L'arca olearia
La risposta delle diverse varietà di olivo italiane a temperatura, precipitazioni, irraggiamento solare
La misurazione del tasso di fotosintesi fornisce indicazioni immediate sulle prestazioni di diversi genotipi rispetto alle varie condizioni climatiche da agosto a novembre. Un confronto tra 15 diverse varietà di olivo italiane
07 luglio 2023 | R. T.
I tessuti vegetali e gli organi delle piante perenni, come le foglie dell'olivo sempreverde coltivato (Olea europaea, subsp. europaea, var. europaea Green), si adattano alle variazioni degli elementi climatici (es. temperatura, precipitazioni, irraggiamento solare).
L’Università di Firenze ha valutato i cambiamenti metabolici che si verificano nelle foglie di olivo come risposta nel tempo alle variazioni degli elementi climatici.
Sono stati raccolti dati di pioggia, temperatura e radiazione solare per 4 mesi (agosto-novembre) per valutare l'impatto di diversi andamenti climatici sul metabolismo delle foglie di 15 cultivar di olivo italiane.

Il tasso fotosintetico netto (AN) e la conduttanza stomatica (gs), misurati come principali indicatori del metabolismo primario, sono stati influenzati principalmente dall'effetto "cultivar" rispetto all'effetto "clima".
La caratterizzazione dei meccanismi metabolici primari, come i processi di scambio gassoso delle piante (es. fotosintesi e trasferimento di vapore acqueo), è fondamentale per comprendere la risposta generale delle piante alle variazioni ambientali, poiché questi processi rispondono molto rapidamente a fattori esterni e alla loro la misurazione fornisce indicazioni immediate sulle prestazioni di diversi genotipi.
Il valore più basso di fotosintesi è stato mostrato da "Bianchera", mentre "Ascolana" ha registrato il valore più alto (8,6 e 13,6 µmol CO2 m2/s, rispettivamente).

D'altra parte, gli indicatori del metabolismo secondario, il contenuto di composti organici volatili (VOC) e di oleuropeina (OL), sono stati molto più influenzati dall'andamento climatico, soprattutto dalle precipitazioni.
Una fase di elevate precipitazioni ha causato un aumento significativo dell'emissione di composti volatili dalle foglie, anche se con comportamenti diversi tra i genotipi. Le maggiori differenze sono state osservate tra "Maiatica di Ferrandina", con i valori medi più elevati (~85.000 npc), e "Frantoio", che ha mostrato i valori più bassi (~22.700 npc).

La concentrazione di composti volatili nell'olio d'oliva dipende infatti principalmente dalla cultivar e dallo stadio di maturazione, ma alcuni studi indicano che anche la disponibilità di acqua nel suolo è importante. Questi studi hanno riportato che lo stato idrico dell'albero ha un grande impatto e che le concentrazioni dei principali composti volatili erano più elevate negli oli prodotti in condizioni irrigue. L'ambiente luminoso è anche un fattore importante che induce cambiamenti nei composti nell'olio d'oliva, insieme allo stato idrico.
Il contenuto di oleuropeina ha subito notevoli fluttuazioni in relazione alle precipitazioni, ma sembra essere controllato anche dal genotipo. La cultivar che ha presentato la più alta concentrazione di oleuropeina è stata “Coratina”, seguita da “S. Francesco”, “Itrana” e “Maiatica di Ferrandina”. La Coratina ha raggiunto il massimo di ~98 mg/g, indicando il grande potenziale di questa cultivar per il recupero industriale di questo prezioso elemento.
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