L'arca olearia
Campagna olearia in chiaroscuro: alta produzione di olive ma poco olio di oliva nelle cisterne
L’effetto dei cambiamenti climatici in olivicoltura è sempre più visibile. Gli stress luminosi, termici e idrici, quando non compromettono la fioritura, lo fanno con l’inolizione. Le differenze fra le varietà di olivo e le tecniche agronomiche per intervenire
06 dicembre 2024 | 11:00 | R. T.
Lo scenario di cambiamenti climatici in atto rende sempre più complicato fare olivicoltura, con problemi di diversa natura tutti gli anni.
Gli eventi meteorologici improvvisi ed estremi hanno condizionato sensibilmente le ultime campagne olearie in tutto il contro Italia e in particolare in Toscana. Ondate di freddo o di caldo in fioritura hanno compromesso l’allegagione, riducendo i raccolti in maniera sensibile.
Quest’anno le condizioni meteo sono state favorevoli in fase di fioritura, portando a una buona allegagione e buon carico di frutti, ma sfavorevoli in fase di inolizione, con temperature troppo elevate e una forte insolazione che hanno mandato la pianta in stress, bloccandone il metabolismo.
E’ quanto emerso nel corso della giornata tecnica di Sapori d’Olio a Terre dell’Etruria.
“Ormai i problemi climatici impattano più di quelli fitopatologici sulla produttività dell’olivo – ha affermato Paolo Granchi, responsabile agronomico della cooperativa – le piogge si sono concentrate in poche settimane e le temperature si sono alzate, durante tutto l’anno. Ma soprattutto in estate. A Donoratico (LI) avevano 15 anni fa 28 giorni con più di 32 gradi, nel 2024 sono diventati 60. I 32 gradi sono una soglia importante perché oltre l’olivo blocca la fotosintesi e quindi si ferma anche l’accumulo di olio nelle olive.”
Ma siccità e alte temperature non sono gli unici problemi a cui sta andando incontro l’olivicoltura. Esiste un terzo fattore: la radiazione luminosa. Un alto livello di irraggiamento luminoso provoca uno stress al pari del caldo e della siccità. E questi stress avvengono di solito contemporaneamente.
“E’ importante capire non solo come reagisce l’olivo ma anche le singole varietà di fronte alla combinazione di questi tre stress – ha affermato Riccardo Gucci, docente di coltivazioni arboree dell’Università di Pisa e Presidente dell’Accademia nazionale dell’Olivi e dell’Olio – non solo per sapere cosa piantumare nei diversi areali ma anche come adattare le pratiche agronomiche alle differenti cultivar.”
Una sperimentazione condotta proprio dall’Università di Pisa, nell’ambito dei progetti di ricerca scientifica su Xylella fastidiosa, ha confrontato il comportamento varietale di FS17 (Favolosa) e Leccino alle condizioni simultanee di stress luminoso, di temperatura e di siccità.
Il comportamento delle due varietà è molto diverso. La Leccino, nelle prime fasi dello stress, tende a compensare le difficili condizioni aprendo ancora di più gli stomi, traspirando e consumando ancora più acqua. Paradossalmente, in una fase iniziale dello stress, la Leccino sembra reagire meglio alle condizioni difficili ma se lo stress si protrae la Leccino, dopo aver dissipato ogni risorsa, va incontro a una irreversibile risposta di appassimento e declino, fino alla morte per giovani piantine. La FS17, viceversa, tende immediatamente a una risposta più conservativa, chiudendo parzialmente gli stomi, riducendo l’attività fotosintetica, mettendosi nelle condizioni di resistere più a lungo agli stress.
Il CNR Ibimet di Follonica, attraverso osservazioni nel campo sperimentale che conta 1000 accessioni, ha verificato anch’esso il diverso comportamento varietale con alcune cultivar (Rotondella di Melfi, Salella, Moro di Cicigiano e Sant’Agostino) che reagiscono meglio di altre, almeno sulla base dei sintomi visibili.
Il problema è che questi cambiamenti climatici stanno portando a conseguenze comunque sgradite agli olivicoltori: più olive ma rese dimezzate significa comunque un aumento del costo di produzione di cui l’unico a beneficiare è il frantoiano che fornisce il servizio di molitura. Si è arrivati al paradosso che alcuni olivicoltori hanno avuto raccolti straordinari di olive ma meno olio rispetto all’anno passato.
Non è comunque l’unica conseguenza negativa osservata. Gli stress combinati (temperatura, luce e siccità) portano alla “cottura” dell’oliva, con un fenomeno simile all’invaiatura ma che invaiatura non è. La “cottura” dell’oliva ha conseguenze sgradite sulla qualità dell’olio, causando un profilo aromatico sbilanciato ma a volte anche un aumento degli indici di ossidazione.
Infine i cambiamenti climatici obbligano a ripensare anche ad alcune pratiche agronomiche. E’ per esempio necessario ormai fornire azoto in maniera frazionata all’oliveto e considerare il potassio come un elemento necessario da apportare. Un problema emergente, inoltre, sono le gelate tardive che possono inficiare il buon lavoro svolto in campo. Intervenire con osmoregolatori può ridurre i problemi e i potenziali danni alla pianta.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
L’olio extravergine di oliva sparirà dagli scaffali dei supermercati?
I volumi venduti a scaffale di olio extravergine di oliva scendono anche ad aprile, -3,9%, dopo la discesa di febbraio e marzo. In controtendenza l’olio italiano, in volume ma non in valore. Una crisi di fiducia?
22 maggio 2026 | 16:30 | Alberto Grimelli
L'arca olearia
Concimi organici e olio extravergine di qualità: la sfida è possibile anche in ambiente arido
Differenze significative nei profili fenolici e negli indici di ossidazione tra oli di oliva prodotti su oliveti concimati diversamente. Ecco quali dosi hanno funzionato meglio e perché il monitoraggio non può limitarsi all’acidità
22 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Lebbra dell’olivo, ecco perché alcune cultivar resistono meglio: cuticola, nutrizione e composti fenolici
Lo sviluppo della lebbra dell'olivo è il risultato dell’interazione fra genetica varietale, maturazione del frutto, nutrizione minerale e condizioni climatiche. Ecco indicazioni operative utili per gli oliveti mediterranei
22 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Tracciabilità geochimica dell’olio extra vergine italiano: ICP-MS, polifenoli e data fusion per l’autenticazione dell’origine
La correlazione suolo-olio è una possibilità concreta? L’approccio di data fusion permette di discriminare efficacemente le macroaree produttive italiane, aprendo nuove prospettive per la certificazione dell’origine e il contrasto alle frodi alimentari
22 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
Olivo sotto tiro: dinamiche di popolazione e distribuzione della cocciniglia mezzo grano di pepe Saissetia oleae
Ecco i picchi stagionali, le zone preferite sulla chioma e il ruolo dei predatori naturali per una difesa mirata e sostenibile. Infestazioni elevate possono causare filloptosi, riduzione del calibro dei frutti e calo della resa in olio
21 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Il migliore biostimolante per la produttività dell'olivo: acido salicilico, chitosano ed estratto di alghe
La risposta dell'olivo alla fertilizzazione fogliare con biostimolanti. Il chitosano alla concentrazione di 4 ml/l, ripetuto otto volte da marzo a giugno, migliora significativamente crescita, fioritura, resa e qualità dell’olio
20 maggio 2026 | 13:00