione verso l’extra vergine (195 mila ton., il 77% degli acquisti complessivi.

I picchi degli acquisiti si sono avuti in marzo e novembre. Quanto ai volumi importati, di oli di oliva allo stato sfuso, questi segnano una crescita su base annua del 38,7%.
da dove arriva l’olio d’importazione? L’80% da Spagna e Grecia, rispettivamente 79,6 ton e 29,4 ton. Non meno importante la quota di olio tunisino, dell’8,5%, pari a 11,5 mila ton.

Le vendite
Quelle totali nel 2007 si sono attestate su 258,8 mila ton., con una crescita, rispetto al periodo precedente, dell’8,7%. Di quest’olio, l’81% è confezionato (209,5 ton, con crescita su base annua del 7,5%).

In Italia le vendite del confezionato ammontano a circa 137,3 mila ton, di cui il 76,4% extra vergine, il 17,9% olio di oliva e il 5,6% oli di sansa di oliva.

L’export
Nel 2007 è stato pari a 72,2 mila ton., il 34,5% del totale delle vendite di oli oli confezionati. Primeggia anche in tal caso l’extra vergine (56,8 mila ton, corrispondente al 78,7% dei columi esportati. L’olio di oliva si attesta a quota 13,3% e l’olio di sansa di oliva all’8%.
Tra i princiapli mercati Stati Uniti (28%) e Germania (21%). Ciò che preoccupa è il vistoso calo degli Usa, con un – 13,2%, anche se le vendite in altri Paesi sono in crescendo: +25,5% Canada, + 15,9% Francia, + 12,9% Giappone, + 6,6% Uk, + 5,4% Germania.

Oli di oliva confezionati: principali Paesi di destinazione nel 2007

Queste indicazioni possono bastare per farsi un’idea generale. Ovviamente il volume scende nel dettaglio di ogni singola voce, approfondendo tutti gli aspetti, finanche le giacenze. Quanto agli acquisti, aggiungiamo solo che tra gli extra vergini domina per il 62% quelli convenzionali, per il 35% gli extra con la designazione dell’origine, per il 2% gli extra da agricoltura bio e per l’1% gli extra a marchio Dop e Igp.

Interessante inoltre il flusso dello sfuso, ma soprattutto i dati relativi all’andamento dei prezzi alla produzione. Come pure il capitolo inerente gli oli Dop e Igp, oltre che quelli da coltivazione biologica, in una dettagliata analisi tra acquisti, vendite e giacenze. O il capitolo, per esempio, sui canali di vendita, dove ovviamente domina la scena il canale della Distribuzione moderna (74,5%); o, a conclusione, l’appendice statistica, vera miniera di informazioni.



Federazione Nazionale del Commercio Oleario - Federolio, Quarto programma di monitoraggio dell’offerta disponibile, dei flussi e dei canali di commercializzazione dell’olio d’oliva in Italia (2007), Programma monitoraggio finanziato dalla Comunità europea, con il Reg. Ce 2080/2005, pp. 102, edizione fuori commercio
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