L'arca olearia
I formulati a basso contenuto di rame che possono combattere l'occhio di pavone dell'olivo
Dimostra l'efficacia di formulazioni innovative a ridotto contenuto di rame contro l'agente dell'occhio di pavone dell'olivo, la Venturia oleaginea, aprendo scenari inediti per la protezione sostenibile dell'olivicoltura mediterranea
30 giugno 2026 | 13:00 | R. T.
L'occhio di pavone dell'olivo rappresenta una delle avversità più temute dagli olivicoltori di tutta l'area mediterranea. Causata dal fungo Venturia oleaginea, questa patologia è in grado di compromettere pesantemente la produttività degli oliveti, provocando defogliazioni precoci che riducono drasticamente la capacità fotosintetica delle piante.
La lotta a questa patologia si è tradizionalmente basata sull'impiego massiccio di fungicidi a base di rame, un approccio che però oggi solleva crescenti preoccupazioni sotto il profilo ambientale e sanitario. L'accumulo di questo metallo pesante nei suoli, il rischio di contaminazione delle acque superficiali e sotterranee, e i potenziali danni alla salute umana legati all'ingresso del rame nella catena alimentare hanno spinto le autorità regolatorie a limitarne severamente l'uso. L'Unione Europea, in particolare, ha inserito i composti del rame tra le sostanze candidate alla sostituzione, fissando un limite massimo di 28 kg di rame metallico per ettaro nell'arco di sette anni, equivalente a una media di 4 kg all'anno. Una restrizione che mette in seria difficoltà gli olivicoltori, costretti a ripensare radicalmente le strategie di difesa.
La sperimentazione in campo: quattro trattamenti a confronto
In questo contesto si inserisce lo studio condotto da un team di ricercatori del CIHEAM di Bari, dell'Università di Perugia e dell'Università An-Najah di Nablus, pubblicato sulla rivista Agriculture. La sperimentazione, realizzata nel 2021 in un oliveto adulto della varietà Nabali Baladi nella regione di Asia, in Cisgiordania, ha messo a confronto cinque diverse strategie di controllo: un complesso di rame con acido lignosolfonico e gluconico (Disper Cu Max®), un induttore di difesa endogena (Disper Broton GS®), l'idrossido di rame tradizionale, la dodina (un fungicida organico di sintesi) e un testimone non trattato.
I trattamenti sono stati effettuati a fine marzo, metà luglio e agosto, distribuendo i prodotti con un irroratore manuale collegato a un trattore per garantire una copertura uniforme dell'intera chioma. L'aspetto più innovativo riguarda il contenuto di rame metallico: l'idrossido di rame, utilizzato come riferimento, è stato applicato in una quantità equivalente a 1050 grammi di rame metallico per ettaro per trattamento. Il complesso Disper Cu Max® ne ha richiesti solo 210 grammi, con una riduzione del 500%. L'induttore di difesa Disper Broton GS®, che contiene anche manganese e zinco complessati oltre a un 3,5% di rame, ha fatto ancora meglio, con appena 105 grammi di rame per ettaro, il 90% in meno rispetto al prodotto tradizionale. La dodina, infine, non contiene rame.
I ricercatori hanno monitorato l'andamento della defogliazione e delle infezioni sia sulle foglie vecchie (cresciute nel 2020) sia su quelle nuove sviluppatesi nel corso del 2021. Per individuare anche le infezioni asintomatiche, è stato utilizzato un test al NaOH al 5%, una tecnica che rivela la presenza del fungo anche in assenza di sintomi visibili, consentendo di valutare con precisione il livello di contaminazione reale dell'apparato fogliare.
Risultati promettenti per la difesa sostenibile
I risultati ottenuti sono estremamente incoraggianti e offrono nuove prospettive per il controllo dell'occhio di pavone. Tutti i trattamenti hanno ridotto la defogliazione rispetto al controllo non trattato, ma con differenze sostanziali. Il testimone ha perso praticamente tutte le foglie vecchie entro la fine dell'esperimento a settembre, mentre gli alberi trattati con idrossido di rame e Disper Cu Max® hanno mostrato un andamento intermedio, con una perdita pressoché totale delle foglie al termine della stagione. La dodina e, in particolare, l'induttore di difesa Disper Broton GS® si sono rivelati nettamente superiori, con gli alberi trattati con quest'ultimo che hanno conservato circa il 60% delle foglie presenti all'inizio della sperimentazione, e quelli con dodina circa il 30%.
Anche per quanto riguarda le infezioni sintomatiche, il quadro è chiaro: la dodina e soprattutto il Disper Broton GS® hanno dimostrato la maggiore efficacia nel contenere lo sviluppo della malattia, sia sulle foglie vecchie che su quelle nuove. Le piante trattate con il complesso di rame hanno mostrato prestazioni intermedie, mentre l'idrossido di rame si è rivelato il meno efficace tra i prodotti testati, spesso con valori statisticamente non differenti dal testimone.
