L'arca olearia
L’olio extravergine di oliva sparirà dagli scaffali dei supermercati?
I volumi venduti a scaffale di olio extravergine di oliva scendono anche ad aprile, -3,9%, dopo la discesa di febbraio e marzo. In controtendenza l’olio italiano, in volume ma non in valore. Una crisi di fiducia?
22 maggio 2026 | 16:30 | Alberto Grimelli
Ci sono dati che non vanno solo subiti ma anche interpretati.
Il calo per il terzo mese consecutivo delle vendite di olio extravergine di oliva sugli scaffali dei supermercati italiani di fronte a un prezzo medio al litro in calo da un anno a questa parte deve far riflettere. I numeri Nielsen purtroppo sono impietosi.
E’ una crisi legata a consumi in generale calo?
Anche le vendite di oli vegetali sono in calo (-2%) rispetto all’anno passato. L’olio vegetale leader è quello di girasole, in cui il calo è solo dello 0,8%. Il prezzo dell’olio di girasole è identico a quello del 2025.
E’ noto che, in un clima di guerra, i consumi tendono a contrarsi e un calo dell’1% può ritenersi più o meno fisiologico.
Ma quando parliamo di una diminuzione dei volumi dell'extravergine del 3,9% (47,9 milioni di litri contro 49,8 milioni di litri di un anno fa), guardando al dato ad aprile dell’extravergine, dobbiamo immaginare altro. Anche perché il prezzo medio è sceso in un anno da 7,78 a 6,95 euro/litro, con il prezzo medio a confezione sceso da 7,18 a 6,48 euro.
Quindi con un prezzo sceso di circa il 10% i volumi non risalgono.
Ancora troppo caro l’olio extravergine di oliva. Questa è la giustificazione che ho sentito pronunciare da qualche buyer in occasione di TuttoFood a Milano: “vedrai che se i prezzi tornano a 2,99 i volumi si alzano”.
La politica della Grande Distribuzione, quindi, non cambia, volendo tornare ai “fasti” del 2,99 euro/litro. Oggi i prezzi troppo “alti” dell’extravergine sono l’alibi perfetto di più di un direttore commerciale e buyer che non vuole vedere o leggere ipotesi alternative.
E se fosse una crisi di fiducia?
Non si spiega la ragione, altrimenti, per cui bisogna abbassare il prezzo dell’olio extravergine di oliva a 4,99 euro/litro (quando non 3,99) e invece si può lasciare il prezzo dell’olio di oliva a 5,49 euro/litro.


Non una novità che il prezzo dell'olio di oliva sia superiore a quello dell'extravergine e proprio per questo occorre preoccuparsi.
Segna innanzitutto la fine della corsa alle scorte di olio extravergine di oliva. Il consumatore va al supermercato e compra la bottiglia in offerta che gli serve, ben sapendo che al prossimo giro troverà lo stesso olio, o quello di un’altra marca, allo stesso prezzo.
Se il prezzo dell’olio extravergine di oliva a scaffale si dimezza nel giro di due anni quando invece tutti gli altri generi alimentari vedono un aumento, ci si potrà fidare? Dove sta la fregatura?
Olio extravergine di oliva italiano in controtendenza (debole)
In questo scenario non proprio confortante il segno positivo dell’olio extravergine di oliva italiano dovrebbe rallegrare. I volumi sono cresciuti di 300 mila litri, da 9,9 a 10,2 milioni di litri, segnando un +3,1%. Il prezzo è calato da 11,68 euro/litro a 10,86 euro/litro. Prezzo medio a confezione sceso da 9,58 e 8,92 euro.
Sostanzialmente, rispetto a qualche mese fa, il differenziale di prezzo tra comunitario e olio nazionale si sta riposizionando verso il basso a una media di +3-3,5 euro/litro. Probabilmente scendesse ancora i volumi di olio italiano risalirebbero. Ecco allora che prezzi di 6,99 euro a confezione, come stiamo iniziando a vedere, sono solo il prologo di offerte speciali ancora più convenienti per svuotare le cisterne degli imbottigliatori e i depositi della GDO.
Nulla di cui troppo rallegrarsi, quindi, considerando che il trend potrebbe incentivare i buyer ad alzare la pressione promozionale, non eccezionalmente ma in via continuativa, portando a ingenerare lo stesso clima di fiducia che oggi affligge l’extravergine comunitario.
Questo scenario indurrebbe poi una discesa ancora più marcata dei prezzi all’ingrosso, con ricadute negative sulla filiera.
Il ruolo della GDO nazionale per l'olio di oliva
Il ruolo della Grande Distribuzione italiana è fondamentale poiché non solo influenza la percezione di valore sul mercato nazionale ma anche su quelli internazionali.
Di solito le offerte speciali sugli scaffali internazionali, compresi quelli spagnoli, seguono l’Italia. L’Italia, oggi, rappresenta un benchmark importante per tanti buyer mondiali.
La ragione è evidente: il mercato italiano è ormai maturo, con consumatori sempre meno fidelizzati, e altamente competitivo sia per numero di insegne della Grande Distribuzione che di marchi oleari.
Ormai ci sono catene, specie negli USA e in Asia, che inseriscono l’analisi dei volantini italiani nelle loro analisi, magari realizzate dall’intelligenza artificiale, per i trend.
In sintesi facciamo tendenza ma la facciamo verso il basso, erodendo noi stessi margini per i nostri olivicoltori e frantoiani, in Italia e anche all’estero.
I primi da “educare” non sono i consumatori ma i buyer della Grande Distribuzione che sanno benissimo cosa comprano quando impongono prezzi di 4,3 euro/litro ai loro fornitori, ma lo fanno lo stesso, perché tanto sono impuniti e impunibili.
Chi ha controllato, l’ultima volta, cosa c’è in una bottiglia di una Private Label della Grande Distribuzione?
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