L'arca olearia

Il potenziale di danno e la dinamica di popolazione del punteruolo dell'olivo

Il potenziale di danno e la dinamica di popolazione del punteruolo dell'olivo

Il punteruolo dell’olivo Rhynchites cribripennis rappresenta un fitofago temuto nel bacino del Mediterraneo per la sua capacità di provocare cascola precoce dei frutti. L’insetto può compromettere gravemente la produzione

29 giugno 2026 | 11:00 | R. T.

Il punteruolo dell’olivo Rhynchites cribripennis rappresenta un fitofago temuto nel bacino del Mediterraneo per la sua capacità di provocare cascola precoce dei frutti. Studi condotti in Grecia hanno quantificato il danno in relazione alla densità degli adulti e monitorato l’andamento stagionale della popolazione sia sulla chioma che nel suolo. I risultati confermano che l’insetto può compromettere gravemente la produzione, con punte di abbondanza in tarda primavera e un ciclo biologico che si estende su due anni, caratterizzato da una prolungata diapausa larvale. Queste informazioni offrono spunti operativi per affinare le strategie di monitoraggio e intervento.

Entità del danno e relazione con la densità degli adulti

Le prove condotte in gabbie di mussola su germogli di olivo hanno permesso di valutare con precisione l’incidenza del fitofago sulla cascola e sulla riduzione ponderale dei frutti. Nella fase iniziale dell’accrescimento delle drupe, sono state introdotte sulle branche due o quattro forme adulte di Rhynchites cribripennis, mantenendo come testimone germogli senza insetti. In ogni replica, il numero medio di olive presenti sui rametti era di 357 unità. I rilievi, effettuati a intervalli mensili, hanno evidenziato che la percentuale di frutti caduti raggiungeva il 54±6% nei contenitori con quattro adulti, il 38±4% in quelli con due adulti e solo il 16±2% nel testimone privo di punteruoli. La cascola si è rivelata particolarmente elevata già nel corso del primo mese successivo alla formazione dei frutti, a dimostrazione che le giovani olive sono estremamente sensibili al danno da alimentazione. È emerso, inoltre, che anche una singola galleria di perforazione è sufficiente a determinare l’abscissione del frutto quando questo è ancora di piccole dimensioni. Al momento della raccolta, la pesatura individuale delle olive rimaste attaccate ai germogli ha mostrato una diminuzione significativa del peso medio nei trattamenti con maggiore densità di adulti, confermando che la riduzione della produzione non si manifesta solo in termini numerici, ma anche qualitativi, a causa dell’anticipata caduta dei frutti più vigorosi.

Andamento stagionale degli adulti sulla chioma

Il monitoraggio della popolazione adulta è stato effettuato in un oliveto dell’isola di Zante, con campionamenti regolari da aprile 1994 fino alla fine di luglio 1995. I risultati hanno messo in luce un incremento consistente delle presenze sui rami a partire dal mese di maggio, con un picco massimo registrato il 16 giugno 1994, quando sono stati contati 19,9 individui per germoglio. Nell’anno successivo, il culmine dell’infestazione si è verificato l’8 luglio, con una media di 7,7 adulti per rametto, suggerendo una certa variabilità interannuale legata probabilmente alle condizioni climatiche e fenologiche. Per quanto riguarda la distribuzione spaziale all’interno della chioma, nel primo anno di osservazione non sono emerse differenze statisticamente significative tra i quadranti nord-ovest, nord-est, sud-ovest e sud-est. Al contrario, nel 1995 si è osservata una netta preferenza per il quadrante nord-occidentale, dove il numero di individui è risultato significativamente superiore rispetto a quello rilevato nei quadranti meridionali. Tale comportamento potrebbe essere correlato a fattori microclimatici, come l’esposizione alla radiazione solare e i gradienti termici, che influenzano l’attività di volo e la ricerca dei siti di ovideposizione.

Presenza nel suolo e struttura della popolazione preimmaginale

Parallelamente ai rilievi sulla vegetazione, è stata condotta un’indagine sulla distribuzione di larve, pupe e adulti nel terreno, prelevando campioni a due profondità diverse, comprese tra 0 e 4 cm e tra 4 e 8 cm, da ottobre 1994 a ottobre 1995. Le larve sono state ritrovate durante tutto l’arco dell’anno, con la massima concentrazione in dicembre, pari a 2,4 larve per campione, a testimonianza di una presenza stabile nel suolo per lunghi periodi. Le pupe, invece, sono risultate numericamente scarse e sono state osservate prevalentemente nei mesi di ottobre e novembre. Gli adulti sono comparsi nei campioni di terreno a partire da dicembre fino a maggio, raggiungendo il valore massimo di un individuo per campione sempre nel mese di dicembre. L’analisi della distribuzione verticale ha evidenziato che gli adulti sono significativamente più abbondanti nello strato superficiale (0–4 cm) rispetto a quello più profondo, mentre le larve mostrano solo una prevalenza numerica, non sempre statisticamente significativa, nel primo strato. Le pupe, al contrario, non hanno mostrato preferenze per una delle due profondità esaminate.

