L'arca olearia
L'addio al dimetoato era necessario ma mancano sostituti
Il dimetoato è tra gli insetticidi più tossici per molte specie di insetti e anche per molti antagonisti della mosca delle olive. Molte le vie di contaminazione con cui può raggiungere l'uomo
06 ottobre 2022 | Silverio Pachioli
Il dimetoato (O,Oâdimethyl Sâmethylcarbamoylmethyl phosphorodithioate) è, o dovrebbe essere, un “vecchio ricordo” della fitoiatria, in particolare di quella legata alla difesa antidacica in olivicoltura.
La storia e le caratteristiche del dimetoato
La sostanza attiva, della famiglia degli organofosforati, è stata brevettata e introdotta negli anni '50 da American Cyanamid.
I suoi punti di “forza” erano sicuramente il basso costo, l’elevata efficacia agronomica, la notevole capacità citotropica, l’alta idrosolubilità (solubilità in acqua 25,9 g/l a 20°C). Tutto questo ha sicuramente aiutato nella difesa alla mosca delle olive, ma ha rallentato per quasi un secolo la ricerca su sostanze alternative e meno pericolose del dimetoato.
La tanto “decantata” idrosolubilità (mai totale!!) della sostanza attiva o del suo metabolita principale- ometoato- (sono conosciuti almeno 12 metaboliti nella pianta e nell’acqua/suolo), sicuramente importante per la residualità nelle materie oleose, ha forse posto in secondo piano la possibile contaminazione di altri comparti ambientali fondamentali quali il terreno, l’acqua, l’aria, ecc.
Il dimetoato ha bassa persistenza nell'ambiente. Sono state riportate emivite nel suolo comprese tra 4 e 16 giorni, o fino a 122 giorni, ma un valore rappresentativo può essere dell'ordine di 20 giorni. È altamente solubile in acqua e viene adsorbito solo debolmente dalle particelle del terreno, quindi può essere soggetto a notevole lisciviazione; tuttavia viene degradato per via idrolitica, specialmente nei terreni alcalini, ed evapora dalle superfici asciutte del suolo.
Sono state riportate perdite dovute all'evaporazione dal 23 al 40% del dimetoato applicato. La biodegradazione può essere significativa (Wauchope, R. D., Buttler, T. M., Hornsby A. G., Augustijn-Beckers, P. W. M. and Burt, J. P. SCS/ARS/CES Pesticide properties database for environmental decisionmaking. Rev. Environ. Contam. Toxicol. 123: 1-157, 1992.5-2012,19).
Secondo il THE PPDB-Pesticide Properties Database- il dimetoato è un “potenziale contaminante delle acque sotterranee e un inquinante marino grave” (Lewis, K.A., Tzilivakis, J., Warner, D. and Green, A. (2016) An international database for pesticide risk assessments and management. Human and Ecological Risk Assessment: An International Journal).
Il “Manual de Plaguicidas de CentroAmerica” (ed. 2022) riporta: “Il dimetoato è altamente solubile in acqua ed è adsorbito delicatamente dalle particelle di terreno; ha un elevato potenziale di lisciviazione. La sua emivita può variare da 18 a 8 settimane e non dovrebbe persistere nell'acqua, sebbene sia relativamente stabile a pH compreso tra 2 e 7. È tra i 10 insetticidi problematici che superano lo standard per l'acqua potabile nei Paesi Bassi (2003).
Dal punto di vista tossicologico sicuramente i residui nell’acqua sono “compatibili” con la salute umana, ma è bene considerare il concetto, troppo spesso ignorato, che se una sostanza attiva non si trova direttamente come residuo nell’alimento, non è detto che non possa arrivare lo stesso all’uomo per altre vie di contaminazione.
I benefici ambientali dell'addio al dimetoato
Se esaminiamo l’ecotossicologia del dimetoato è necessario ricordare che la mosca dell’olivo ha tanti nemici: Eupelmus urozonus Dalm., Pnigalio agraules (Walk.), Cyrtoptyx latipes Rond., Eurytoma martelli Dom., Dinarmus virescens (Masi), Psyittalya concolor (Sz.), Formicidi, Carabidi, ecc.
È pur vero che molti di questi insetti hanno problemi di acclimatazione in diversi areali italiani, ma il nostro insetticida non è stato, nei loro confronti, sicuramente “rispettoso” e, come risultato finale, abbiamo ottenuto un agroecosistema oliveto estremamente semplificato dal punto di vista della complessità biologica.
