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SPECIALE “IL RISORGIMENTO DELL’OLIO ITALIANO” / 1. SECONDO RANIERI FILO DELLA TORRE L’ARIA DI DEPRESSIONE DEVE ESSERE CAMBIATA

Tra scoraggiamento ed entusiasmo, lo richiede il momento, spiega il direttore di Unaprol. A livello mondiale, il consumatore chiede sempre più olio extra vergine di oliva con una precisa identità. Non si può disperdere una grande risorsa. In questo periodo - dice - sento voci autorevoli levarsi nelle altre fasi della filiera. Confezionatori e industriali marcano una discontinuità rispetto a un mercato opaco

03 marzo 2007 | T N

Il tavolo di filiera è un passaggio necessario. Lo abbiamo scritto settimana scorsa (link esterno) lanciando il progetto “Il risorgimento dell’olio italiano”.
E’ fondamentale superare con urgenza ogni disarmonia tra le varie parti in causa. Il comparto ha in fondo la necessità di stabilire un confronto dialettico per intervenire sui punti di forza, valorizzandoli, e nel risolvere gli elementi di debolezza, offrendo soluzioni credibili.
Le riflessioni non mancheranno di certo. Ecco qui di seguito la testimonianza del direttore dell’Unaprol Ranieri Filo della Torre. Seguiranno nelle prossime settimane le posizioni di tutti i protagonisti.
Nel frattempo, non mancano le lettere e le adesioni al progetto: link esterno



Ranieri Filo della Torre

Caro Direttore,

la proposta di Teatro Naturale di aprire un dibattito tra coloro che hanno a cuore il futuro della nostra olivicoltura, per definirne un progetto di sviluppo e di crescita, credo debba essere accolto e sostenuto con favore e con passione.

Lo richiede l’importanza strategica di questo comparto: per quello che rappresenta in termini di valori economici (oltre 1,3 milioni di aziende, quasi 1,4 milioni di ettari, oltre 40 milioni di giornate di lavoro , il valore della PLV e dell’export ecc.), oltre che ambientali e paesaggistici, sociali, culturali, gastronomici (che ne sarebbe della nostra dieta mediterranea?) e –sempre più- salutistici.

Ed ancora, lo richiede il momento, se è vero che il consumatore a livello mondiale chiede sempre più olio extra vergine con una precisa identità e noi rischiamo di disperdere e banalizzare quella grande risorsa che è il made in Italy, i suoi marchi, i suoi valori, le eccellenze nella filiera.

Ho riscontrato nei tanti incontri in giro per l’Italia con i produttori e con i frantoiani, accanto a qualche sentimento di scoraggiamento e di timore per il futuro anche grande volontà ed entusiasmo.
Giovani che hanno rilevato e messo a regime, con innovazioni e senso del mercato, aziende familiari in precedenza gestite con una logica di pura sopravvivenza. Imprenditori che, con il coraggio e la determinazione dei pionieri, hanno realizzato nuovi e moderni impianti sia produttivi che frantoi aperti tutto l’anno, capaci di essere momento non solo di trasformazione delle olive in olio ma veri e propri centri di diffusione della cultura dell’olio con sale di degustazione ed assaggio, punti vendita, promotori di corsi, incontri e formazione dei consumatori e degli operatori della ristorazione.
Donne che con straordinaria fantasia, cura e professionalità hanno realizzato confezioni, etichette e servizi di marketing in grado di sviluppare la penetrazione commerciale dei propri prodotti.

Sono imprese che chiedono di non essere lasciate a se stesse, che rivendicano l’esigenza di un disegno, una rete di servizi, una capacità di ritrovarsi con orgoglio e con risultati concreti in un forte progetto identitario.

Ed in questo periodo sento anche voci autorevoli levarsi nelle altre fasi della filiera. Confezionatori ed industriali che marcano una discontinuità rispetto ad un mercato opaco ed ai vizi storici di entità trasformiste capaci di mutare in raffineria oli lampanti difettati in (pessimo) olio extravergine. Operatori che chiedono un forte progetto per il made in Italy di qualità. Un valore, non un obbligo da raggirare. Li sento chiedere controlli efficaci e nuove regole per la trasparenza e la crescita del mercato.
Allora forse i tempi sono giusti. E’ giunto il momento di non stare alla finestra. Di scendere in campo. Di cercare un nuovo orizzonte, di aprire una prospettiva nuova, ’attraendo le nuove e più preparate generazioni in questo settore. Chi di noi, produttore o operatore, pensando ai propri figli non vorrebbe creare le condizioni perché loro possano essere le sentinelle vigili del proprio futuro in olivicoltura?

L’aria di depressione deve essere cambiata. Può il battito delle ali di una farfalla scatenare una tempesta? Una tempesta capace di rinnovare e mettere a germoglio i nuovi fermenti? Mi auguro, caro Direttore, proprio di si, e Le do la mia disponibilità a lavorare a questo progetto.

Ranieri Filo della Torre
Direttore Unaprol

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