Particolarmente interessante è l'analisi delle infezioni asintomatiche, rivelate dal test al NaOH. All'inizio della sperimentazione, il 100% delle foglie cresciute nel 2020 risultava infetto, con una percentuale di sintomatici compresa tra il 72 e il 90% a seconda dei trattamenti. Durante il corso dell'anno, i trattamenti più efficaci sono riusciti a mantenere più elevate le percentuali di infezioni asintomatiche, segno che avevano bloccato la malattia negli stadi iniziali, impedendole di manifestarsi con sintomi vistosi. Sui germogli nuovi del 2021, le piante controllo e quelle trattate con idrossido di rame hanno mostrato le più alte percentuali di foglie sintomatiche, mentre dodina e Disper Broton GS® hanno mantenuto valori significativamente più bassi.
L'impatto sulla produttività: un legame diretto tra defogliazione e fruttificazione
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la correlazione diretta tra la defogliazione causata dalla malattia e la produttività degli alberi. I ricercatori hanno misurato l'allegagione, espressa come numero di frutti per infiorescenza, e il peso secco delle drupe a fine stagione. I risultati mostrano chiaramente che gli alberi trattati con dodina e Disper Broton GS®, quelli che avevano conservato più foglie durante il periodo critico marzo-giugno, hanno prodotto un numero significativamente maggiore di frutti per infiorescenza. In pratica, la presenza delle foglie vecchie ha permesso una maggiore attività fotosintetica, fornendo gli assimilati necessari per sostenere una migliore allegagione.
La relazione è risultata statisticamente significativa: maggiore era la defogliazione nei mesi primaverili, minore era il numero di frutti per infiorescenza. Analogamente, la defogliazione più tardiva, nel periodo giugno-settembre, ha influenzato negativamente il peso secco dei frutti, con un effetto diretto sulla qualità della produzione. Questo dato è di estrema importanza pratica perché dimostra che il controllo della ticchiolatura non è solo una questione estetica o di salute della pianta, ma si traduce in termini economici concreti, con effetti misurabili sia sulla quantità che sulla qualità delle olive.
Verso un nuovo paradigma di difesa
Lo studio apre scenari inediti per la gestione sostenibile della ticchiolatura dell'olivo. La possibilità di utilizzare formulazioni a basso contenuto di rame, che riducono fino al 90% l'apporto di questo metallo nell'ambiente, rappresenta una risposta concreta alle pressioni regolatorie che sempre più limitano l'uso dei fungicidi rameici tradizionali. In particolare, l'induttore di difesa Disper Broton GS® ha dimostrato prestazioni superiori persino alla dodina, considerata uno dei fungicidi più efficaci contro la Venturia oleaginea, suggerendo che il suo meccanismo d'azione possa coinvolgere sia un'azione diretta del rame e dello zinco, sia un'effetto indiretto di attivazione delle difese naturali della pianta.
Gli autori dello studio sottolineano che si tratta del primo lavoro che dimostra l'efficacia di un induttore di resistenza sistemica in campo su scala reale, aprendo prospettive completamente nuove per la difesa dagli agenti patogeni in olivicoltura. La possibilità di stimolare le difese endogene della pianta anziché agire direttamente sul patogeno rappresenta un cambio di paradigma, allineato con i principi dell'agricoltura sostenibile e della riduzione dell'impatto ambientale.
Le implicazioni pratiche per gli olivicoltori sono evidenti: l'utilizzo di questi nuovi prodotti, associato a un monitoraggio accurato delle infezioni tramite il test al NaOH, potrebbe consentire di mantenere la percentuale di foglie infette al di sotto di una soglia critica del 20%, oltre la quale la defogliazione compromette irrimediabilmente la produttività. I trattamenti, per essere efficaci, devono essere effettuati con regolarità annuale, e il loro timing rimane un elemento cruciale per massimizzare l'efficacia.
In conclusione, la ricerca rappresenta un passo avanti significativo verso un'olivicoltura più rispettosa dell'ambiente e capace di rispondere alle sfide della sostenibilità senza rinunciare all'efficacia nella protezione delle colture. Restano da approfondire, attraverso ulteriori studi, l'ottimizzazione dei tempi di intervento e la comprensione molecolare dei meccanismi d'azione dell'induttore di difesa, ma le basi per una rivoluzione nella gestione della ticchiolatura sono ormai gettate.
Bibliografia
Adawi A., Jarrar S., Almadi L., Alkomni R., Gallo M., D'Onghia A.M., Buonaurio R., Famiani F. "Effectiveness of Low Copper-Containing Chemicals against Olive Leaf Spot Disease Caused by Venturia oleaginea", Agriculture 2022, 12, 326
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