I DataBase più affermati sulla selettività della sostanza attiva nei confronti degli insetti utili evidenziano, in generale, una tossicità “alta” o “molto alta”.
Diversi autori hanno classificato il dimetoato tra gli insetticidi più tossici per molte specie di Coccinellidi, Apidi, Bombidi, Crisopidi, Triflodromi, ecc. (Bartlett, 1963 ; Kehat & Swirski, 1964 ; Atallah & Newson, 1966 ; Gargav, 1968 ; Bellows & Morse, 1993).
Lavori realizzati sui parassitoidi specifici della mosca hanno dimostrato, per esempio, una letalità del 100% (contatto) e 80% (ingestione) per Psyittalya concolor (Ecotoxicologyof pesticideson natural enemies of olive groves. Paloma Bengochea Budia. Universidad Politecnica de Madrid, 2012).
La lista potrebbe allungarsi ma il concetto rimane sempre lo stesso: “la semplificazione degli agroecosistemi crea sempre più problemi nella difesa dagli insetti”.
Mancano sostituti al dimetoato, perchè?
Concludendo, e riprendendo il discorso di apertura sui pochi lavori scientifici prodotti in questi anni per “sostituire” il dimetoato, viene spontaneo chiedersi se, effettivamente, non c’è interesse per la difesa dalla mosca o interessa poco l’olivo e il suo olio.
Forse aveva ragione il Prof. Giuseppe Cuboni quando affermava: “I botanici e i chimici sembrano quasi ignorare l’esistenza di questa pianta, che pure è la coltura principale della regione mediterranea. Paragonate infatti il numero veramente stragrande di studi, di ricerche, di esperienze sui cereali, sugli alberi da frutto, sulla vite, sulle barbabietole e perfino sulle umili patate, colle ricerche pubblicate finora sull’olivo, e troverete delle cifre impressionanti. Per mille pubblicazioni relative alle piante sovraccennate, forse appena una se ne trova che si riferisca all’olivo”.
Fonte: Accademia dei Georgofili - georgofili.info
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Solfiti in frantoio: è possibile fermare l’ossidazione dell’olio d’oliva
Sebbene l’uso sia vietato nella produzione di olio vergine ed extravergine, un nuovo studio ha valutato l’efficacia del metabisolfito di potassio nel bloccare la degradazione ossidativa. Aggiunto durante la frangitura o la gramolazione, l’additivo azzera i perossidi già a 1500 ppm, ma riduce fino al 33% il contenuto di fenoli totali
10 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Olivo e cambiamento climatico: quanto calore può sopportare la pianta simbolo del Mediterraneo?
Uno studio condotto su dieci cultivar di olivo italiane ha analizzato la resistenza al calore di foglie e germogli, individuando differenze significative tra varietà e fornendo indicazioni utili per la gestione agronomica
09 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Il modello Sicilia per l’olio extravergine di oliva italiano
C’era una volta il modello olio Toscano, con la sua capacità evocativa e forza comunicativa. La Sicilia ha saputo ben ispirarsi creando, dal 2017, un modello di successo per il sud Italia che deve crescere in valore aggiunto
08 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli
L'arca olearia
Intelligenza artificiale in oliveto: possibile la diagnosi dell'occhio di pavone dell'olivo
Un gruppo di ricercatori turchi ha sviluppato un metodo ibrido che riduce del 95% i dati necessari per riconoscere l'occhio di pavone sulle foglie di olivo, mantenendo un’accuratezza del 99,7%. L’obiettivo? Portare l’intelligenza artificiale direttamente in campo, su dispositivi a batteria ed economici, senza dover passare per il cloud
08 giugno 2026 | 14:00
L'arca olearia
La vulnerabilità economica degli oliveti tradizionali
Il termine “oliveto tradizionale” è largamente impiegato ma privo di una definizione scientifica condivisa. I parametri agronomici, come pendenza, densità di impianto, regime pluviale o irriguo, e le implicazioni per le politiche pubbliche e la certificazione degli oli di qualità
08 giugno 2026 | 12:00
L'arca olearia
Effetti dell’irrigazione con acque reflue non trattate sull’accumulo di plastificanti su olivo
Gli olivi hanno mostrato un’assorbimento limitato, con concentrazioni nei tessuti vegetali ben al di sotto delle soglie di sicurezza internazionali. I coefficienti di bioaccumulo ridotti suggeriscono una traslocazione scarsa dalla radice alle foglie
07 giugno 2026 | 11:00