Implicazioni ecologiche e ciclo biologico prolungato

L’insieme dei dati raccolti indica che Rhynchites cribripennis adotta una strategia biologica atipica per un coleottero fitofago, caratterizzata da una diapausa larvale particolarmente estesa. La presenza continua di larve nel suolo, in assenza di una netta sincronizzazione delle emergenze, porta a ipotizzare che il ciclo vitale si svolga nell’arco di due anni, con una parte della popolazione che sverna allo stadio larvale per più stagioni. Questo comportamento, se da un lato rappresenta un adattamento alle condizioni ambientali mediterranee, dall’altro rende difficoltoso il controllo dell’insetto, poiché la sua comparsa sulla chioma non è rigidamente concentrata in un breve lasso di tempo. La conoscenza di tale ciclo è fondamentale per interpretare correttamente le fluttuazioni di densità e per evitare interventi fitosanitari eseguiti in periodi in cui la popolazione adulta è ancora poco rappresentata.

Indirizzi per la difesa e il monitoraggio

I risultati ottenuti forniscono indicazioni utili per la messa a punto di una strategia di difesa razionale. Poiché il danno più ingente si verifica nelle prime fasi di sviluppo del frutto, le operazioni di monitoraggio degli adulti dovrebbero essere intensificate a partire dalla seconda metà di maggio, quando si registra l’incremento più rapido delle presenze sui rami. Lo studio suggerisce che è possibile prevedere l’entità del picco populazionale basandosi sul tasso di incremento delle catture nelle settimane iniziali della comparsa degli adulti, consentendo così di programmare eventuali trattamenti nei momenti di maggiore suscettibilità. Inoltre, la preferenza manifestata in alcuni anni per il quadrante nord-occidentale della chioma indica che i campionamenti dovrebbero essere distribuiti in modo omogeneo, ma con particolare attenzione alle zone più ombreggiate, dove l’attività dell’insetto potrebbe risultare più intensa. Infine, la presenza di forme svernanti nel suolo, in particolare nello strato superficiale, apre scenari interessanti per eventuali tecniche di confusione o di intervento sul terreno, sebbene queste richiedano ulteriori approfondimenti prima di essere applicate in campo. La definizione del ciclo biennale e della finestra temporale di maggiore vulnerabilità rappresenta, pertanto, il presupposto indispensabile per limitare i danni e contenere l’espansione di questo temibile fitofago.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Olio d'oliva da raccolta anticipata: dove nascono il verde, l’amaro e il piccante

Il profilo organolettico dipende dall’interazione fra maturazione della drupa, rapporto polpa/nocciolo, attività enzimatica e patrimonio fenolico. Comprendere questi meccanismi permette all’olivicoltore di scegliere il momento di raccolta in funzione dell’olio che vuole ottenere

13 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Raccolta delle olive meccanica vs manuale: stato attuale e futuro

La scelta tra raccolta manuale e meccanica è oggi una delle decisioni più strategiche per l’olivicoltore. Se da un lato la raccolta a mano garantisce delicatezza e selezione, dall’altro la meccanizzazione riduce i costi e accelera le operazioni. Ecco prestazioni e criticità delle due tecniche

12 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Le rese in olio al frantoio in Italia tornano in media: 11% ai primi di ottobre. Eccezioni in Calabria e Liguria

Al 5 ottobre le olive molite a livello nazionale ammontano a 9.809 tonnellate, con una produzione di olio pari a 1.111 tonnellate e una resa media nazionale dell'11,33%. Il confronto con le rese medie storiche di ottobre evidenzia come la campagna in corso si collochi su valori generalmente in linea, o lievemente inferiori, rispetto alle annate precedenti

12 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Giacenze di olio extravergine di oliva italiano a 82 mila tonnellate: la filiera rischia il blocco

Si confermano le previsioni di Teatro Naturale che ipotizzava scorte a 80 mila tonnellate a fine campagna olearia. E' da evitare il panico, si può prefigurare uno scenario simile al 2021. Occorre solo evitare la trappola finanziaria per frantoi e imbottigliatori

12 ottobre 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

L'arca olearia

Irrigare l’oliveto intensivo: benefici produttivi e costi ambientali. Cosa insegna la ricerca sul modello Arbequina

Uno studio decennale condotto su larga scala su cultivar Arbequina ha analizzato gli effetti dell’irrigazione sulle caratteristiche del frutto, sul lavoro dei frantoi e sull’impronta idrica. I risultati mostrano che l’irrigazione aumenta la resa per ettaro, ma riduce il contenuto di grasso sul peso fresco e peggiora le prestazioni ambientali legate al consumo di acqua blu

11 ottobre 2026 | 11:00

L'arca olearia

Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia: ricerca e innovazione contro Xylella fastidiosa

Ecco lo stato dell'arte, i risultati e le conclusioni al 30 giugno 2026 degli 11 progetti di ricerca finanziati dal Ministero della sovranità alimentare contro Xylella fastidiosa, il killer degli olivi

11 ottobre 2026 | 09:00