L'arca olearia

Olio extra vergine di oliva italiano a 5 euro/kg ma il mercato lo farà la Spagna

La campagna è già iniziata ma domina l'incertezza sulle previsioni produttive che, mai come quest'anno, saranno influenzate dalle rese medie. Non mancheranno le offerte a 2,99 euro al litro sugli scaffali dei supermercati: tutto olio targato Andalusia

16 ottobre 2020 | Alberto Grimelli, Marcello Scoccia

Mai come quest'anno le previsioni produttive sono alquanto instabili, a causa della siccità o del maltempo, con numeri che si accavallano senza sosta.

Facciamo il punto partendo dall'Italia. Le prospettive all'inizio dell'estate erano buone, con la possibilità di arrivare a replicare, o quasi, la campagna olearia precedente. Oggi le previsioni sono in netta discesa, con una previsione di produzione a 250 mila tonnellate e un outlook negativo, ovvero questo dato è destinato solo a scendere in ragione delle varie problematiche che possono svilupparsi di qui a dicembre.
Calo drastico in Puglia a causa della coincidenza di tre fattori: alternanza di produzione dopo la stagione record dell'anno scorso, caldo in fioritura e allegagione, siccità estiva. Il calo stimato a Bari e Andria è oltre il 50% mentre l'unica area quasi indenne è quella nel nord del foggiano. Percentuali meno pesanti, anche se comunque negative, per Calabria e Sicilia che si batteranno fino all'ultima tonnellate per il secondo gradino del podio. Difficoltà nel nord-est della Sicilia e in tutta la piana di Gioia Tauro in Calabria stanno condizionando l'annata. Segno positivi, invece, man mano che ci spostiamo verso il centro Italia, con gli aumenti più significativi nel Lazio, in Toscana e in Umbria. Sarebbe stata la stagione dei record anche in Liguria ma il maltempo della fine di settembre e inizio ottobre ha rovinato il raccolto, facendo cadere a terra almeno il 30% della produzione. Il saldo rispetto all'anno passato è comunque ancora positivo. Molto bene il lago di Garda e il Friuli Venezia Giulia, realtà che però venivano da una debacle completa l'anno passato. Qualche difficoltà, con produzioni in calo ma senza drammi, in Abruzzo e Sardegna, mentre nella Marche si prevede una buona annata.
La vera, grande incognita di questa campagna olearia sono le rese che potrebbero ritoccare al rialzo o al ribasso le previsioni di 20-30 mila tonnellate. Al momento le segnalazioni indicano rese più basse della media, molto probabilmente influenzate dal susseguirsi di perturbazioni in questo inizio di ottobre.

In Spagna, nonostante si tenti di insistere su una campagna olearia da 1,6 milioni di tonnellate, più realisticamente si arriverà a 1,5 milioni di tonnellate, quindi una campagna olearia media.
Buone le prospettive produttive a Jaen, molto meno a Castilla, Cordoba e Valencia e soprattutto Estepa, che probabilmente sarà la provincia con i cali percentuali maggiori. La siccità ha colpito in diverse aree e gli oliveti in asciutta, che sono ancora la netta maggioranza anche in Spagna, ne hanno risentito particolarmente.

Annata complicata anche in Grecia, dove si attendono 230 mila tonnellate. A segnare il passo, in questo caso, soprattutto il Peloponneso mentre è positivo l'andamento della stagione a Creta.

Dopo il boom dell'anno scorso in Portogallo si segna il passo, con gli invasi idrici vuoti, gli oliveti hanno sofferto la siccità e la produzione attesa non supera le 90 mila tonnellate, meno delle 120 mila dell'anno scorso. Può sembrare un calo fisiologico. In realtà è drammatico se consideriamo che il Portogallo si aspettava una marcia trionfale, con incrementi produttivi di anno in anno, visti i nuovi impianti olivicoli che stanno entrando in produzione.

Dopo l'annata di carica, è quello di scarica per la Tunisia. Dopo aver sfiorato le 400 mila tonnellate e con stock quasi a zero, si prospetta una campagna olearia da circa 150 mila tonnellate, rendendo impossibile un massiccio export come avvenuto nella primavera di quest'anno.

Sorride, insieme alla Spagna, il Marocco con una produzione di 140 mila tonnellate, in netto incremento rispetto all'anno scorso, mentre è stabile a circa 90 mila tonnellate quella dell'Algeria, così come quella della Turchia a 200 mila tonnellate.

Sarà indiscutibilmente l'anno della Spagna, dominus assoluto del mercato. Sarà lei a fare i prezzi che si attendono in lieve aumento, a 2,4-2,5 euro/kg per l'olio commerciale e 2,8 euro/kg o più per il premium. La tendenza sarà quella di mantenere un livello di prezzo compatibile con la fascia prezzo a 2,99 euro al litro al supermercato, senza scontentare troppo gli olivicoltori e avvicinarsi il più possibile al costo di produzione medio iberico a 2,6 euro/kg. Così contano di incrementare le vendite sui mercati internazionali, superando un volume commercializzato totale di 1,7-1,8 milioni di tonnellate e presentarsi alla prossima campagna olearia con giacenze minime, inferiori alle 500 mila attuali.

Le giacenze italiane, pari a circa 100 mila tonnellate, non preoccupano gli operatori. Si tratta generalmente di extra vergine di buona qualità, specie se di Coratina, che può resistere agevolmente per qualche altro mese. La promessa di un bando da 20 milioni di euro per l'olio nazionale potrebbe portare a un'ulteriore riduzione delle giacenze, che scenderebbero a livelli fisiologici, con una produzione che non è poi così significativamente diversa da quella dell'annus horribilis a 185 mila tonnellate. A differenza del 2018, tuttavia, vi è la consapevolezza che una quotazione all'ingrosso troppo elevata, oltre i 6 euro/kg, potrebbe creare tensioni sui mercati internazionali in un momento molto delicato quale quello della pandemia Covid. E' quindi probabile che il prezzo si assesti sui 5 euro/kg in Italia, con 30-50 centesimi in più per il premium. Il differenziale di prezzo con l'olio iberico sarebbe però notevole, stimolando probabilmente gli appetiti dei truffatori, dal che gli appelli alla massima attenzione sull'”olio di carta”.

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