L'arca olearia

Olio di oliva in frigorifero per scoprire se è extravergine: la fake news da sfatare

Olio di oliva in frigorifero per scoprire se è extravergine: la fake news da sfatare

I test a casa per scoprire se davvero l'olio è extravergine, per esempio mettendo in frigorifero per vedere se "congela", appartengono ai falsi miti che è bene sfatare. Ecco la spiegazione tecnico scientifica

18 novembre 2025 | 13:00 | Giosetta Ciuffa

Uno dei miti da sfatare sull’olio è quello per cui se in frigorifero solidifica allora è extravergine, altrimenti non lo è.

L’ennesimo test richiesto a un prodotto che più controllato non si può: oltre ad analisi chimiche e organolettiche, pare che debba garantire la propria genuinità anche a test che di scientifico non hanno nulla.

Ma partiamo da zero anzi, da sotto zero: a quanti gradi l’olio, congelando, si solidifica e deve sempre solidificare altrimenti non è extra? Tutto nasce da una domanda che Teatro Naturale ha letto in un gruppo Facebook (ma sarebbe lo stesso anche se non fosse online: la disinformazione è ovunque) e che richiede una risposta scientifica: se metto una bottiglia di olio venduto come olio di oliva extravergine in frigorifero a 4 gradi per un giorno intero, la tolgo dal frigorifero e guardandola non c'è dentro traccia di olio solidificato e versandolo non ha cambiato densità, cosa vuol dire?

La risposta immediata, concisa, da pietra tombale, rendendo quindi l’olio adatto a un’estrema unzione, sarebbe che non erano presenti cere e l’olio era filtrato (come dovrebbe sempre essere). Le drupe infatti sintetizzano composti lipidici (esteri, alcoli e acidi grassi a lunga catena) nel mesocarpo esterno, in quanto la loro funzione è di ostacolo alla fuoriuscita di acqua e di difesa dagli agenti esterni: patogeni e calore. Soprattutto a causa di quest’ultimo la quantità di cere potrebbe aumentare dove il clima è più caldo. Un olio nel frigorifero comincia a cristallizzare verso i 4° e a solidificare intorno ai gradi 0/-2. A temperatura ambiente gli acidi grassi saturi sono solidi e quelli insaturi (mono o polinsaturi, con uno o più legami) sono liquidi: genericamente, più lunga è la catena carboniosa (quindi più atomi di carbonio e molecola più grande), maggiore è l’energia richiesta (calore) per separare le molecole, più alto è il punto di fusione/congelamento e l’acido grasso sarà solido; più doppi legami sono presenti, più fluido l’acido grasso e più basso il punto di fusione/congelamento. L’olio è principalmente composto da acido oleico (C18:1, ossia 18 atomi di carbonio: una catena carboniosa considerata corta) ma anche di altri grassi saturi e insaturi, la cui percentuale varia a seconda di cultivar, clima e maturazione. Una volta tolto dal frigo, l’olio congelato riprende quindi pian piano il caratteristico stato liquido, cosa che invece non avviene per le cere, le quali restano solide in sospensione nell’olio per poi depositarsi sul fondo. Ecco perché se l’olio non è stato filtrato si vedono accumuli bianchi in sospensione: sono solidi, mucillagini e residui di pasta di olive che in poco tempo precipitano per differente densità (il tempo di precipitazione dipende dalla temperatura: più è caldo, più lentamente precipitano), originando il difetto di riscaldo e morchia.

Con un olio molto ricco di acidi grassi insaturi, in particolare oleico, potrebbe non verificarsi solidificazione né variazioni di densità; la temperatura di 4°C non è sufficiente per iniziare la cristallizzazione significativa dei componenti saturi presenti.

Quindi questo non indica necessariamente un problema di qualità, anzi: un extra vergine facilmente si comporta in questo modo. Se l’olio fosse invece per lo più saturo o adulterato con oli più solidi, a 4 ° si vedrebbero almeno torbidità o cristalli sul fondo.

Infine, va tenuto presente che un olio precedentemente congelato e riportato a temperatura ambiente perderà gran parte dei biofenoli e dei descrittori positivi e neanche i numerosi benefici che potrebbe offrire.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Xylella fastidiosa, la risposta dell’olivo è scritta nel suo linguaggio genetico

Svelate le diverse strategie molecolari messe in atto dalle varietà di olivo per fronteggiare il batterio. Un passo avanti nella comprensione dei meccanismi di resistenza

29 giugno 2026 | 15:00

L'arca olearia

Il potenziale di danno e la dinamica di popolazione del punteruolo dell'olivo

Il punteruolo dell’olivo Rhynchites cribripennis rappresenta un fitofago temuto nel bacino del Mediterraneo per la sua capacità di provocare cascola precoce dei frutti. L’insetto può compromettere gravemente la produzione

29 giugno 2026 | 11:00

L'arca olearia

Controllare le patologie dell'olivo grazie ai batteri indigeni del suolo

I batteri autoctoni del suolo possono rappresentare una valida alternativa sostenibile ai tradizionali trattamenti chimici per il controllo delle malattie dell'olivo, come la rogna e l'occhio di pavone

27 giugno 2026 | 12:00

L'arca olearia

Il vero problema dell’olio italiano è il prezzo a scaffale dell’extravergine di oliva comunitario

Oggi nessun vero olio extravergine di oliva potrebbe essere venduto a scaffale a meno di 5,99 euro al litro in offerta. Ma impazzano i 3,99-4,99 euro/litro e così si comprimono le vendite di olio nazionale. E sull'olio italiano i buyer chiedono sconti indecenti. Ecco chi svilisce l'immagine dell'extravergine nazionale

26 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

L'arca olearia

L'influenza della gestione del suolo sull'olivo, ecco i vantaggi dell'olivicoltura conservativa

Uno studio triennale condotto in Sicilia ha confrontato gli effetti della lavorazione tradizionale e della non lavorazione del suolo su due cultivar autoctone di olivo, rivelando interessanti differenze varietali e confermando i benefici delle pratiche agronomiche conservative per la gestione idrica e la crescita delle giovani piante

26 giugno 2026 | 15:00

L'arca olearia

Imparare a gestire il caldo: l'impatto su olivo, olio di oliva e la resistenza delle varietà

Uno studio triennale nel cuore del Mediterraneo rivela come il caldo estremo e l'irrigazione con acque marginali influenzino la qualità dell'olio, aprendo nuove prospettive per la sostenibilità dell'olivicoltura italiana

26 giugno 2026 | 14:00

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati