L'arca olearia

Ecco come l'inerbimento dell'olivo rigenera la fertilità del suolo in aree aride

Ecco come l'inerbimento dell'olivo rigenera la fertilità del suolo in aree aride

Un confronto a lungo termine tra oliveto con e senza inerbimento rivela che l’introduzione di colture di copertura ripristina la fertilità azotata, migliora la sostanza organica e l’attività enzimatica del suolo, invertendo il declino osservato nelle monocolture

24 maggio 2026 | 11:00 | R. T.

Le terre aride di transizione si estendono in aree globali caratterizzate da equilibri idrici precari, suoli spesso poveri di sostanza organica e un’elevata sensibilità ai cambiamenti di uso del suolo. In questi contesti, che comprendono ecosistemi sub-umidi, aridi e semi-aridi, la gestione intensiva dell’olivo può portare rapidamente al degrado della fertilità azotata. Lo studio qui riassunto ha voluto verificare se l’introduzione di colture di copertura (cover crops, indicata come olivo + CC) sia in grado di contrastare il declino dell’azoto rispetto a un oliveto senza inerbimento (olivo − CC) e a un sistema di riferimento costituito da arachide (coltura autoctona).

Sono state analizzate due profondità: topsoil (0–15 cm) e subsoil (15–30 cm), su cronosequenze di 5, 10 e 18 anni.

pH e densità apparente: l’effetto della copertura vegetale

Dopo 18 anni, il sistema olivo + CC ha mostrato la riduzione più marcata del pH del suolo e della densità apparente (BD). Tale effetto è attribuibile all’apporto continuo di sostanza organica da parte delle cover crops, che favorisce la strutturazione del suolo e una leggera acidificazione fisiologica. Al contrario, nell’oliveto senza copertura vegetale non si sono osservate variazioni significative di questi parametri nel lungo periodo, segno di una minore evoluzione della matrice organica.

Carbonio organico e zuccheri: segnali di qualità biologica

I risultati più evidenti riguardano la frazione labile del carbonio. Nell’olivo + CC, dopo 18 anni, si registrano:

  • WEOC (carbonio organico estraibile in acqua) significativamente più alto rispetto sia all’olivo − CC sia all’arachide;

  • Pentosi (zuccheri di origine vegetale) e esosi (zuccheri di origine microbica) aumentati, indicativi di un incremento sia dei residui colturali freschi sia dell’attività della microflora del suolo.

Queste variazioni sono correlate positivamente con l’attività di enzimi chiave come deidrogenasi, ureasi e proteasi, confermando che la copertura vegetale migliora l’efficienza del ciclo della sostanza organica.

Azoto totale: declino senza copertura, recupero con cover crop

Uno dei dati quantitativamente più rilevanti riguarda gli stock di N totale:

  • Olivo − CC: perdita consistente nel tempo, pari a circa il 30% nel topsoil e il 27% nel subsoil da 5 a 18 anni, segno di una progressiva denitrificazione o erosione della fertilità.

  • Olivo + CC: dopo 18 anni si raggiungono i valori più alti di N totale, con 131,58 kg N ha⁻¹ nel topsoil e 222,10 kg N ha⁻¹ nel subsoil.

Il recupero riguarda anche le forme minerali: gli stock di N-NO₃⁻ e N-NH₄⁺ risultano superiori in entrambe le profondità. Particolare rilievo assume l’aumento dell’azoto organico e dell’azoto della biomassa microbica (MBN), soprattutto nel subsoil dopo 18 anni, a indicare una stabilizzazione della sostanza organica anche negli strati più profondi.

Stock di azoto minerale: tendenze divergenti

Indipendentemente dalla profondità, lo stock di N minerale sotto olivo + CC è aumentato costantemente nei 18 anni, segno di un bilancio positivo tra mineralizzazione, uptake da parte delle piante e minori perdite. Nell’olivo − CC, invece, le variazioni non sono risultate statisticamente significative, evidenziando una sostanziale stagnazione o perdita della capacità di fornire azoto disponibile.

Il ruolo chiave della qualità del carbonio organico

Le regressioni condotte dagli autori mostrano che non solo la quantità, ma soprattutto la qualità del WEOC (rapporto pentosi/esosi, grado di recalcitranza) influenza in modo decisivo la multifunzionalità azotata del suolo. In particolare, gli effetti additivi osservati nell’olivo + CC spiegano la maggiore efficienza nell’immobilizzazione e successiva mineralizzazione dell’azoto, riducendo i rischi di lisciviazione.

Implicazioni agronomiche per le aree aride di transizione

I risultati offrono evidenze empiriche a supporto di una strategia pratica e dipendente dal tempo: l’introduzione di cover crops negli oliveti di terre aride di transizione consente, dopo un periodo di circa 18 anni, di:

  1. Invertire la perdita di azoto totale tipica dei sistemi senza copertura;

  2. Aumentare la dotazione di azoto minerale e organico anche nel sottosuolo;

  3. Migliorare l’attività biologica e la struttura fisica del suolo.

Per i tecnici e i progettisti di politiche agricole, lo studio suggerisce che gli interventi di inerbimento non vanno considerati solo come pratica antierosiva, ma come strumento di rigenerazione della fertilità azotata in ambienti limitanti come quelli aridi di transizione. Il fattore tempo (≥18 anni) è però determinante: gli effetti positivi non sono immediati, ma cumulativi.

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