L'arca olearia

Ciao Italia, Bertolli saluta un Paese in ginocchio

Addio rinascita. Nell’indifferenza generale, si lascia in mani spagnole un marchio storico fondato nel 1865. La testimonianza diretta del gruppo Salov, in corsa per l'acquisizione; e i pareri di alcuni tra i protagonisti della filiera. C'è aria di preoccupazione

26 luglio 2008 | T N

Mario Bertolli aveva avviato l’attività nel 1865, aprendo un piccolo negozio sotto casa, a Lucca.
E’ però da molti anni che l’azienda non è più nelle mani della famiglia Bertolli, essendo stata ceduta alla Alivar, controllata da Montedison e poi alla Sme.
Romano Prodi, nel 1994, aveva quindi deciso di privatizzare e cedere le attività statali nelle conserve alimentari e lattiero casearie raggruppate con il nome di Cirio Bertolli De Rica. Bertolli andò alla multinazionale Unilever che, da qualche mese, ha deciso di dismettere il settore olio di oliva.

Lo sapevamo bene come sarebbe andata a finire.
Speravamo in una sorpresa, in un colpo di coda del settore oleario nazionale. Abbiamo, inutilmente, fatto il tifo per proposte di acquisizione da parte di aziende italiane.
Dobbiamo prendere atto che Sos Cuetare diventa deus ex machina del comparto oliandolo del nostro Paese e accettare lo stato di disfatta generale. Senza per questo tacere. Senza nascondere l’indifferenza dello Stato italiano, ma soprattutto di Confindustria, delle Banche e di quei poteri forti totalmente e squallidamente indifferenti alle sorti del comparto oleario italiano.

Nulla di così sconvolgente, sono decenni che l’agricoltura è abbandonata a se stessa e la classe degli industriali è così infiacchita che non ha nemmeno lontanamente pensato di non disperdere tale patrimonio storico di marchi: Carapelli e Sasso prima, e ora Bertolli, Dante e San Giorgio.
Il libero mercato, certo; ma non pensavamo che Confindustria fosse così indifferente e cinica. Il gruppo Salov ha tentato di acquisire Bertolli, ma nessuno che abbia voluto sostenere l’offerta della famiglia Fontana, irrobustendola. Ora il futuro è molto incerto.

630 milioni di euro, a tanto ammonta l'investimento da parte di Josè Salazar. Un valore nient'affatto impressionante se si considera che Bertolli, Dante e San Giorgio hanno fatturato, nel 2007, 380 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 60 milioni di euro.
L'accordo prevede che Sos Cuetara mantenga in essere l'impianto di Inveruno (MI) per almeno quattro anni, poi chissà. Al momento non è ben chara la politica industriale del gruppo spagnolo, mentre è certo più definita quella finanziaria.
E' infatti allo studio un progetto per riunire tutti i marchi italiani di proprietà Sos in un'unica società che verrebbe quotata in Borsa.
Si tratta certo di indiscrezioni, ipotesi però avvalorate da fonti interne alla stessa Sos.

Il gruppo spagnolo controlla così il 50% del mercato dell’olio di oliva in Italia e il 33% del segmento extra vergine. Bell’affare. Ecco il termometro che segna una febbre altissima. L’Italia dell’olio è morente, mentre Coldiretti e Slow Food si perdono in risibili battaglie di retroguardia, quella sul made in Italy obbligatorio in etichetta. Poveri noi, in che mani siamo affidati.

LA TESTIMONIANZA DI SALOV
Salov in Italia significa olio condito da tanta passione. Il gruppo, con sede a Massarosa, in provincia di Lucca, conserva con orgoglio la propria italianità e la più totale indipendenza, essendo controllata dalla famiglia Fontana al cento per cento. Salov, per intenderci, significa sostanzialmente Sagra e Filippo Berio, due storici marchi tra i più famosi e determinanti.
Riguardo alla vendita di Bertolli, il gruppo Salov era tra coloro che partecipavano all'acquisto. Per questo la testimonianza che ci ha rilasciato il direttore generale del gruppo, Alberto Baraldi, assume notevole importanza:

Facciamo i complimenti e gli auguri ai signori del gruppo SOS per l'avvenuta acquisizione del marchio Bertolli. E' evidente che le cifre che sono emerse alla chiusura dell'asta non ci trovano d'accordo sulla stima fatta alla luce delle informazioni ricevute.
Teniamo comunque a ribadire la leadership mondiale del marchio Filippo Berio. Sarà una bella sfid per tutti.



