L'arca olearia

Effetti della fertilizzazione organica sul profilo degli acidi grassi dell’olio di oliva

Effetti della fertilizzazione organica sul profilo degli acidi grassi dell’olio di oliva

Differenti concentrazioni e modalità di applicazione di fertilizzanti organici su olivo possano determinare variazioni significative nella composizione lipidica, con implicazioni rilevanti per la qualità nutrizionale e la stabilità ossidativa dell'olio finale

24 marzo 2026 | 14:00 | R. T.

L’olivo (Olea europaea L.) rappresenta una delle colture arboree più importanti del bacino mediterraneo, sia dal punto di vista economico che nutrizionale. L’olio di oliva è apprezzato per l’elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi, in particolare acido oleico, associato a benefici cardiovascolari e a una maggiore stabilità ossidativa. Tuttavia, la composizione chimica dell’olio è influenzata da molteplici fattori, tra cui cultivar, condizioni pedoclimatiche e pratiche agronomiche.

Negli ultimi anni, l’interesse verso sistemi di produzione sostenibili ha portato a un aumento dell’uso di fertilizzanti organici. In tale contesto, è fondamentale comprendere come tali input influenzino la qualità dell’olio, in particolare il profilo degli acidi grassi.

Lo studio analizzato  è stato condotto su un oliveto mediante un disegno sperimentale a blocchi randomizzati. Sono stati confrontati sei trattamenti: quattro basati su fertilizzante organico liquido a diverse concentrazioni (1/50 e 1/100), applicato sia al suolo che per via fogliare, e due trattamenti di controllo (letame bovino e fertilizzazione chimica).

I risultati evidenziano differenze significative tra i trattamenti. In particolare, la concentrazione di fertilizzante organico pari a 1/100 ha determinato un incremento significativo del contenuto di acido oleico, raggiungendo valori superiori al 71%. Questo risultato è di particolare rilevanza, poiché l’acido oleico rappresenta il principale indicatore di qualità dell’olio.

Al contrario, concentrazioni più elevate (1/50) hanno mostrato un aumento degli acidi grassi saturi e degli acidi polinsaturi, come l’acido linoleico. Questo effetto può essere attribuito a una maggiore disponibilità di azoto, che secondo la letteratura tende a favorire la sintesi di acidi grassi polinsaturi a discapito dei monoinsaturi.

Un ulteriore risultato rilevante riguarda l’assenza di differenze significative tra fertilizzazione fogliare e al suolo, suggerendo che la modalità di applicazione abbia un impatto secondario rispetto alla concentrazione del fertilizzante.

L’aumento dell’acido oleico osservato nei trattamenti a bassa concentrazione di fertilizzante organico suggerisce un equilibrio ottimale tra disponibilità nutrizionale e metabolismo lipidico della pianta. L’acido oleico è infatti fondamentale non solo per le proprietà nutrizionali dell’olio, ma anche per la sua stabilità ossidativa e la shelf-life.

D’altra parte, l’incremento degli acidi grassi saturi e polinsaturi a concentrazioni più elevate potrebbe ridurre la qualità tecnologica dell’olio, rendendolo più suscettibile all’ossidazione. Questo risultato è coerente con studi precedenti che evidenziano come un eccesso di fertilizzazione azotata possa alterare negativamente il profilo lipidico.

Dal punto di vista agronomico, i fertilizzanti organici rappresentano una valida alternativa a quelli chimici, contribuendo al miglioramento della fertilità del suolo e alla sostenibilità del sistema produttivo. Tuttavia, è essenziale ottimizzarne dosi e modalità di applicazione per evitare effetti indesiderati sulla qualità del prodotto.

L’impiego di fertilizzanti organici certificati può migliorare significativamente la qualità dell’olio di oliva, a condizione che vengano utilizzate concentrazioni appropriate.

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