L'arca olearia
Aumentare la redditività dell'olivicoltura e incrementare la produzione di olio di oliva
L'olivicoltura rigenerativa aumenta di 400 euro ad ettaro all'anno la redditività dell'olivicoltura. Le pratiche rigenerative, oltre a migliorare la qualità del suolo e dell’ambiente, possono rafforzare la sostenibilità economica soprattutto nelle aree più marginali
05 marzo 2026 | 16:30 | R. T.
L’agricoltura rigenerativa migliora la salute del suolo, rafforza i servizi ecosistemici e aumenta la redditività degli oliveti mediterranei. È quanto emerge da uno studio sperimentale condotto dall’Instituto de Agricultura Sostenible, centro del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC), che ha analizzato per sei anni gli effetti di questo modello agricolo in un oliveto del sud della Spagna.
La ricerca, pubblicata dalla British Society of Soil Science e guidata dalla ricercatrice Milagros Torrús Castillo, rappresenta – secondo gli autori – la prima valutazione scientifica completa dell’impatto combinato delle pratiche rigenerative negli oliveti commerciali dell’area mediterranea.
Lo studio è stato realizzato in collaborazione con la Finca Regenerativa Valle del Conde, azienda agricola situata nel comune di Luque, nella provincia di Córdoba, nota per il suo modello di gestione ambientale sostenibile.
Oliveti di montagna sotto pressione
La ricerca si inserisce in un contesto particolarmente delicato per l’olivicoltura mediterranea, soprattutto nelle aree collinari e montane. Qui gli oliveti si sviluppano spesso su terreni con forti pendenze, che rendono più difficili la meccanizzazione e le operazioni di raccolta, aumentando i costi di gestione.
A queste difficoltà si aggiungono problemi strutturali come la degradazione del suolo, la perdita di fertilità e la progressiva riduzione della redditività. In molte aree rurali questi fattori hanno contribuito allo spopolamento e all’abbandono delle coltivazioni, con effetti negativi sull’economia locale e sul paesaggio agricolo tradizionale.
Il cambiamento climatico sta inoltre accentuando la variabilità delle rese e la pressione sulle risorse idriche, rendendo sempre più urgente la ricerca di modelli agronomici alternativi.
In questo scenario, l’agricoltura rigenerativa si propone come un approccio capace di ripristinare la fertilità del suolo, migliorare la capacità di trattenere acqua, aumentare la biodiversità e ridurre la dipendenza da fertilizzanti e altri input esterni.
Sei anni di confronto sul campo
Il lavoro scientifico ha messo a confronto, per un periodo di sei anni, due sistemi di gestione: uno convenzionale e uno rigenerativo, applicati in oliveti adiacenti. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri fisici, chimici e biologici del suolo, oltre agli indicatori dei servizi ecosistemici e ai risultati economici delle aziende.
I dati mostrano miglioramenti significativi nei terreni gestiti secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa. Gli aggregati del suolo stabili all’acqua sono aumentati del 33%, così come il contenuto di umidità alla capacità di campo. Ancora più marcato l’incremento della materia organica, cresciuta del 75%.
Anche il potassio disponibile nel terreno è aumentato del 46%, mentre le popolazioni microbiche coltivabili hanno registrato un incremento del 18%. Alcuni indicatori si avvicinano ai valori osservati in ecosistemi naturali di riferimento. La materia organica del suolo, ad esempio, ha raggiunto il 5,9%, rispetto al 13,5% misurato in un vicino ecosistema forestale.
Anche la diversità microbica, misurata attraverso l’indice di Shannon, ha mostrato valori simili tra l’oliveto rigenerativo e l’area forestale circostante, segno di un sistema biologicamente più equilibrato.
Più carbonio e maggiori servizi ecosistemici
Un altro risultato rilevante riguarda lo stoccaggio di carbonio nel suolo. Gli oliveti gestiti con pratiche rigenerative hanno mostrato una maggiore quantità di carbonio organico, evidenziando il loro potenziale ruolo come serbatoi naturali di carbonio e strumenti utili per la mitigazione del cambiamento climatico.
Secondo lo studio, la gestione rigenerativa migliora inoltre diverse categorie di servizi ecosistemici, in particolare quelli di regolazione, come il controllo dell’erosione, la regolazione idrica e l’immagazzinamento di carbonio. I servizi di approvvigionamento legati alla produzione agricola restano invece stabili, dimostrando che l’adozione di queste pratiche non compromette la produttività.
Benefici anche sul piano economico
I vantaggi non riguardano soltanto l’ambiente. L’analisi economica condotta dai ricercatori evidenzia che gli oliveti rigenerativi registrano risultati migliori anche in termini di redditività.
Gli introiti lordi medi hanno raggiunto i 2.825 euro per ettaro, contro i 2.428 euro degli oliveti convenzionali. Ancora più marcata la differenza nel margine netto: 1.340 euro per ettaro nel sistema rigenerativo, rispetto ai 467 euro del modello tradizionale.
Questi dati suggeriscono che le pratiche rigenerative, oltre a migliorare la qualità del suolo e dell’ambiente, possono rafforzare la sostenibilità economica delle aziende agricole, soprattutto nelle aree più marginali.
Una base scientifica per le politiche agricole
A differenza dell’agricoltura biologica, che dispone di un quadro normativo consolidato, l’agricoltura rigenerativa non è ancora regolata da un sistema di certificazione uniforme. Per questo motivo studi sperimentali di lungo periodo assumono un ruolo fondamentale nel fornire evidenze scientifiche utili per il riconoscimento istituzionale di queste pratiche.
Secondo i ricercatori, i risultati dimostrano che l’agricoltura rigenerativa può contribuire a ripristinare la funzionalità dei suoli, migliorare i servizi ecosistemici e aumentare la redditività degli oliveti mediterranei.
Un modello che potrebbe rivelarsi particolarmente strategico per il futuro dell’olivicoltura nelle aree di montagna e nelle zone più fragili del bacino mediterraneo.
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