LE ALTRE TESTIMONIANZE

Lucio Carli, Fratelli Carli Spa: “E’ sorprendente come un brand italiano del 1865 abbia assunto oggi un simile valore dopo tanti anni dalla fondazione. Sinceramente fa piacere il fatto che manifesti ancora tale forza e impatto, ma nel contempo è un vero peccato aver perso l’opportunità di riportarlo in Italia dopo la cessione nel 1994 alla Unilever. Ora la Spagna si rafforza e domina il mercato, soprattutto quello della Gdo. Il nostro Paese non ha saputo far proprio un brand così prestigioso. Non ha saputo far sistema. Non siamo riusciti nemmeno a sfruttare il fatto di essere arrivati primi nell’Unione europea, siamo stati scalzati dalla Spagna, la quale nel frattempo ha fatto passi da gigante”.

Nicola Pantaleo, Pantaleo Spa: "Bertolli finisce nelle mani degli spagnoli di Sos Cuetera. Questo produce una conseguenza immediata e cioè che in Italia si ha per la prima volta una quota di mercato concentrata nelle mani di un'unica società che si stima pari al 50% per gli oli di oliva e del 33% per l’extra vergine.
Quali saranno le conseguenze di questa operazione sia per il mercato degli oli di oliva in Italia sia per il mercato globale (dove la quota nelle mani della Sos dovrebbe raggiungere in questo modo il 22%), sia per la stessa Sos è difficile dirlo. Sicuramente se una multinazionale come Unilever ha deciso di disfarsi (non certo a buon mercato) di un ramo cosi importante, in quanto Leader globale del settore degli oli di oliva, non ritenendolo strategico, sarà forse perchè questo ramo non era poi così remunerativo e non autosufficiente e comunque di difficile gestione. L’olio di oliva è un comparto in cui il valore aggiunto è molto limitato.
L’acquisizione di Bertolli da parte di una azienda spagnola era una conseguenza abbastanza logica visto che la Spagna oggi mostra un netto vantaggio rispetto a tutti gli altri paesi produttori per quantità prodotta e soprattutto per quanto concerne i costi di produzione della materia prima, che sono nettamente più bassi rispetto al resto dei Paesi produttori.
A mio parere quindi se da un lato ci sono i margini di miglioramento della competitività del marchio Bertolli, dall’altro c’è indubbiamente l’incognita della reazione, ad esempio, dei “vecchi” fornitori che prima rifornivano, senza alcun timore l’olio alla Unilever; il gruppo Sos potrà dunque dimostrare la stessa affidabilità ed immagine?
Indubbiamente questa è un occasione persa per l’Italia di riportare a casa propria un marchio che nasce in Italia ma che di Italiano non aveva già nulla o quasi ed è comunque, purtroppo un ulteriore passo indietro per la competitività del Made in Italy.”

Pasquale Manca, Domenico Manca Spa: "Ora c'è il rischio che sia il consumatore nazionale, che quello estero, si abitui a un profilo sensoriale ben definito e che percepisca all'assaggio l'olio solo in una certa maniera, assuefandosi ai netti sentori spagnoli.
In secondo luogo, ci sarà inevitabilmente uno svilimento delle piccole produzioni locali e sarà di conseguenza difficile, per i piccoli e medi produttori italiani, esitare il loro prodotto sul mercato, con buona pace del concetto di italianità e dell'intero sistema produttivo nazionale che ovviamente pagherà a caro prezzo tale nuovo contesto operativo"

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