L'arca olearia

Nessuna fiammata nei prezzi dell'olio di oliva e si alza la tensione

Nessuna fiammata nei prezzi dell'olio di oliva e si alza la tensione

Le quotazioni all'ingrosso in Italia e Spagna stazionarie o in lieve diminuzione. Aumenti dei costi non compensati e il mondo agricolo alza la voce

12 novembre 2021 | T N

La situazione del mercato all'ingrosso dell'olio di oliva sta cominciando a infiammare gli animi, specie nel mondo agricolo dove tra rese più basse della media e costi in vertiginoso aumento, ci si preoccupa che i prezzi non riusciranno a coprire le spese.

Al contempo il mondo industriale è stretto nella morsa della GDO che non vuole rincari superiori al 20-25%, al massimo, mentre i costi energetici e quelli delle materie prime, ad esempio sul packaging, spingerebbero ancora più su i listini.

Si scarica quindi sul primo anello della filiera, olivicoltori e frantoiani, la volontà di contenere gli aumenti di prezzo, con quotazioni all'ingrosso che sono stabili o in lievissima diminuzione per l'olio della nuova campagna olearia, essendo ancora marginali gli scambi sull'olio nuovo.

In Italia le quotazioni fanno registrare un lieve calo, frutto della manovre speculative di qualche commerciante e grossista che ha liberato a prezzo di saldo le cisterne di frantoi in difficoltà economica. Ecco quindi che le quotazioni medie sono scese di 20-30 centesimi rispetto a qualche settimana fa, posizionandosi nell'ordine dei 4,2-4,3 euro/kg, secondo Teatro Naturale e la Camera di Commercio di Bari.

Situazione analoga in Spagna con i prezzi fermi a 3,2-3,3 euro/kg, secondo PoolRed e Teatro Naturale, per gli oli della vecchia campagna olearia e scambi non particolarmente importanti.

Questa situazione di sostanziale stasi, in attesa che arrivino i primi volumi importanti di olio nuovo sul mercato, sta creando tensione nel mondo agricolo che, scommettendo su un'annata mediocre a livello globale, ha fatto investimenti agronomici significativi, per esempio in irrigazione, per la salvaguardia della produzione e ora vede il rischio che tali spese non vengano non solo remunerate ma neanche coperte.

Se, ancora fino a fine ottobre, il malcontento serpeggiava sotto la cenere, oggi rischia di esplodere forse non tanto con azioni rumorose ma ancor peggio con il silenzio e la rassegnazione, che si manifesta con la mancata raccolta delle olive. Un pericolo assolutamente da scongiurare.

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