L'arca olearia
Conti in rosso per il commercio dell’olio di oliva
I dati della Commissione europea evidenziano i primi effetti dell’aumento dei prezzi dell’olio di oliva sulle vendite con cali a due cifre quasi ovunque. Più olio greco che spagnolo nelle cisterne degli industriali italiani
22 settembre 2023 | T N
La fotografia del comparto olivicolo-oleario della Commissione europea è impietosa: l’export di olio di oliva verso Paesi terzi da ottobre 2022 a aprile 2023 è calato del 20%.
In questo lasso di tempo i prezzi dell’olio extra vergine di oliva erano sì cresciuti ma non avevano raggiunto nemmeno i 6 euro/kg per l’olio greco e quello spagnolo.

Si trattava comunque di valori molto alti ma distanti dagli attuali che si collocano, in questi giorni, sulla soglia dei 9 euro/kg.
Crollo dell'export di olio di oliva europeo nel 2022/23
Il dato di un calo dell’export, e quindi dei consumi, del 20% va quindi letto come assolutamente provvisorio mentre già si vocifera di diminuzioni del 30-40% negli ultimi mesi, con anche le promozioni estive che non hanno riscosso successo.
Il calo, con la sola eccezione del Brasile, è omogeneamente a doppia cifra, variando dal -14% dell’Australia fino al – 21% degli Stati Uniti, passando per il – 43% della Cina.

Ma sono soprattutto i dati assoluti a far riflette, con gli Stati Uniti che nei primi otto mesi di campagna olearia hanno importato solo 152 mila tonnellate complessive. Il crollo più lampante è quello della Cina con solo 14 mila tonnellate importate, un dato che riporta i consumi cinesi di olio di oliva ai primi anni 2000.
E' ipotizzabile che, almeno nel breve periodo, per il calo produttivo, i prezzi rimangano alti, portando una fetta consistente dei consumatori ad allontanarsi degli oli di oliva a favore di altri grassi, come gli oli vegetali. Occorre interrogarsi da ora sulle attività promozionali e cultuali da svolgere, in particolare sui mercati esteri, per riavvicinare i consumatori quando e se la produzione di olio d'oliva, e quindi i prezzi, torneranno a valori usuali.
Complessivamente l’export europeo di olio di oliva per destinazioni estere è stato di 426 mila tonnellate, contro le 500 mila tonnellate di media dei cinque anni precedenti. Un dato che diventa ancora più allarmante se guardiamo al 2020/21 quando erano state esportate 559 mila tonnellate. Anche considerando un prezzo medio all’export di 4,5 euro/kg, la perdita di fatturato per il comparto europeo è di oltre 600 milioni di euro.

Le cisterne italiane piene di olio di oliva greco
Per quanto riguarda invece i dati del commercio intracomunitario, emerge chiaramente come a soffrire sia stata soprattutto la Spagna che ha perso il 37% dei volumi esportati nella Ue, un dato assolutamente in linea col risultato portoghese. Festeggia al contrario la Grecia con un export record, cresciuto di quasi il 140% a 174 mila tonnellate, praticamente il triplo dell’export intracomunitario italiano, a 66 mila tonnellate, in diminuzione dell’8%.
Nel complesso risulta in calo del 12% anche il commercio oleario comunitario, fermo a 556 mila tonnellate contro le 636 mila dell’anno passato.
Se guardiamo ai flussi commerciali italiani notiamo che le cisterne degli industriali italiani si sono riempite soprattutto di olio greco (140 mila tonnellate) contro le 83 mila tonnellate invece provenienti dalla Spagna. Al terzo posto dei fornitori italiani di olio di oliva il Portogallo con quasi 14 mila tonnellate.
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