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RISORGE IL SISTEMA DI CERTIFICAZIONE VOLONTARIA DELLE PRODUZIONI VIVAISTICHE D’OLIVO E NON SOLO

Dopo vent’anni di elaborazioni e di discussioni, sono stati promulgati i nuovi disciplinari tecnici per la produzione di piante certificate. Molte le novità e 101 le varietà e accessioni di olivo finora registrate

29 settembre 2007 | Alberto Grimelli

L’olivo è un investimento di lungo periodo.
Lo sanno bene gli olivicoltori che attendono qualche anno per raccogliere i primi frutti e che coltiveranno quella pianta per decenni.
Ovvio quindi che vi sia un legittimo interesse a farsi fornire, dal vivaista, materiale impeccabile, ineccepibile, di alta qualità, con perfetta corrispondenza genetica e ottimo stato fitosanitario.

Fino ad ieri, nonostante fosse in vigore un sistema di certificazione volontaria da vent’anni, le pecche e le lacune di tale sistema non ne hanno consentito una reale diffusione tra i vivaisti italiani.
Gli olivicoltori basavano quindi le loro scelte, oltre che su parametri economici, unicamente su conoscenza e fiducia. Non vi era quindi alcun dato realmente oggettivo e attendibile su cui basarsi.

Tale situazione è ormai alle spalle.
Con il decreto ministeriale del 4 maggio 2006, infatti, è stato ridisegnato il sistema di certificazione volontaria delle produzioni vivaistiche.
Una necessità ormai impellente dopo l’attuazione della direttiva comunitaria 92/34/Cee, l’insorgenza di nuovi e pericolosi organismi nocivi, l’introduzione di nuovi sistemi diagnostici e il trasferimento delle competenze agricole dallo Stato alle Regioni.

Ma cosa si intende esattamente per certificazione vivaistica? E’ nient’altro che la procedura cui viene sottoposto il materiale di propagazione, in base a specifiche norme tecniche, per l'accertamento ed il mantenimento dello stato sanitario e della corrispondenza varietale o clonale stabilita dai disciplinari delle singole specie.

Ogni passaggio, dalla registrazione della nuova varietà o del nuovo clone, con schede standardizzate e più definite, fino alla gestione e colorazione dei cartellini è ben disciplinata.

Particolare attenzione è stata riservata, come doveroso che sia ai controlli, che verranno effettuati direttamente dalle associazioni e dai vivaisti che saranno tuttavia verificate dai Servizi Fitosanitari Regionali.
Si viene a creare quindi un sistema di autocontrollo, estremamente rigido, che prevede fin nel dettaglio: tipi di controllo, modalità, frequenza, epoca, campionamento e test, specificati per ogni fase vivaistica e per ogni organismo nocivo da verificare e tipo di osservazioni, epoca e modalità per i controlli di corrispondenza genetica.

Se nell’ultima fase, quella di moltiplicazione e quella vivaistica, gestite dalle associazioni di produttori e direttamente dai vivaisti sono molto importanti, soprattutto al fine di preservare lo stato fitosanitario delle piante moltiplicate, decisive risultano la fase di conservazione del materiale genetico prima ancora della fase di premoltiplicazione. Si tratta infatti di conservare e proteggere, in speciale strutture, i “capostipite” della specie in maniera e modo che anche dopo anni sia possibile recuperare e rimmettere rapidamente sul mercato materiale certificato.
La fase di conservazione del materiale riconosciuto a livello nazionale si svolge presso centri di conservazione per la premoltiplicazione pubblici. Tale fase può avvenire anche presso organismi privati riconosciuti per l'alta professionalità e specifiche competenze in materia. Sia gli organismi pubblici che quelli privati devono essere riconosciuti idonei dal Mipaaf e in possesso dei requisiti e delle autorizzazioni previste dalla normativa fitosanitaria vigente.

Ma vediamo nel dettaglio come riconoscere, a beneficio di vivaisti e olivicoltori come riconoscere il materiale certificato.
I colori del cartellino-certificato sono i seguenti:
- per il materiale “prebase” (conservazione): di colore bianco con barra viola
- per il materiale “base” (premoltiplicazione e moltiplicazione): di colore bianco
- per il materiale “certificato” (in vendita presso i vivaisti): di colore azzurro.

Il decreto ministeriale del 4 maggio 2006 e le successive norme tecniche per la certificazione delle singole specie rappresentano un passo in avanti auspicato anche perché basato su regole modulari, diverse in funzione dei differenti attori della filiera vivaistica e finalmente condivise.

Ma cosa manca per rendere pienamente operativa ed efficiente la certificazione volontaria, ovvero quali passi sono ancora necessari.
Ormai si tratta, in realtà di definire i dettagli, specie quelli burocratico amministrativi che, per una volta tanto, saranno gli ultimi a essere definiti.
In particolare sono in via di definizione una modulistica ufficiale unica a livello nazionale, la creazione rete laboratori accreditati e l’ufficializzazione Registro nazionale delle varietà, ovvero quell’elenco, costantemente aggiornato, delle varietà e dei cloni (accessioni) di cui è disponibile materiale certificabile.

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