L'arca olearia

PER L’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, SECONDO I FRANTOIANI, C’E’ DA ASPETTARSI UNA STAGIONE IN SALITA NON SOLO NEI PREZZI

La realtà dell’olio in Italia è assai complicata, a causa di condizioni meteo avverse, strutture arretrate e concorrenza internazionale agguerrita. “È una situazione destinata a ripetersi e a peggiorare negli anni” ha dichiarato Gonnelli

01 dicembre 2007 | C S

È iniziata con poche certezze e molte preoccupazioni la stagione di raccolta delle olive destinate all’olio extravergine, complici sia fattori climatici che commerciali. È l’opinione di Piero Gonnelli, Presidente dall’Associazione Frantoiani Oleari che rappresenta circa il 20% della produzione dei frantoi italiani.

A causa di fattori climatici sfavorevoli verificatisi nel mese di novembre, prevalentemente nelle regioni dell’Italia centrale, Umbria, Toscana, Emilia, Liguria, Marche e Abruzzo, la produzione è stata inferiore del 50%: gli agenti scatenanti sono stati il forte vento, che ha fatto cadere a terra il 25-35% del prodotto, e l’attacco dei parassiti alle drupe, in alcune zone, ha poi incrementato questo fenomeno.
Nel sud Italia tutte le regioni hanno avuto una produzione scarsa, inferiore alla media del 10-15%, unica eccezione è stata la Puglia dove si prevede un buon raccolto.

Di altro tenore il tema relativo al mercato.
Il calo di produzione probabilmente porterà ad un incremento dei prezzi, che in parte si ripercuoteranno sul consumatore, ma più che altro verranno assorbiti dai frantoi, che trovandosi a mediare tra l’agricoltore che produce le olive ed il consumatore finale, sarà impossibilitato a scaricare tutti gli aumenti del prezzo delle olive, dovuti alla scarsa produzione, sul prezzo di vendita.

“È una situazione destinata a ripetersi e a peggiorare negli anni - dichiara il Presidente Gonnelli – perché a livello mondiale la lotta per le vendite si fa sui grandi numeri, a scapito della qualità, e in questa situazione noi italiani siamo sicuramente svantaggiati. Non solo. Anche a parità di territorio scontiamo impianti vecchi e strutture inadeguate: la Spagna, ad esempio, sta vivendo un grande sviluppo sul mercato perché ha investito molto negli ultimi anni per modernizzare gli oliveti, successivamente negli impianti di trasformazione e da ultimo nella commercializzazione, acquistando marchi italiani ben posizionati sul mercato mondiale con elevati investimenti nella comunicazione e nel marketing.”

Le soluzioni per uscire dalla crisi sono molteplici, ma nessuna di esse è facile. Bisogna investire nella coltivazione degli oliveti e nella comunicazione, con l’obiettivo di valorizzare il 100% Italiano aiutando la categoria dei frantoiani, che già con le proprie risorse sono riusciti a creare una rete di vendita consolidata ed una penetrazione sul mercato, a crescere ancora. L’unica strada per salvaguardare l’olivicoltura italiana e le tipicità regionali è puntare sull’alta qualità, e solo chi ha un controllo lungo tutte le fasi della filiera può attuarlo, garantendo la selezione della materia prima e un know how consolidato negli anni di coloro che da sempre si tramandano la tradizione dell’arte olearia.
E’ impensabile puntare sulla quantità in un mercato dove, a livello globale, ci confrontiamo con Paesi che vantano mano d’opera a basso costo come il Nord Africa o di realtà dotate di impianti altamente produttivi come la Spagna.

Fonte: Ideeeuropee

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