L'arca olearia
L’olio extra vergine di oliva italiano è quasi finito
Le scorte di olio extra vergine di oliva italiano sotto le 70 mila tonnellate a fine giugno, con 22 mila tonnellate vendute in un mese. L'olio di oliva italiano è finito. Buoni trend anche per biologico e a indicazione geografica
12 luglio 2023 | T N
Smentite, al momento, le previsioni che con prezzi molto elevati l’extra vergine nazionale sarebbe rimasto nelle cisterne. Anzi, con un prezzo medio a giugno che ha sfiorato gli 8 euro/kg, si è avuto il record di commercializzato dell’ultimo anno, con 22 mila tonnellate vendute, quasi il doppio del mese precedente, secondo i dati Icqrf.
A quattro mesi dall’inizio della campagna olearia e a cinque dal pieno del raccolto, è possibile affermare che l’olio extra vergine di oliva italiano è quasi finito con giacenze per 67 mila tonnellate che quindi potrebbero bastare per soli tre mesi ai ritmi commerciali attuali. E’ lecito attendersi un rallentamento delle contrattazioni ad agosto mentre i primi segnali di luglio indicano che gli scambi continuano sostenuti.
Tecnicamente, con stock sotto le 10-15 mila tonnellate in Puglia, è lecito indicare le giacenze come azzerate, anche per via della polverizzazione delle masse disponibili e della qualità non sempre eccelsa dell’olio rimasto. A fine giugno le giacenze erano di 27 mila tonnellate, in calo di quasi 8 mila tonnellate rispetto al mese precedente. Con questi ritmi in due mesi l’olio extra vergine di oliva pugliese non sarebbe praticamente più disponibile.
Le giacenze in Sicilia (7 mila tonnellate) e Calabria (4 mila tonnellate), con vendite inferiori alle mille tonnellate a giugno per Regione, sono già praticamente azzerate.
Stock bassi anche per l’olio biologico, a poco più di 13 mila tonnellate, con un venduto di 3 mila tonnellate a giugno.
Eccezion fatta per la Dop Val di Mazara, che conserva ancora 1200 tonnellate circa di prodotto, tutte le altre indicazioni geografiche hanno giacenze inferiori alle 1000 tonnellate. Si tratta di livelli di giacenza che spesso non consentono contratti o sbocchi commerciali significativi, almeno nell’ambito della Grande Distribuzione o di canali da mass market.
E’ ipotizzabile che, stante la situazione di mercato, nelle prossime settimane le quotazioni dell’extra vergine nazionale tendano a stabilizzarsi intorno ai 9 euro/kg, senza la possibilità di escludere un picco a 10 euro/kg per il poco olio di ottima qualità disponibile, con un possibile avvicinamento dell’olio spagnolo a 8 euro/kg.
Intanto già cominciano i primi approcci per la commercializzazione delle olive della prossima campagna olearia, con quotazioni che già qualcuno annuncia da record. In realtà molto dipenderà dalla qualità della produzione, e dagli attacchi di mosca, oltre che dalla benevolenza del clima e quindi anche dalle rese. Indicativamente è possibile però ipotizzare, sulla base delle contrattazioni in essere, che le commercializzazioni di olive a ottobre possano superare agevolmente i 110-120 euro/quintale in Puglia e superare i 150 euro/quintale per il Centro Italia.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Aggiungere acqua durante la frangitura peggiora resa e qualità dell’olio d'oliva
Uno studio sperimentale mette in discussione una pratica utilizzata nei frantoi per gestire paste particolarmente asciutte: l’aggiunta di acqua durante la frangitura. L’intervento non migliora l’estrazione e può ridurre significativamente polifenoli e pigmenti dell’olio extravergine di oliva
10 ottobre 2026 | 11:00
L'arca olearia
Olio d'oliva: arriva il primo standard certificato per misure più accurate
L'Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale argentino (INTI) ha sviluppato un Materiale di Riferimento Certificato (CRM) per l'olio d'oliva vergine. Obiettivo: garantire l'affidabilità dei test
10 ottobre 2026 | 09:00
L'arca olearia
Oli monovarietali italiani: dalla chimica ai cluster sensoriali, un nuovo modello per riconoscere e valorizzare le cultivar
Ecco un approccio "olistico" che integra analisi sensoriale, composti fenolici, volatili e terpeni per distinguere gli oli monovarietali italiani. I risultati dello studio mostrano che nessun modello riesce a identificare la singola cultivar, ma è possibile raggruppare le cultivar in tre cluster sensoriali stabili
09 ottobre 2026 | 15:00
L'arca olearia
La mosca dell’olivo non vive solo nell’oliveto, si trova anche nei boschi
Monitorata la presenza di Bactrocera oleae lungo un gradiente uliveto-bosco: catture fino a 100 metri tra i pini, sporadiche a 300. Il microclima del bosco, più fresco dell’uliveto, sembra favorire la presenza del fitofago. Un’ipotesi di lavoro che apre scenari nuovi per la difesa integrata in un clima che cambia
09 ottobre 2026 | 14:00
L'arca olearia
Oliveto superintensivo: nessuna cultivar è perfetta, la scelta dipende dalla strategia aziendale
Uno studio decennale condotto in Spagna su sei varietà mette in luce come composizione dell'olio e stabilità ossidativa siano guidate dal genotipo, ma fortemente modulate dall'andamento climatico annuale. Per gli olivicoltori la lezione è chiara: servono prove di lungo periodo prima di decidere cosa piantare
09 ottobre 2026 | 13:00
L'arca olearia
Meteo, acqua e aroma dell’olio: come temperatura e piogge orientano il profilo volatile delle olive
La componente aromatica dell’olio extravergine non nasce soltanto in frantoio. Temperatura, disponibilità idrica, piogge durante la maturazione, stato di idratazione della drupa, cultivar e grado di maturazione condizionano il metabolismo che porta alla formazione di aldeidi, alcoli ed esteri responsabili delle note verdi, erbacee e fruttate
09 ottobre 2026 | 12:00