L'arca olearia

Battaglia sui soldi alle organizzazioni dei produttori: il diavolo è nei dettagli

Battaglia sui soldi alle organizzazioni dei produttori: il diavolo è nei dettagli

Alla vigilia della campagna olearia si accende lo scontro tra associazioni su una richiesta della Conferenza Stato-Regioni al governo. In ballo i 35 milioni di euro della nuova Pac destinati a organizzazioni di produttori e associazioni di organizzazioni di produttori

23 settembre 2022 | T N

La nuova Pac sull’olio di oliva ha stabilito in 34,59 milioni di euro annui per l’Italia, il contributo spettante a organizzazioni di produttori e associazioni di organizzazioni di produttori per i programmi operativi.

Il sostegno comunitario al settore viene commisurato al valore della produzione commercializzata con un massimale d’aiuto decrescente nel tempo: 30% del valore della produzione commercializzata nel biennio 2023-2024; 15% nel 2025-2026 e 10% dal 2027.

Stante questi criteri comunitari, spetta poi al singolo Stato la ripartizione dei fondi disponibili e le modalità operative con cui calcolare, appunto, il valore della produzione commercializzata.

Modelli e criteri di calcolo diversi daranno origine a diverse ripartizioni dei fondi disponibili tra le associazioni.

Ecco perché la richiesta della Conferenza Stato-Regioni di “considerare, per la presentazione dei programmi operativi, il Valore della Produzione Commercializzata (VPC) maturato nell’anno solare 2022, anziché nell’anno 2021” ha creato scompiglio.

Il diavolo si nasconde, infatti, nei dettagli. Considerare un’annata piuttosto che la precedente, può significare molto, tenendo conto che il radicamento regionale delle varie associazioni è diverso, come pure l’andamento produttivo nelle diverse campagne olearie, da cui discende la capacità di commercializzazione.

La posizione della Cia

Cia – agricoltori italiani e’ fortemente preoccupata per le modifiche introdotte al Decreto “Disposizioni nazionali sui programmi operativi delle OP e AOP del settore dell’olio d’oliva e delle olive da tavola” nel corso della seduta del 14 settembre della Conferenza Stato-Regioni. Le forti attese del settore olivicolo italiano rischiano così di naufragare.

“All’entusiasmo che aveva accompagnato la decisione  di non rinviare l’esame del testo, fondamentale per il settore olivicolo italiano, oggi con grande senso di sconforto si apprende che sono state introdotte alcune modifiche che penalizzano il comparto che vanificano mesi di serrato lavoro e confronto tra le organizzazioni di rappresentanza, il Ministero e le altre Istituzioni coinvolte’’.

Considerare per il calcolo del valore della produzione commercializzata di olio maturato nell’anno solare 2022, anziché nell’anno 2021, introduce un elemento di forte aleatorietà nella definizione dei futuri programmi operativi che andranno presentati già dal prossimo 10 ottobre.

Disposizione che Cia ritiene  inapplicabile perché richiede alla imprese di programmare in corso d’anno , con dati non ancora certi e controllati , rischiosa per la gestione prudente delle risorse pubbliche e perché futura fonte di confusione nella quasi certa rimodulazione di risorse a posteriori  con conseguente  probabile contenzioso che ne deriverebbe.

Il quadro è reso ancora più complesso dalla scelta di considerare i contratti negoziati già dal 2023, ai fini del calcolo del valore della produzione commercializzata, di fatto contraddicendo gli obiettivi di vera aggregazione e crescita del settore alla base dell’OCM e del Piano Strategico Nazionale.

Dunque, conclude Cia è fondamentale che il provvedimento venga subito adottato sulla base delle posizioni fin qui espresse e concertate negli incontri istituzionali e che venga scongiurato il rischio dell’introduzione di norme inapplicabili, aggravando la già difficile situazione in cui il settore si trova, come tutta l’agricoltura italiana, nel fronteggiare gli effetti dell’attuale crisi.

La posizione di Unaprol

“Il grande impegno del Ministero e degli assessori regionali sui programmi operativi per le organizzazioni di produttori dell’olivicoltura aiuta il sistema olivicolo italiano a crescere e a non disperdere il duro lavoro di aggregazione degli agricoltori e valorizzazione delle produzioni italiane portato avanti negli ultimi vent’anni”.

È quanto sostiene David Granieri, Presidente di Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano, in merito all’esito della Conferenza Stato Regioni che ha deciso di adottare il 2022 come anno di riferimento per il calcolo delle risorse comunitarie assegnabili alle OP per il 2023, parametrate in base al fatturato delle stesse.

“La scelta dell’anno di riferimento 2022, anziché il 2021, consentirà di attribuire risorse comunitarie maggiori a quelle regioni in grado di produrre alti livelli di fatturato, come la Puglia in primis, e darà la possibilità a molti territori, che nei prossimi anni inevitabilmente perderanno la disponibilità di risorse comunitarie, di guadagnare un anno in termini di programmazione di azioni, di attività e di riorganizzazione – spiega Granieri -. La decisione del Ministero e delle Regioni permetterà certamente di presentare programmi più adeguati alle reali condizioni delle realtà imprenditoriali locali e di impegnare tutte le risorse messe a disposizione per il settore”.

“La tempistica proposta dal Ministero è perfettamente in linea con la possibilità da parte delle OP di programmare gli investimenti mentre le amministrazioni avranno a disposizione il fatturato effettivo supportato da documentazione ufficiale in modo tale che l’assegnazione avvenga nella massima trasparenza possibile – continua il Presidente di Unaprol -. Positiva anche la scelta di introdurre i contratti negoziati che rispondono all’esigenza di comprendere nel calcolo delle risorse da distribuire anche la produzione di olio e di olive che deriva da contratti siglati direttamente dai propri soci”.

L’intervento politico: Dario Stefano

“Ho raccolto troppi segnali di preoccupazione dal mondo olivicolo relativamente alla scelta di introdurre come parametro per il calcolo del valore della produzione commercializzata di olio il quantitativo maturato nell’anno solare 2022 anziché nell’anno 2021”. Sono le parole contenute in una lettera che il senatore Dario Stefàno ha indirizzato in queste ore al Ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli in relazione alle modifiche introdotte nel decreto sui programmi operativi delle OP e AOP del settore dell’olio d’oliva e delle olive da tavola.    

“La scelta del 2022 come anno di riferimento introduce elementi di forte aleatorietà e incertezza nella definizione dei futuri programmi operativi che dovranno essere presentati dal prossimo 10 ottobre”.

“Mi permetto di chiederti - conclude nella sua missiva Stefàno - di tornare a considerare come riferimento per il calcolo del VPC l’annualità 2021, i cui dati sono già disponibili, certi e certificati dai bilanci consegnati e rappresentano la fotografia fedele della condizione delle OP”.

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