L'arca olearia
Produzione di olio di oliva in Italia sotto le 300 mila tonnellate: decisive le piogge
La campagna olearia in avvio è condizionata dal meteo in Italia, Spagna e Grecia: caldo e siccità, monchè mosca olearia, mettono a rischio le olive. Sorridono Tunisia e Marocco. La produzione mediterranea di olio di oliva sarà stabile
26 settembre 2025 | 17:00 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia
La produzione di olio di oliva nel Mediterraneo soddisferà appena il mercato, arrivando al 2026 di nuovo a giacenza zero.
Spagna, Portogallo, Grecia confermeranno la propria produzione dell’anno scorso. La Turchia diminuisce la propria produzione di circa 200 mila tonnellate. Italia, Tunisia e Marocco dovrebbero compensare il crollo della produzione turca. Il saldo complessivo è dunque stabile, se non invariato.
Ma vediamo nel dettaglio.
L’Italia registrerà una produzione di 290 mila tonnellate, con la parte del leone che sarà in Puglia, Calabria e Sicilia che insieme dovrebbero rappresentare l’80% della produzione nazionale.
Bene la Puglia, accreditata di 150 mila tonnellate. In particolare risulta una buona produzione nel barese ma condizionata dalle piogge nei prossimi giorni. Gli olivi sono molto stressati da siccità prolungata e si potrebbero verificare cascole insolite nel caso perduri assenza di acqua e caldo.
Buona o molto buona la produzione in Calabria, la rilevazione dell’anno, con una produzione stimata in 35-40 mila tonnellate, anche qui con problemi di siccità. Anche la Sicilia ha una buona produzione, stimabile in 35 mila tonnellate, ma a macchia di leopardo con zone molto cariche e zone scariche.
In generale le rese delle prime frangiture mostrano aumenti delle rese nell’ordine del 10-20% rispetto a pari periodo dello scorso anno ma il clima sarà determinante nel prossimo futuro.
Il centro-nord Italia vive un’annata di scarica, dopo l’abbondanza registrata l’anno scorso. Ad acuire i problemi il caldo di luglio e poi gli incessanti attacchi di mosca delle olive. Più ci si sposta verso nord è più aumentano i problemi, con cali dal 20% a oltre il 50%, con Liguria, Garda e Toscana che sono probabilmente le Regioni con maggiori criticità.
Attenzione alla Spagna con una produzione stimata di 1,3-1,4 milioni di tonnellate. Negli ultimi giorni vengono segnalati intensi attacchi di mosca delle olive in Andalusia e Aragona ma è soprattutto la siccità a preoccupare, unitamente al gran caldo. La provincia di Jaen produrrà meno di 500 mila tonnellate di olio di oliva, questo induce a credere che la produzione complessiva sia destinata a virare verso il basso. La pezzatura delle olive è la metà delle dimensioni normali e l’inolizione è ancora molto indietro. Settembre è stato un tipico mese estivo. Si salvano l’area di Cordoba, Huelva e qualche altra regione, accreditate di buoni incrementi produttivi. Maglia nera per Siviglia.
Dinamica abbastanza simile per la Grecia, con problemi di caldo e siccità per Creta, ma anche mosca olearia recentemente. La produzione è stimata in 240-250 mila tonnellate.
Bene il Portogallo che, grazie soprattutto all’entrata in produzione di nuovi oliveti, dovrebbe consolidare i 170-180 mila tonnellate di produzione.
Addirittura quasi dimezzata la produzione in Turchia da 420 mila tonnellate della scorsa stagione alle attuali 230 mila.
Isole felici sono la Tunisia, accreditata di 350-400 mila tonnellate di produzione, un potenziale record storico, e il Marocco con una stima di 150 mila tonnellate. L’incognita sulla Tunisia riguarda la tenuta del sistema produttivo, in particolare sui frantoi, dopo la crisi finanziaria senza precedenti dell’anno scorso. Senza liquidità molto frantoi non potrebbero aprire, con la conseguenza di deprimere il potenziale produttivo.
Stante lo scenario produttivo è improbabile assistere a grandi scossoni nei prezzi. In Portogallo i primi contratti su olio da farsi con consegna dalla metà di ottobre fissano prezzi intorno ai 4,5 euro/kg. E, secondo rumors che arrivano dalla Spagna, industriali e cooperative durante le ultime riunioni dell’Interprofessione avrebbero chiuso un gentleman agreement per fissare il prezzo dell’olio spagnolo a 4,5-5 euro/kg, almeno per l’inizio della campagna olearia.
In un simile contesto, pur prevedendo una produzione in crescita rispetto allo scorso anno, non si attendono grandi scossoni neanche per la quotazione dell’extravergine italiano, stabilmente sopra i 9 euro/kg da mesi.
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